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Sat30Nov200200:00
Investire Controcorrente (4/4)
Il conformismo finanziario e le alternative possibili
Analisti che suggeriscono di comprare ai massimi e di vendere ai minimi, gestori che fanno peggio del mercato, revisori che certificano bilanci dubbi, venture capitalist che speculano ma non investono: una riflessione senza ipocrisie sul conformismo culturale e la pavidità della finanza italiana.
Un libro scritto da Paolo Sassetti ed edito da FrancoAngeli. 4. L’equivoco tra patologie e fisiologia finanziaria

Le ristrutturazioni in corso nel mondo finanziario sono una manifestazione delle difficoltà che investono l’industria dell’intermediazione finanziaria e del risparmio gestito. Il settore si è dimensionato a livello mondiale su scenari di crescita e di profittabilità delle masse gestite ed intermediate che si stanno rivelando ottimistiche. La stessa euforia finanziaria degli anni ’90 ha consentito a molte istituzioni di cullarsi in rendite di posizione senza affrontare seriamente il tema della qualità reale del servizio di gestione del risparmio.

Tuttavia, pare ancora assente la presa di coscienza della reale natura del problema strutturale che investe l’industria del risparmio gestito. L’attenzione dei media è tutta rivolta verso le patologie comportamentali che hanno investito la finanza internazionale (le frodi contabili, i conflitti d’interesse, gli arricchimenti scandalosi ed ingiustificati, in altri termini l’“enronite”) e che hanno influenzato i mercati azionari internazionali. Queste patologie certamente troveranno soluzioni legislative in grado di arginarne il ripetersi in futuro.

Ma è nella descritta fisiologia del sistema del risparmio gestito che si annida il problema più grave, per quanto non sia generalmente riconosciuto come tale e, pertanto, sia rimosso dalla coscienza collettiva degli operatori del settore. Il problema maggiore dell’industria del risparmio gestito risiede non tanto nelle patologie del sistema quanto nella sua fisiologia ed accettata (ma inaccettabile) normalità. Possono considerarsi esempi di que-sta inaccettabile normalità:

- le commissioni di movimentazione;
- l’affermazione crescente di prodotti finanziari “placebo” quali i prodotti a capitale cosiddetto garantito, laddove la garanzia sulla restitu-zione dei capitali è realizzata attraverso il banale meccanismo dell’accumulo degli interessi maturati sulla componenti monetaria – normalmente preponderante – di questi prodotti;
- il ricorrere da parte dell’industria del risparmio gestito a periodi infrannuali (trimestrali o persino mensili) per il calcolo delle commissio-ni di performance quando ciò avviene senza senza utilizzare il principio dell’high water mark, cioè del recupero delle perdite dei periodi precedenti ai fini del calcolo delle plusvalenze su cui calcolare le commissioni di performance;
- il perseguimento non dichiarato di politiche di indicizzazione stretta di fondi comuni e gestioni patrimoniali ai benchmark di riferimento. La normativa odierna prescrive l’indicazione per fondi comuni e gestioni patrimoniali di benchmark appropriati ma non prescrive che venga dichiarato il perseguimento intenzionale della politica d’indicizzazione. Tale politica introduce un grave elemento di rischio (la totale dipendenza delle performance dall’andamento benchmark) del quale la maggior parte dei risparmiatori è, nei fatti, inconsapevole;
- ecc.;

Il superamento di questa inaccettabile “normalità” richiede di mettere in discussione consuetudini e procedure consolidate nel tempo e di prefigurare nuove modalità per erogare i servizi.

Questo processo comporta il rinnovamento di assetti organizzativi e di meccanismi operativi all’interno delle aziende del settore ed un rimescolamento dei poteri di gestione. Per questa ragione è più arduo modificare una mentalità consolidata che estirpare qualche bubbone malefico, comodo alibi cui attribuire l’origine di ogni male.

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