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La Camera di Commercio e Industria Slovena vuol mantenere un’intensa cooperazione con i Paesi dei Balcani occidentali, poiché sono importanti partner di affari.

E’ quanto Jozko Cuk, presidente della CCIS, ha detto all’apertura di un seminario che univa i rappresentanti delle camere di commercio della regione a Catez ob Savi.

La CCIS ha organizzato l’evento per informare brevemente le controparti dei Paesi della ex-Jugoslavia sull’esperienza slovena di entrata nella UE.Il seminario fa parte del progetto della CCIS chiamato Scuola Europea per le Camere di Commercio dei Balcani Occidentali, che la CCIS porta a termine con il Fondo per le Opportunità Globali, che parte dalla Gran Bretagna.

Il presidente Cuk sottolinea che la Slovenia vorrebbe avere un’intensa cooperazione aziendale con i Paesi dei Balcani occidentali, che sarebbe ulteriormente incrementata dalla loro accessione in Europa.Oltre al crescente volume dei commerci, la CCIS vorrebbe vedere più joint-venture nella regione, e più investimenti delle aziende della regione in Slovenia.

I rappresentanti delle camere di commercio della Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Macedonia nel frattempo hanno espresso soddisfazione della buona cooperazione con la CCIS, e il desiderio di maggior commercio ed investimenti.Secondo Kemal Grebo, presidente della camera di commercio di Sarajevo, la Bosnia-Erzegovina considera le aziende slovene importanti investitori, ma vorrebbe vedere un maggior investimento estero diretto.

Le camere di commercio della regione stanno imparando come aiutare le loro aziende nel desiderio di penetrare i mercati europei, ha spiegato Grebo.Nemina Ljubovic della camera di commercio di Belgrado ha detto che la Serbia ha avuto un’esperienza particolarmente buona con la Mercator slovena, e vorrebbe avere più cooperazione di questo tipo.

La presentazione delle operazioni aziendali e dei piani di due principali aziende slovene, la Mercator e la Terme Catez, ha chiuso una conferenza di due giorni sull’esperienza slovena di entrata nella UE, che ha visto la partecipazione di circa 50 funzionari e uomini d’affari dei Paesi della ex-Jugoslavia.

L’esperienza della Terme Catez ed i suoi sforzi di investire nelle repubbliche della ex-Jugoslavia hanno richiamato molta attenzione, specialmente poiché il responsabile dell’azienda Borut Mokrovic, ha detto che la Terme Catez intende costruire grossi centri termali in tutti i Paesi della regione. Ciononostante, egli ha anche sottolineato che la Terme Catez ha avuto molte esperienze negative, e che molte energie sono andate perdute in progetti falliti.

Mokrovic ha citato le resistenze locali e politiche agli investimenti, mentre la Mercator ha aggiunto a questa lista la difficoltà di ottenere buona terra, ed i rapporti di proprietà poco chiari.Secondo le cifre della CCIS, il 19 per cento delle esportazioni della Slovenia vanno alla regione dell’Europa Sud-orientale, dalla quale importa per il 6 per cento.

Finora, la Slovenia ha investito 2 miliardi di euro nella regione, con circa 600 joint-venture attualmente operanti nell’area della ex-Jugoslavia. Quest’anno, gli investimenti sloveni dovrebbero arrivare ai 220 milioni di euro, con 70 milioni di euro in Croazia, 60 milioni di euro in Bosnia-Erzegovina e Serbia-Montenegro, e 30 milioni di euro in Macedonia.

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