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Sat28Jun200317:00
Probabilmente diventerà un caso scuola. Il consorzio, licenziatario di una delle cinque licenze Umts, ha iniziato una guerra a tutto campo: con i dipendenti, con il Ministero delle Comunicazioni, e - si dice - anche con una parte dei propri azionisti.

Ferma operativamente dalla fine del 2001, in crisi finanziaria ed industriale, la società attende il nuovo codice delle Telecomunicazioni che dovrebbe introdurre anche in Italia il trading delle frequenze.

L'azienda, che spera così di poter parte dei soldi investiti, dopo mesi di linea morbida ha improvvisamente irrigidito le posizioni: 109 dei 122 dipendenti sono stati posti in mobilità conseguentemente al rifiuto del Ministero delle Comunicazioni di riprendersi la porzione di spettro aggiuntiva riservata a gli operatori nuovi entranti e con seguentemente di procedere all'estinzione di parte del debito ancora in essere. In un recente confronto tra azienda, sindacati e Ministero, ad Ipse è stato chiesto di sospendere le procedure di mobilità almeno fino a quando non sarà recepito il trading delle frequenze; l'azienda dovrà pronunciarsi in merito, ma è scontata una risposta negativa.

La situazione è molto ingarbugliata anche perchè esiste un esposto dei dipendenti nel quale si chiede di verificare il rispetto degli obblighi previsti dal bando, in particolare "in materia di investimenti per la realizzazione di una rete di terza generazione e la commercializzazione dei servizi sia in termini di risorse finanziarie che umane".

Ipse rischia il ritiro della licenza, che quindi potrebbe essere nuovamente rivenduta insieme ai dipendenti, salvaguardando il problema occupazionale e, fermo restando una fideiussione a garanzia del rimanente debito di Ipse, garantendo nuovi introit i per il Governo. A prezzi ragionevoli (non coincidenti con le attuali richieste di Ipse) Tim ed Omnitel potrebbero essere interessate ad entrare nell'affare.

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