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E per occhi, orecchie e sensi wireless. L’apertura delle reti veicolari alimenta lo scontro tra Java e Microsoft. Le possibilità di Linux.

Si combatte lontano dalle luci della ribalta, intorno a standard che sono solo sigle fuori dal ristretto circolo degli addetti ai lavori.  Eppure, come tutte le guerre segrete nel campo delle componenti industriali, il suo esito avrà un effetto su come saranno le automobili e gli altri veicoli a quattro ruote del futuro e sul modo in cui interagiremo con essi e interagiranno tra loro. E’ lo scontro tra tecnologie (e i loro sponsor) per la definizione degli standard di base sui quali costruire le dotazioni di comunicazione wireless del mondo delle quattro ruote. Da una parte c’è Java, il linguaggio di programmazione sviluppato da Sun Microsystem con l’obiettivo di rendere portabili le applicazioni su molte diverse piattaforme. Dall’altra c’è il colosso Microsoft, che con il suo ambiente Windows CE.Net sta cercando di recuperare il ritardo. Il terzo incomodo è Linux, o meglio le diverse versioni del sistema operativo open source mirate al mercato dei componenti industriali (gli embedded systems).

La guerra si combatte sull’intero insieme elettronico delle auto, che oggi contengono ciascuna tra 25 e 100 componenti elettronici digitali “intelligenti” (sensori logici, controllers, veri e propri microcomputer). Questi componenti sono sempre più collegati e integrati tra di loro in una architettura di rete veicolare, e come tutte le reti necessità di software di sistema e applicativo per funzionare. Finché però queste reti erano chiuse in se stesse, comunicando con l’esterno tramite strumenti fissi, le tecnologie hardware e software che le rendevano possibili erano selezionate solo sulla base di criteri interni: prestazioni, costo, facilità di sviluppo, compatibilità tra famiglie di prodotti. La rivoluzione telematica delle quattro ruote è iniziata proprio con la necessità di aprire le reti veicolari, sia verso l’interno del veicolo, integrando apparecchiature mobili come cellulari, lettori di CD/MP3, navigatori, che verso l’esterno (servizi informativi, di pagamento pedaggi, eccetera). Diventa quindi necessario definire modalità standard per l’interazione con il veicolo per non dovere ogni volta reinventare l’acqua calda.

Ogni automobile ha un sistema elettrico/elettronico differente e senza uno standard di dialogo bisognerebbe progettare unità di controllo diversi per ogni marca se non per ogni famiglia di veicoli. La contrazione dei tempi di sviluppo di nuovi modelli, che dai quattro anni della metà degli anni ’90 i produttori stanno cercando di portare a 15 mesi o meno, impone inoltre di razionalizzare il processo di selezione dei componenti, che devono sempre più essere pronti all’uso. Infine, per garantire una possibilità di aggiornamento delle dotazioni  per veicoli con elettronica interna e di uso dei passeggeri strettamente integrate, è necessario trovare un modo per disaccoppiare lo sviluppo della rete veicolare da quello delle periferiche. Per tutti questi obiettivi, un gruppo di produttori automobilistici e di fornitori di componenti elettronici ha fondato alla fine degli anni ’90 un consorzio, AMI-C, con l’obiettivo di definire una piattaforma standard per i sistemi telematici vei!
 colari. Le specifiche AMI-C prevedono come interfaccia software il linguaggio Java e per questo motivo il linguaggio di Sun ha avuto un vantaggio in partenza nel mercato automotive. Sono sempre più numerosi i moduli elettronici, anche per il collegamento wireless (GSM/GPRS), con interfaccia di programmazione Java, proprio per adeguarsi alle specifiche AMI-C. ma la guerra non è finita prima di cominciare.

Innanzitutto, alle specifiche AMI-C attuali (seconda versione), non hanno aderito i produttori automobilistici tedeschi e loro satelliti. Inoltre, nella corazza di Java esistono alcune crepe tecnologiche, in cui si è infilata Microsoft con il suo Windows CE, un sistema operativo della famiglia Windows mirato alla componentistica embedded. Windows Ce ha rispetto a Java il vantaggio di garantire maggiore velocità di esecuzione e inoltre di fornire un ambiente completo, dal sistema operativo all’interfaccia utente, che è molto simile a quella familiare di Windows. Inoltre, essendo Java un middleware, in teoria su una medesima base Windows CE è possibile fare convivere applicazioni native e applicazioni Java, conformandosi in questo modo alle specifiche AMI-C. Forte di questi vantaggi e anche della sua forza commerciale e di marketing, Microsoft è riuscita a conquistarsi l ‘appoggio di nove produttori. Il sistema di gestione elettronica dell’interfaccia passeggeri della serie 7 di BMW è basata su Windows CE, come anche quelli della Lancia Thesis, della nuova Honda Accord e di altri 17 modelli.
 
Ma non è finita. Il richiamo dell’open source sta iniziando a farsi sentire anche nel mondo della componentistica e dei moduli, anche per il mercato automobilistico. Ad attirare i produttori è soprattutto la possibilità di risparmiare sulle licenze del software integrato nei propri prodotti ricorrendo a una qualche variante di Linux mirata all’embedded. Il sistema operativo open source non può essere infatti adottato così com’è, in quanto per esempio non è nato per gestire compiti in real-time. Ma l’uso di Linux che stanno facendo alcuni produttori nei loro smartphone potrebbe essere un anticipo di quello che accadrà anche nel wireless per l’infomobilità. La guerra è solo agli inizi.

Questi temi, e le applicazioni che verranno costruite sulle diverse offerte per il wireless veicolare, verranno affrontati dai protagonisti del mercato nel corso dell’ Infomobility Forum organizzato da Wireless e Centro Sviluppo il prossimo 25 novembre presso il Lingotto di Torino.
 
La partecipazione all’evento è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili e previa registrazione sul sito www.infomobilityforum.com.

La manifestazione vedrà la partecipazione di tutti i principali operatori italiani del settore e, per la prima volta, delegazioni ufficiali provenienti da Inghilterra, Francia, Germania  e Svizzera comprendenti società impegnate nello sviluppo di servizi telematici e di infomobilità.

per maggiori informazioni: Marco Comelli, tel 347-8365191,
e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
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