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Mon18Nov200200:00
Nuove tecnologie: l'occasione mancata delle PMI
Il settore ICT è il punto debole delle piccole e medie imprese, che non sanno sfruttare Internet. Più che un problema economico, un atteggiamento culturale che i dirigenti non hanno fatto proprio. L’orizzonte si profila piuttosto fosco: le piccole e medie imprese (Pmi) presentano una debolezza strutturale nel campo dell’innovazione tecnologica, che le rende meno competitive all’estero, anche perché solo il 25% di esse pensa attivamente all’export.

E’ una situazione che rispecchia il generale ritardo italiano in materia tecnologica (basti pensare che solo il 16% delle famiglie possiede un computer, quando la media europea è del 25%), ma che richiede urgentemente una soluzione per rilanciare il giro d’affari connesso ad una parte così determinante della nostra economia.

L’Italia, con i suoi circa 60 milioni di abitanti, presenta un numero eccezionale di Pmi circa 4 milioni, per un totale di 14,5 milioni di addetti: tutto questo corrisponde a circa il 50% della produzione del nostro Paese.

Ma “le Pmi tendono ad usare la tecnologia come mezzo per rispondere a nuove esigenze e non per modificare in primis il proprio modo d’operare”. E’ questo il parere di Cesare Sinicorni, Senior Partner della Ambrosetti, che ha realizzato uno studio in collaborazione con la dalla Fujitsu Siemens Computers, presentato durante il primo forum sul tema “L’innovazione strategica delle PMI: il ruolo fondamentale delle tecnologia”, tenutosi ieri a Milano.

L’informatizzazione delle Pmi è prima di tutto una questione culturale, sia per i dirigenti aziendali che per i loro addetti, che devono necessariamente sviluppare un atteggiamento mentale adeguato per sfruttare la tecnologia ai propri fini e non soltanto rincorrerla per restare aggiornati.

Sola eccezione in questo quadro di ritardo tecnologico grave, insieme causa e conseguenza di un generale ristagno dell’economia italiana, è Internet, poiché la visibilità sul web delle Pmi è sempre più diffusa: quasi il 60% delle aziende di medie dimensioni possiede oggi un sito internet, sebbene la tendenza maggiore non sia quella di farlo gestire internamente, ma di darlo in outsourcing.prosegui la lettura dell'articolo su Il Nuovo