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Pubblichiamo una lettera scritta dall'Associazione NewGlobal, per il sen. Cortiana, dei Verdi.
Spett. Senatore Cortiana


L'associazione NewGlobal.it ritiene opportuno intervenire nel dibattito sull'interoperabilità da Lei promosso , anche a seguito della posizione assunta dalla Microsoft nella nota lettera a Lei indirizzata.


Innanzitutto è nostro desiderio rimarcare l'importanza di mantenere un atteggiamento costruttivo e dialettico (non polemico) con Microsoft e le altre grandi aziende del settore IT.


Nel formulare alcune proposte in merito al dibattito in corso, riteniamo opportuno esporre anche la nostra opinione.


Preliminarmente, ci preme osservare come una sola azienda multinazionale domini e controlli, di fatto, il mercato dei sistemi operativi e dei software per uso domestico e professionale e come questa circostanza ci ponga di fronte alla necessità impellente di garantire utenti e operatori da un uso malevolo di questi strumenti, quale, ad esempio, potrebbe rivelarsi lo screening di massa. Infatti, in queste condizioni un'unica azienda potrebbe raccogliere un'impressionante mole di informazioni riguardanti tutta la popolazione informatizzata, con la conseguente, sistematica, violazione della riservatezza di milioni di persone. Ma - cosa ancor più pericolosa sia per la sicurezza nazionale, sia per la tutela dei cosiddetti segreti industriali - un'unica azienda potrebbe avere potenzialmente l'opportunità di accedere agli archivi informatici dello Stato e ai dati riservati delle aziende Europee, cosa che ne comprometterebbe alla base la competitività.


E' stato evocato da più parti l'orwelliano Grande Fratello, per rappresentare a tinte fosche un futuro caratterizzato dal sistematico e pervasivo controllo informatico dell'intera società, ogni componente della quale sarà tenuta sotto stretta sorveglianza da un invisibile gruppo dirigente. La nostra inerzia - soltanto la nostra inerzia - potrebbe consentire a simili previsioni di tramutarsi in scenari reali. E' nostro dovere ,dunque, operare per scongiurare il manifestarsi in concreto di questo Leviatano del XXI secolo; per consegnare ai nostri figli, accresciute e rafforzate, le Libertà ricevute dai nostri padri.


Ora, pur dando per scontato che una colossale organizzazione imprenditoriale come Microsoft, nella sua azione di penetrazione del mercato, si attenga scrupolosamente a criteri di correttezza commerciale e rispetto delle normative, non possiamo a priori escludere che le cose possano, già da domani, mutare. L'esperienza ci insegna che il controllo delle multinazionali passa di mano in mano con estrema facilità, attraverso semplici ed anonime operazioni di borsa. Perciò, chi può assicurarci che gli attuali colossi dell'industria informatica resteranno sempre nelle mani di amministratori scrupolosi ed onesti? Esistono, dunque, motivi molto validi affinché la politica - dopo un'attenta valutazione dell'intero quadro - torni ad esercitare con autorevolezza ed autonomia il proprio ruolo, trovando la migliore soluzione che permetta ,da una parte, a Microsoft di competere serenamente nel mercato ed ai cittadini, dall'altra, di poter serenamente godere delle proprie libertà - non ultima quella di scelta - e di non vedere minacciata la propriariservatezza.


Il ddl 1188 - attualmente pendente in Senato - intitolato "Norme in materia di pluralismo informatico e sulla adozione e  diffusione del software libero nella pubblica amministrazione" si pone dichiaratamente l'obiettivo di realizzare i principi di efficienza e di economicità della P.A. E benché, a nostro avviso, il testo del ddl sia non privo di pecche e possa essere largamente migliorabile, dobbiamo rilevare, con moderata soddisfazione, che i suoi principi ispiratori vanno nella direzione da noi da sempre auspicata.

Per questo guardiamo con attenzione ed interesse la - in verità, ancora timida - apertura al dialogo della Microsoft sui temi dell'interoperabilità e dei formati aperti.


