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Obiettivi mancati e la necessita' di ulteriori investimenti in infrastrutture. E' la situazione del sistema idrico integrato che emerge dal 'Blue Book 2014', realizzato dalla Fondazaione Utilitatis e Federutility (Federazione dei gestori del servizio idrico).
Il rapporto, giunto all'ottava edizione, mette in evidenza come a 20 anni dalla cosiddetta 'legge Galli' sul riordino del servizio idrico integrato non si sia ancora raggiunto l'obiettivo di aggregazione delle aree in Ato e che permanga una differenza tra Nord e Sud dell'Italia in materia di fognatura e depurazione. In particolare dal 'Blue Book 2014' emerge che l'11% dei Comuni gestisce ancora in modo diretto e non tramite un gestore il servizio e un altro 19% degli enti locali ha una gestione obsoleta o transitoria. Solo il 70% della popolazione e' quindi coperta da affidamenti conformi al Codice ambiente.
 
Esiste poi una forte frammentazione degli operatori nonostante il previsto accorpamento, con realta' in cui un solo operatore gestisce oltre 4 milioni di cittadini e altre in cui si mantiene un gestore per solo 500 abitanti. Su fronte dei servizi di fognatura e depurazione Fondazione Utilitatis e Federutility puntano il dito contro la mancata realizzazione delle infrastrutture necessarie: attualmente solo il 78,5% della popolazione e' connessa ai depuratori. Un ritardo che, ricordano, e' stato confermato da una condanna della Corte di Giustizia Ue. La mancata realizzazione delle infrastrutture entro il 2015 potrebbe portare a una sanzione milionaria e alla sospensione dei fondi europei.
Secondo i dati riportati dal 'Blue Book 2014', il servizio idrico integrato necessita di ulteriori investimenti per realizzare le infrastrutture piu' urgenti sul piano ambientale. Attualmente in Italia sono 1,6 i miliardi investiti ogni anno, di cui 0,3 miliardi provenienti da fondi pubblici. Tuttavia, sottolineano Fondazione Utilitatis e Federutility nel rapporto, il fabbisogno nazionale ammonterebbe a oltre 3 miliardi all'anno, pari a 51 euro per abitante. Una cifra che tuttavia sarebbe ancora lontana dai 4,8 miliardi di euro che secondo il rapporto sarebbero necessari per permettere all'Italia di allinearsi agli standard degli altri paesi europei.
 
Su questo fronte e' positiva, secondo il rapporto, l'attribuzione nel 2011 del ruolo di vigilanza e controllo all'Autorita' per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi). L'Autorita' e' infatti intervenuta sulle tariffe dei servizi idrici varando il Metodo tariffario idrico (Mti), un nuovo sistema tariffario valido per tutto il territorio nazionale. Grazie al Mti, precisano Fondazione Utilitatis e Federutility, aumenta la reputazione del comparto idrico e la fiducia dei possibili investitori. Elementi necessari, aggiungono, per finanziare gli investimenti per infrastrutture. Per Massimiliano Bianco, direttore generale di Federutility, "bisogna colmare il gap finanziario".
 
"Le aziende - prosegue - per effettuare gli investimenti hanno necessita' di finanziarsi. E per accedere al credito hanno bisogno di quadri regolatori certi e stabili nel tempo. Su questo fronte e' stato positivo l'attribuzione della competenza all'Autorita' dell'energia. Va proseguito questo percorso e va dimostrata al sistema del credito la costanza di queste regole funzionali al superamento del gap".


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