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Fri13Feb200418:00
Nessuna nuova, buona nuova! Così recita una vecchia massima, ma non nel caso di Ipse. Meglio ricordare che "il tempo è galantuomo" e che alla lunga emergono sempre i reali interessi di parte.

L'accordo sindacale siglato lo scorso 9 ottobre prevedeva una buonuscita pari a 6 mensilità per chi accettava di buon grado (?!!) la mobilità; ma anche la promessa di ricoscerne ulteriori 18 nel caso in cui il management fosse riuscito a rinegoziare alcuni contratti onerosi ancora in essere.

Ben attenta a non sollevare troppo clamore, Ipse ha comunicato di non essere riuscita a rinegoziare i contratti cui faceva riferimento nell'accordo sindacale e, dunque, di non essere disponibile al versamento dell'integrazione in questione. Né tanto meno l'impegno di favorire il ricollocamento dei lavoratori in mobilità presso eventuali acquirenti delle frequenze Umts ha portato benefici ai malcapitati 92 ex dipendenti del quinto licenziatario Umts. Ipse ha giudicato insoddisfacenti le proposte giunte e la situazione è attualmente in fase di stallo.

La società ha anche presentato due ricorsi al Tar finalizzati alla sospensione dei pagamenti residui delle frequenze aggiuntive e, probabilmente, anche a guadagnare tempo in vista della prossima scadenza di giugno 2004 quando potrebbe scattare il ritiro della licenza per il mancato rispetto degli obblighi previsto dal bando di emissione. Di certo, con una minima spesa, tante promesse (in parte svanite, in parte disattese), l'accondiscendenza governativa e sindacale, la società è riuscita a liberarsi dei dipendenti e spera sempre di rientrare in possesso di una parte del denaro investito.

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