Giova, brevemente, ricordare, qui ed ora, che per interoperabilità deve intendersi "la capacità  di un sistema o di un prodotto di cooperare insieme ad altri sistemi o prodotti senza richiedere sforzi speciali da parte dell'utilizzatore". Il conseguimento della piena interoperabilità tra prodotti informatici consentirebbe un più rapido e semplice scambio di informazioni, nonché la loro libera riutilizzabilità anche giovandosi di sistemi operativi o di programmi diversi da quelli con i quali quelle informazioni sono state prodotte o elaborate.


Effetto ultimo, di importanza capitale, di una piena interoperabilità è la garanzia del completo controllo delle informazioni, da parte di chi le ha prodotte.


Lo strumento per consentire l'auspicata interoperabilità è l'adozione di formati aperti, giacché l'informazione prodotta con un sistema, per essere utilizzata con un sistema diverso, deve avere caratteristiche tali (cioè un formato) da poter essere correttamente interpretata sia dal sistema che l'ha prodotta, sia da quello diverso destinato alla sua fruizione.


A mero titolo di esempio, si pensi, in un settore molto distante da quello dell'informatica, ai video amatoriali realizzati con il formato "super8". Quel formato - soppiantato dai sistemi di registrazione magnetica e digitale - è oramai stato abbandonato dall'industria e pone grandi difficoltà a chi, possessore delle vecchie pellicole, le voglia visionare o trasformare in videocassette o in file digitali. Di fatto, pur avendo la piena proprietà del supporto (la pellicola), il possessore dei film "super8" ha perso il controllo delle informazioni in essi contenute. Non aver garantito la possibilità che i nuovi strumenti di registrazione e riproduzione video fossero compatibili con il formato più vecchio ha impedito una, sia pur minima, interoperabilità dei sistemi. In tal modo si è reso impossibile lo scambio, la compatibilità dei filmati prodotti con mezzi e tecniche diverse, rendendo le pellicole "super8" degli inutili pezzi di celluloide.


E' evidente che l'interoperabilità non implica, né presuppone alcuna  cancellazione dei diritti di esclusiva derivanti dallo sviluppo di un software, nè impone al produttore di rendere di dominio pubblico il cosiddetto codice sorgente. Ma è altrettanto evidente che, onde garantire l'interoperabilità, tali sistemi (detti "programmi chiusi") dovranno necessariamente consentire la produzione di informazioni rispettando standard universalmente conosciuti, accettati ed utilizzati (detti "formati aperti"). Tali formati non potranno formare oggetto di alcun tipo di diritto di proprietà intellettuale.


Riteniamo , inoltre, importante che anche sui simboli identificativi dei comandi sia inopportuno che qualcuno possa vantare diritti di uso esclusivo. Del resto, se taluno pretendesse di avere un qualche diritto di esclusiva sulla forma circolare del volante delle automobili o del timone delle navi, qualsiasi persona ragionevole considererebbe la pretesa assurda e pretestuosa. Allo stesso modo non è chiaro per quale motivo si dovrebbe riconoscere una qualche tutela alla rappresentazione, ad esempio, di un paio di forbici, di un floppy-disc o di una stampante. In quali tratti di tali rappresentazioni è possibile ravvisare quella innovatività, quella originalità e quella creatività, al ricorrere delle quali la legge garantisce la tutela delle opere dell'ingegno umano?


E' nostra fermissima opinione che lo sviluppo della società dell'informazione richieda una interoperabilità  "profonda", una capacità non superficiale di consentire il dialogo tra macchine e sistemi diversi e, al contempo, di garantire il pieno controllo delle informazioni prodotte e la loro piena riutilizzabilità. Perciò riteniamo apprezzabili questi primi, seppur incerti, passi compiuti con la presentazione del ddl 1188 e con l'apertura di un confronto che auspichiamo possa concludersi con il superamento dell'attuale posizione di arroccamento della Microsoft.


Un confronto - rispetto al quale la nostra associazione desidera non rimanere estranea - che ci auguriamo possa vedere la partecipazione attiva anche di altri esponenti del mondo delle imprese e della cosiddetta società civile, troppo spesso relegata al misero ruolo di mucca da mungere.


salerno 20/09/2004

Ettore Panella
Presidente dell'associazione NewGlobal.it Comunicato stampa Asociazione New Global



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