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Thu16Mar200614:45
Basilea2 e le PMI
L’introduzione di basilea2 nel nostro sistema economico come sarà digerito dalle nostre PMI?
L’introduzione di basilea2 nel nostro sistema economico come sarà digerito dalle nostre PMI? Diversi studi hanno dimostrato che l’adeguamento dei nostri imprenditori a quelli che sono i cardini di Basilea2, procede molto lentamente; inoltre da indagini risulterebbe che oltre l’80% delle nostre pmi faticherebbe ad avere un finanziamento nel rispetto delle regole di Basilea2.

In particolare, a titolo di esemplificativo, si riporta uno studio di “K finance”condotto nel febbraio 2005 sui bilanci del 2003 di circa 43.000 società di capitali del settore manifatturiero con fatturato superiore a 1.500.000 euro, da cui è emerso un quadro dello stato di salute di tale imprese come indicato nel successivo quadro di sintesi dei rating assegnati:
BBB- Utilities
BB Industrie estrattive
BB- Editoria e stampa; Gomma e Plastica, Chimica, Lavorazione metalli, Meccanica, ceramica e materiali di costruzioni
B+ Legno e carta, Veicoli, Alimenti e bevande
B Edilizia
B Mobili
B- Tessile

Le aziende più vulnerabili sono risultate quelle con fatturato con fatturati tra 5 milioni e 50 milioni di euro. In pratica il segmento che secondo basilea2 rappresenta le PMI; queste aziende nell'analisi hanno presentato le seguenti caratteristiche: redditività e flussi di cassa inferiori, gli oneri finanziari sono più alti, il livello di indebitamento è il più elevato; solo l'efficienza di gestione del capitale investito è migliore nel PMI.

Il miglior settore è risultato quello delle utilities: primo per flussi di cassa, redditività, bassi oneri finanziari e buona gestione del capitale circolante.

Tira invece una brutta aria (assediata anche dall'avvento della Cina) per il settore dell'abbigliamento che presenta forte calo della redditività ed elevati indebitamenti. IL 35,4% del campione esaminato fa parte delle classi rating che vanno da CCC+ a C.

Questo stato di salute delle nostre pmi è figlio anche dalla crisi economico-finanziaria, che sta attraversando il nostro paese, soprattutto a causa dell’effetto speculativo dell’euro e dall’emergere di competitors agguerriti come Cina e India e i paesi dell’est europa, che stanno attraendo l’interesse degli investitori internazionali.

Inoltre a queste considerazioni si deve aggiungere la tradizionale cultura italiana al forte ricorso ai finanziamenti tramite indebitamento, (sottocapitlizzazione).

Un simile scenario comporta pertanto un’importante cambio di rotta, supportata da un lato da adeguate politiche economiche finanziarie e dall’altro da una nuova vision del fare impresa da parte delle nostre pmi; in altri termini ciò si traduce in un’attenzione non solo rivolta al semplice processo produttivo ma anche all’analisi dei fabbisogni e agli aspetti prettamente organizzativi finalizzati ad una allocazione ottimale delle risorse necessarie. Una simile logica di impresa deve avere come obiettivo quello di essere in grado di valutare gli effettivi bisogni di finanziamenti utilizzabili, ponendo attenzione alla remunerazione di coloro che hanno conferito il capitale.

Termini come reporting e figure professionali come il controller, il consulente finanziario saranno sempre più presenti e sempre più fondamentali all’interno delle pmi per potersi garantire i finanziamenti da parte delle banche. Strumenti quali il budget e la pianificazione finanziaria dovranno essere implementati al più presto in quelle pmi che ne sono ancora sprovviste perché solo con un adeguato reporting che sia in grado di sostenere valide motivazioni per determinati investimenti/progetti futuri della singola azienda, riusciranno a sostenere e a confrontarsi con l’analisi della probabilità di default da parte delle banche.

Le pmi devono abbandonare la gestione di tipo padronale e familiare e muoversi verso un orientamento sempre più economico finanziario, cultura ormai fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. Solo con un adeguato sistema di controllo di gestione, le imprese saranno in grado di avere un quadro chiaro e preciso dei driver di riferimento ed essere in grado di attuare interventi correttivi con tempestività. In altri termini le pmi si dovranno dotare di un sistema di autodiagnosi economico finanziario in grado di verificare il proprio grado di solvibilità e la propria situazione economica, patrimoniale.
Luca Vanzulli - www.b2corporate.com