QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

L'opportunità è una migliore gestione finanziaria. Il pericolo è che non venga favorita l'innovazione.

Complice il rallentamento degli investimenti IT negli ultimi anni, le imprese italiane di software e servizi, specie quelle di dimensioni grandi e piccole, non godono di grande salute finanziaria. È quanto scaturisce da uno studio che Assintel ha commissionato alla società di ricerche TNS Infratest, e che analizza i bilanci di due anni (2001 e 2002) di 300 imprese di software e servizi, prevalentemente operanti nel Nord Italia, con un fatturato che varia tra i 270mila e i 600 milioni di euro, le quali rappresentano circa la metà del mercato nazionale IT.

Utilizzando due diversi metodi di benchmarking, è stato riscontrato un elevato rischio di insolvenza in media, e sono state individuate 100 imprese su 300 con un ROI positivo e un indice di rating BB, tali cioè da non presentare nel breve periodo un pericolo di incapacità di insolvenza e di conseguenza da potersi considerare in linea con i parametri di Basilea II.

Peccato che l'analisi non abbia preso in considerazione l'attività svolta dalle imprese campione: sarebbe stato interessante stabilire un qualche collegamento tra la redditività e il tipo di servizio o software offerto dalle imprese. Soprattutto avrebbe permesso di valutare correttamente società che di recente si sono affacciate all'outsourcing, categoria di attività in cui i contratti raramente generano un ritorno economico prima di due anni.

Vogliamo qui sottolineare come applicando alle 300 imprese analizzate due diversi modelli di valutazione del rischio di credito adottati dalle agenzie di rating ufficiali - lo Z-Score e l'EM-Score, entrambi elaborati da Edward Altman alla Stern School of Business della New York University - si possono trarre alcune conclusioni sullo stato di salute e affidabilità di queste aziende, con interessanti indicazioni di come saranno valutate in regime di Basilea II.

In base allo Z-Score, un modello di previsione delle crisi d'impresa, il valore medio del campione di 1,35 denota un elevato grado di rischio di insolvenza, mentre con un valore di 2,23 quelle a più alta reddittività (cioè con un ritorno sul capitale proprio positivo, in tutto 100 aziende su 300) devono essere considerate con cautela, anche se presentano un 'rischio di affidamento' basso.

Al test dell'EM-Score, che si basa su un algoritmo simile a quello utilizzato da agenzie di rating come Fitch IBCA e Standards & Poor's, le 300 aziende analizzate presentano mediamente un rating 'B-' e le best 100 si qualificano 'BB'. Quindi presentano tutte un significativo rischio di credito con scarsi margini di garanzia per il campione nell'insieme, mentre le best 100, pur non presentando pericoli di capacità di insolvenza nel breve periodo, "necessitano di un maggiore riequilibrio patrimoniale e finanziario di medio/lungo periodo".

Tuttavia un'attenzione troppo rigorosa alle performance finanziarie di questa categoria di imprese, e in generale per tutta la cosiddetta industria high-tech, può rappresentare un rischio per la capacità di innovazione di un Paese. A lanciare l'allarme è Daniele Carboni, consigliere di Assintel, nonché imprenditore di lungo corso nell'IT e attualmente presidente di Opera21, l'ultima impresa di servizi che ha contribuito a fondare.


[...]




Partita Iva: IT01123460329 // mail legalizzata: mmasistemisrl@pec.it