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Fri01Aug201410:00
U.E./Smartphone e suo uso. 50% italiani anche a scopi personali
Negli Stati Uniti la chiamano 'work-life blend', significa commistione tra vita lavorativa e vita privata: secondo un sondaggio e' una modalità che attuano 9 italiani su 10, che dunque sovrappongono costantemente le due sfere dedicandosi a faccende personali durante l'orario lavorativo e svolgendo, di contro, attività lavorative nel tempo libero. 
Il fenomeno e' legato allo sviluppo di nuove competenze e abitudini sull'utilizzo dei dispositivi mobili, usati dai cosiddetti ''lavoratori hacker'' chiamati cosi' perche' sollevano "notevoli rischi nell'ambito della sicurezza dei dati". Dal sondaggio commissionato da Samsung emerge che la metà degli italiani (49%) utilizza, infatti, il proprio smartphone personale anche a scopo lavorativo, mentre il 32% usa, al contrario, lo smartphone del lavoro anche nella vita privata. La ricerca ha riguardato 4.500 persone in 7 Paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Belgio e Olanda). Secondo quanto emerso, in Europa sono proprio gli italiani a sovrapporre maggiormente vita privata e lavoro: il 90% di loro (contro il 77% della media europea) si dedica a compiti professionali al di fuori dell'orario d'ufficio, mentre l'86% (contro il 75% della media europea) svolge attività personali sul posto di lavoro. In particolare, il 69% di chi si dedica alla propria sfera privata in ufficio passa fino a mezzora al giorno pagando bollette o consultando la propria banca online, mentre il 50% di chi lavora durante il tempo libero lo fa impiegando a questo scopo circa 45 minuti ogni giorno prima dell'orario ufficiale. A detta degli italiani, quest'abitudine costituisce un vantaggio: mentre il 43% dichiara di riuscire, così, a gestire meglio gli impegni personali, quasi la metà degli italiani (48%) afferma di poter svolgere una maggiore quantità di lavoro nel medesimo arco di tempo. 
Molto più semplicemente, il 34% considera il work-life blend un modo per ridurre lo stress. In questo contesto, i dispositivi mobili svolgono un ruolo chiave. La metà degli italiani (49%) utilizza, infatti, il proprio smartphone personale anche a scopo lavorativo, mentre il 32% usa, al contrario, lo smartphone del lavoro anche nella vita privata. Non stupisce, quindi, il fatto che in Italia si abbiano in media 11 app personali - come Facebook, Whatsapp o Candy Crush - sui propri smartphone di lavoro e 9 app tipicamente professionali - come, ad esempio, Microsoft Outlook o Lync - sugli smartphone personali. ''Le persone stanno cercando di semplificare una vita indaffarata facendo leva sulle potenzialità dei dispositivi mobili e sulle proprie competenze tecnologiche per portare a termine lavoro e impegni personali in modo rapido ed efficiente - quando, dove e come vogliono'', ha dichiarato Rob Orr, vice presidente Enterprise Business di Samsung Europa. ''Diversamente da quanto si potrebbe pensare, invece di sentirsi sovraccaricati d'informazioni, sembra che si sia sviluppata la capacità di fondere sfera personale e lavorativa - prosegue - a vantaggio di se stessi e delle aziende in cui si opera. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è legato ai rischi sulla sicurezza dei dati''. Lo studio rivela, infatti, l'esistenza in Europa dei cosiddetti ''lavoratori hacker'': coloro che, forti di una certa dimestichezza in ambito tecnologico, utilizzano a scopo lavorativo lo strumento che preferiscono senza tenere conto di restrizioni aziendali.
Anche da questo punto di vista gli italiani raggiungono il primo posto in Europa: più di un terzo di loro (34% contro una media europea del 26%) hanno utilizzato i propri device per aggirare consapevolmente sul lavoro gli ostacoli imposti dalla propria società, ad esempio usando smartphone personali per accedere a siti web di file-sharing, che possono essere bloccati sui dispositivi di lavoro. In questo contesto, quasi la metà (46%) dei ''Millennials'', di età compresa tra i 18 e i 34 anni, sono ''lavoratori hacker'' - la percentuale più ampia rispetto a qualunque altro gruppo di età tra gli intervistati italiani. '

'Questo studio suggerisce come molti lavoratori utilizzino la tecnologia per risolvere i problemi e migliorare la propria vita, esattamente come siamo soliti fare nella vita personale'', ha commentato Dimitrios Tsivrikos, Consumer and Business Psychologist presso la University College London. ''I Millennials, che sono cresciuti insieme alla tecnologia mobile, fanno naturalmente da volano a questo trend, facendo uso della propria intelligenza digitale per sfruttare l'Information Technology a proprio vantaggio". "Se non l'hanno già fatto, le aziende europee dovrebbero sviluppare policy lavorative e sulla sicurezza, oltre che strategie tecnologiche, che abbiano al centro il comportamento delle proprie persone'', ha proseguito Tsivrikos. 
Più di un quarto degli intervistati in Italia (27%) dichiara, inoltre, di utilizzare il proprio device personale a scopo lavorativo pur non sapendo se sia effettivamente consentito, o non curandosene proprio: tra i lavoratori europei, gli spagnoli sono più propensi a mettere in atto questo comportamento (39%). A questo si aggiunge un dato preoccupante: più della metà degli intervistati (52%) non sa se la propria società possieda una policy di sicurezza mobile e in ogni caso, se è a conoscenza della sua esistenza, non la conosce o la ignora.


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