QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

Thu25Sep200320:00
No ai brevetti software
L'associazione NewGlobal.it (www.newglobal.it) ed il Cipt (Comitato Italiano per la Promozione del Telelavoro www.telelavoro.it) con un comunicato congiunto esprimono la loro contrarietà al provvedimento in discussione al Parlamento Europeo sulla possibilità di brevettare il software ed invitano i parlamentari europei a scegliere il bene della collettività senza lasciarsi sedurre dalle lobbies delle multinazionali americane del software.
L'Europa deve riacquistare quel ruolo di motore della civiltà occidentale (sostenuto per molti secoli e a cui purtroppo ha abdicato nel secolo scorso, inseguendo prima le false promesse dei totalitarismi e poi pagandone le conseguenze), rifiutando il ruolo subalterno a cui è stata condannata. In tanti campi l'Europa sta dando esempi di grande civiltà agli amici americani su questioni come la pena di morte, lo stato sociale, la tutela della salute etc., ci meraviglieremmo molto se proprio sulla spinosa ed epocale questione della proprietà della conoscenza il Parlamento Europeo rinnegasse tutto questo accettando di introdurre anche da noi un provvedimento già adesso criticato addirittura in quel Paese. Non comprendiamo perchè farlo, perchè importare un sistema ingessato, dove gli investimenti vengono dirottati dalla ricerca agli studi legali e dove si fanno cause miliardarie perchè una società ha brevettato assurdita' come il "doppio click" o addirittura un metodo per l'offerta di beni e servizi online partendo dall'analisi dei precedenti acquisti, cioe' quello che da secoli fanno i baristi nel mondo reale quando qualcuno ordina "il solito".
 
Le nostre associazioni ritengono che il software oggi sia già ampiamente protetto dal diritto di autore ed è sbagliato sottoporlo alla protezione brevettuale. Inoltre le associazioni Newglobal.it e CIPT ritengono ormai indilazionabile una riflessione e revisione dell'intera normativa sui brevetti. I brevetti creano un monopolio artificiale, nel senso che chi ha il brevetto può impedire agli altri di usare quella tecnologia. Poichè i monopoli (siano essi privati o pubblici) danneggiano fortemente gli interessi dei consumatori e della collettività bisogna pensare ad un sistema secondo cui il possessore dei diritti economici del brevetto sia, ad esempio, una azienda terza che in cambio di una somma stabilita, congrua ed equa permetta l'uso della sua tecnologia a chiunque paghi. L'ovvio obiettivo deve essere quello di riconoscere un giusto utile all'autore del brevetto ma non bloccare il progresso permettendo anche alle altre aziende di migliorare la tecnologia protetta e magari partendo da quella introdurre nuove innovazioni.

I costi per la registrazione di un brevetto europeo devono essere pari a zero per chi cede il diritto di sfruttamento economico alla collettività, come ad esempio fanno i programmatori open source e la Comunita' Europea deve fornirsi di un servizio legale competente ed aggressivo per difendere gratuitamente il buon nome dell'autore (leggi il diritto inalienabile ad essere riconosciuto come autore), che si spoglia dei diritti economici in favore della collettività , da tentativi di appropriazione indebita e sfruttamento economico scorretto. Riteniamo fondamentale prevedere un simile servizio perchè chi vuole donare alla collettività la sua opera non debba pagare oltre alle ingenti spese di registrazione anche le spese legali contro studi professionali molto preparati proprio per garantire chi ha maggiore disponibilità economica e quindi maggiore capacità di spesa.
 
Bisogna impedire in ogni modo che i risultati della ricerca fatta e finanziata, anche solo parzialmente, nei centri di ricerca pubblici, finiscano per arricchire una singola azienda ma che detti risultati vengano messi a disposizione dell'intera collettività.
 
Infine i tempi di sfruttamento sono un parametro importante e critico perchè come si sa il progresso (in particolare quello della moderna tecnologia) segue la metafora dei nani sulle spalle dei giganti, ovvero ogni nuova realizzazione si basa sulle conoscenze del passato integrate e/o migliorate. Piu' a lungo si blocca questo meccanismo, tanto più la nostra società sarà impoverita. Per questo motivo riteniamo fuori da ogni logica di buon senso incrementare il periodo di sfruttamento commerciale oltre gli attuali 10 anni ed anzi chiediamo un ridimensionamento sostanziale anche dei tempi di sfruttamento del diritto di autore, dagli attuali 90 anni dopo la morte degli autori ai più ragionevoli 10 anni dopo la creazione dell'opera.

Ettore Panella
Presidente NewGlobal.it

Giorgio Lacourt
Presidente Cipt
Comunicato stampa Newglobal.it