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Wed18Jun200310:00
Immobili: +20% crescita mutui 2003 Italia (+23% 2002) -2-
Donatella Squellerio, direttore marketing di Abbey National Bank Italia, precisa che nei primi sei mesi 2003 i mutui erogati da Abbey National in Italia sono balzati del 60% e stima per l'intero anno una crescita analoga.

Lo studio attribuisce l'incremento della domanda di mutui 2002 a due fattori, il calo dei tassi d'interesse, che ha trainato la domanda di immobili residenziali, complice il trasferimento di capitali dal mercato azionario a quello immobiliare. E' poi la domanda di mutui che influenza i prezzi degli immobili e non viceversa poiche' i bassi tassi d'interesse spingono al rialzo le erogazioni di mutui con un conseguente aumento della domanda di immobili e dei prezzi delle case (+5% in Italia dall'aprile 2000). Anche l'allungamento della durata media dei mutui, attualmente intorno a 23 anni, favorisce l'aumento dei prezzi.

La variabile prezzi, secondo l'indagine, segue a distanza di un anno l'andamento della domanda di mutui, mentre il trend del Pil anticipa di circa dodici mesi la domanda. A livello geografico, l'Italia Nordoccidentale ha coperto nel 2002 la quota maggiore di erogazioni con il 36,8%, in calo pero' del 5% dal 1996, seguita dal Centro con il 26,4% (+6% dal 1996), Nordest con il 23% (+1%), Meridione con il 9,4% (+1%) e Insulare con 4,3% (-2%). Franco Breglia, dell'istituto indipendente Scenari Immobiliari, ha previsto un aumento delle compravendite residenziali nel nostro Paese ancora record quest'anno (per la terza volta di fila) a 870mila unita' e stima un aumento, anche se 'contenuto', dei prezzi nonostante i sensibili incrementi degli anni scorsi.

Per il 2004 prevede un superamento di quota 900mila a 930mila se
restera' la propensione delle famiglie all'acquisto di un immobile (sono due milioni quelle che nei prossimi due anni contano di acquistare una casa), se non vi sara' l'attesa ripresa della Borsa, se ritarda la ripresa economica e andranno avanti le dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico. Breglia ha infine escluso una possibile 'bolla immobiliare' per il mercato italiano visto il basso costo del denaro e il livello di indebitamento delle famiglie italiane che resta sotto controllo.

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