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I cittadini romeni sono due o tre volte più poveri in termini finanziari rispetto a quelli di Repubblica Ceca o Ungheria; per questo,l´attuale livello di disoccupazione in Romania è ancora più inaccettabile e la questione delle pensioni sta diventando una questione sempre più urgente: è quanto ha affermato nei giorni scorsi Valentin Lazea, Capo Economista presso la Banca Nazionale Romena, scrive Seeurope.

I dati presentati da Lazea suggeriscono che i cittadini romeni possiedono attività finanziarie per un valore di 33,3 miliardi di euro e passività per 26,4 miliardi; secondo uno studio di Unicredit, sebbene il PIL romeno sia praticamente allo stesso livello di quello ceco o ungherese, le attività finanziarie delle famiglie sono due o tre volte inferiori. Se la popolazione è povera, di conseguenza il settore bancario non può raccogliere risorse sufficienti al finanziamento del sistema.

L´esponente della BNR sottolinea che le attività finanziarie della popolazione sono quasi pari alle passività, il che significa che i cittadini sono vicini al massimo dell´indebitamento possibile. Il boom del credito del periodo 2005-2007 ha portato la popolazione vicino a questo limite, portando da un lato le banche a rendere molto più rigorosi i processi di concessione del credito, e dall´altro ad una crisi sociale nella quale la disoccupazione e il basso livello delle pensioni sono sempre più inaccettabili. La scarsezza delle attività finanziarie è in gran parte il risultato delle scarse entrate, che derivano, a loro volta, dal basso livello di produttività, frutto in primo luogo dell´inefficienza del sistema educativo.



Marcello Berlich - by Seeurope.Net



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