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Mon17Feb200312:00
LA BANCA LOCALE E LA NUOVA GLOBALIZZAZIONE
Parla l'economista J. Rifkin: “La banca locale, segreto della nuova globalizzazione” Jeremy Rifkin in un'intervista esclusiva concessa al mensile nazionale delle BCC Credito Coopera... ...tivo : “Le banche locali senza scopo di lucro hanno a cuore l'identità e la cultura del territorio. Possono restituire alla finanza il fine del servizio alla società. Mantenere il denaro all'interno di una comunità è un ruolo importante. [...] Anche questo è un modo con il quale le banche locali possono contribuire a rafforzare la cultura locale”. Jeremy Rifkin Il celebre economista ha accolto l'invito di Federcasse e delle Banche di Credito Cooperativo della provincia di Brescia a tenere una conferenza nella città lombarda sul tema “Comunità locale e sviluppo globale. L'alleanza possibile fra economia e cultura ” . Due sale piene, tanti giovani, tanti lettori, rappresentanti delle istituzioni, di associazioni professionali, docenti e insegnanti hanno ascoltato la conferenza del professor Rifkin che non ha citato la sua ultima fatica, quell'"Economia all'idrogeno" che ha stimolato riflessioni, prospettive, polemiche. Tra gli interrogativi che si pone Rifkin in questo libro, c'è anche questo: in tutto il mondo sono oltre 750 milioni i soci di imprese cooperative. Perché questa massa enorme di cooperatori, di donne e uomini che praticano un'economia diversa non si candidano a proporre anche meccanismi di globalizzazione più sostenibile, più umana. Come sta cambiando, professor Rifkin, l'approccio delle aziende nei confronti della clientela? Molte grandi imprese non vogliono più vendere beni, oggetti, prodotti. Puntano sulle esperienze. Vogliono legare a sé i propri clienti con una esperienza di vita. Ecco allora che preferiscono vendere un rapporto al cliente, una relazione. È una tendenza facilitata dalla diffusione delle tecnologie della rete informatica. Certamente. Ma attenzione al monopolio dell'accesso. Siamo connessi tutto il tempo, ventiquattro ore al giorno. Le imprese sono bravissime nel comprare i nostri minuti. Nonostante molti di noi dispongano di personal computer e telefoni cellulari il nostro tempo disponibile diminuisce. La parola d'ordine è una sola, efficienza. C'è il rischio che le macchine ci macchinizzino. Ma le culture locali, la loro salvaguardia, può aiutare a riequilibrare il rapporto tra sviluppo globale e protagonismo del singolo e delle forze più vivaci del territorio? La globalizzazione dei mercati, così come appare oggi, è in contrasto con le culture locali. La cultura è essenzialmente “relazione”, modi di creare e sviluppare una relazione. Solo da una cultura condivisa nasce la fiducia. E la fiducia è il motore dello sviluppo economico e sociale. Senza fiducia non c'è mercato. E la società civile? La società civile è stata colonizzata culturalmente. Viene chiamato “terzo settore” o “settore nonprofit”. Ma la società civile viene prima del primo settore, gli enti e le imprese pubblici, e del secondo settore, le imprese private. Dovrebbe chiamarsi “primo settore”. E ancora, mi chiedo perché chiamare “nonprofit”, usare una definizione negativa? La società civile non deve più chiamare se stessa e farsi chiamare in via negativa. È una realtà troppo importante per essere indicata con un termine preceduto da un “non”. La società civile è l'unico soggetto che può realizzare la democrazia dal basso, l'unica che può creare una rete. Lei afferma che l'identità culturale precede l'identità commerciale. La globalizzazione è in crisi, ma se intesa correttamente rappresenta un'opportunità. Dunque la globalizzazione va ripensata rendendo protagonista di nuovo la cultura, il patrimonio delle tradizioni, la vita della comunità locale. E l'Italia può giocare un ruolo importante per costruire un nuovo “rinascimento”. Fateci vedere, voi italiani, come si può mescolare felicemente economia e cultura. Senza cultura non c'è commercio. Quale potrebbe essere il ruolo delle banche locali, soprattutto quelle mutualistiche, in questo auspicato, nuovo “rinascimento”? Quali alleanze dovrebbero essere strette per rendere sempre più protagoniste le comunità locali, le piccole imprese, le famiglie? Le banche locali senza scopo di lucro hanno a cuore l'identità e la cultura del territorio. Possono restituire alla finanza il fine del servizio alla società. Mantenere il denaro all'interno di una comunità è un ruolo importante. I soldi che noi mettiamo in banca devono essere riutilizzati a livello locale. Anche questo è un modo con il quale le banche locali possono contribuire a rafforzare la cultura locale. Che genera fiducia. E senza fiducia non c'è mercato. L'intervista a J. Rifkin, realizzata da Sergio Gatti, sarà pubblicata integralmente su “Credito Cooperativo”, n. 1, gennaio 2003 nell'articolo "La banca locale, motore del nuovo rinascimento" Comunicato stampa: Credito Cooperativo - Federcasse



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