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Mon10Mar200307:00
Etica e regole per garantire un mercato finanziario efficiente, per educare i risparmiatori e per recuperare fiducia sui mercati: un dibattito destinato ad alimentarsi sempre di più.

INTRODUZIONE

“ … Gli speculatori trovano sempre modo di guadagnarci, anche quando le cose vanno male ; il povero risparmiatore non può fare altro che darsi scaramantiche toccate alle parti basse dopo di che non gli rimane che lo sconforto di vedere i suoi quattro soldi investiti in borsa che si assottigliano sempre più …“ .

 

Queste ed altre riflessioni vengono di tanto in tanto riportate dai quotidiani con riferimento alle traumatiche flessioni dei mercati borsistici mondiali che hanno caratterizzato gli ultimi due-tre anni .

 

Riflessioni che sarebbero più che fondate fino a una decina di anni fa, e cioè fino a quando prevalevano gli usi bancari e gli usi di borsa sulle regole scritte .

 

Ma “oggi” più che mai non è più consentito a banche e banchieri di essere gli unici depositari delle segrete “cose” di banca e di borsa .

 

Negli ultimi dieci anni, infatti, sono stati introdotti il nuovo testo unico bancario ([1]) e la legge “SIM” 1/91, poi modificata dal d.lgs. 415/96 e infine abrogata dal d.lgs. 58/98, il nuovo Testo Unico Finanziario, che hanno dato una consapevole valorizzazione del ruolo delle sanzioni amministrative, sancendo la relativa responsabilità della persona autrice del fatto illecito e la responsabilità in via solidale, sul piano civilistico, anche degli intermediari .

 

La parola d’ordine al centro delle nuove disposizioni di legge è  : “Etica” . Etica negli affari, e cioè “verità e trasparenza nella comunicazione al pubblico e al cliente degli effettivi rischi, costi e ricavi di qualsiasi strumento d’investimento del denaro” ([2]) .

 

Il coinvolgimento dell’intermediario (banca o SIM) ha stimolato l’adozione di modelli organizzativi diretti a prevenire comportamenti illeciti da parte degli esponenti aziendali ( componenti del C.d.A., sindaci e direttore generale ) e ha assicurato l’adeguatezza della struttura organizzativa aziendale, che costituisce il fondamento della vigilanza regolamentare sugli intermediari finanziari .

 

Da qui la necessità di individuare con precisione l’ambito dei comportamenti sanzionati dalle norme del TUF, la cui imperatività impone di fare chiarezza sulle regole che costituiscono norme di principio al vertice dell’intero sistema dei mercati mobiliari .

 

Com’è noto gli intermediari possono essere ammessi alle negoziazioni in base ad una specifica domanda di ammissione che prevede il riconoscimento da parte degli organi di vigilanza di precise condizioni, quali la qualificazione professionale degli operatori, i loro rispettivi compiti, doveri e responsabilitàche devono rigorosamente risultare da comunicazioni rese per iscritto da parte dell’intermediario autorizzato ([3]) - le tecnologie impiegate per lo svolgimento dell’attività, la consistenza numerica degli addetti - che devono assicurare il regolare adempimento delle funzioni connesse alla loro presenza sul mercato .

 

Una volta ammesse al mercato le imprese di intermediazione devono osservare altrettanto precise e draconiane regole di comportamento (di condotta) il cui scopo primario è quello di tutelare gli investitori, garantendo “il buon funzionamento del mercato”, la sua “trasparenza” e “l’ordinato svolgersi delle negoziazioni” .

 

Si tratta di un corpus iuris finalizzato a disciplinare i comportamenti degli intermediari nei loro rapporti con la clientela, nello svolgimento dei servizi d’investimento e accessori .

 

Per questo motivo vi sono precisi organi di vigilanza (regolamentare, informativa e ispettiva) che si occupano dell’attività di controllo sulla trasparenza e sulla correttezza dei comportamenti dei soggetti sottoposti a vigilanza (CONSOB) e del controllo dei rischi, dei mezzi propri di cui gli intermediari si devono dotare e dell’organizzazione interna (BANCA D’ITALIA).

 

Quali sono dunque le regole di condotta e di comportamento che gli intermediari finanziari non possono non rispettare per non incorrere nelle sanzioni che previste dal legislatore ?



[1] d.lgs. 385/93, Testo Unico in materia bancaria e creditizia

[2] Angela Maria Scullica in Bancafinanza, dic. 2002

[3] cfr. art. 56, 6° comma, reg. Consob. n.11522/98

by Marcello Pastrengo




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