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L´entrata ufficiale della Croazia nell´UE a partire dal luglio scorso ha creato non pochi problemi agli agricoltori di Bosnia-Erzegovina, costretti a cercare nuovi mercati, a partire della Russia, scrive Balkan Insight.

La Bosnia-Erzegovina è infatti diventata un Paese confinante con l´UE, e le proprie produzioni sono state così sottoposte ai controlli sanitari e veterinari previsti dalla normativa comunitaria: secondo le stime, i produttori di Bosnia - Erzegovina hanno già perso circa 15 milioni di euro per effetto del mancato adeguamento agli standard UE.

Prima dell´entrata nell´Unione, la Croazia ad esempio assorbiva il 60-70 per cento della produzione lattiero-casearia della Bosnia-Erzegovina; ora la situazione sta rapidamente mutando in peggio ed emerge la stringente necessità di guardare verso altri mercati, a partire da quello russo, anche cogliendo le possibile opportunità offerte dal bando delle importazioni agroalimentari europee; altra area di possibile sbocco è quella dei Paesi del CEFTA, l´area di libero scambio creata tra alcuni Stati dell´Europa centro - orientale, ma va sottolineato come anche in queste nazioni gli standard qualitativi sulle produzioni agricole si stiano facendo via via più stringenti.

La soluzione più semplice appare comunque quella di adeguarsi rapidamente agli standard UE: le istituzioni di Bosnia-Erzegovina hanno accumulato un colpevole ritardo in questo processo, specie considerando che l´ammissione della Croazia all´Unione non è avvenuta dalla sera alla mattina, ma che vi è stato quasi un anno di tempo per prepararsi.

I tempi rischiano comunque di non essere brevi: la situazione attuale lascia pensare che le restrizioni alle esportazioni verso la Croazia rimarranno non solo per tutto il 2014, ma anche nel corso del 2015.



Marcello Berlich - by Balkan Insight



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