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Sun01Feb200916:08
Relazione Parlamento UE su e commerce
La relazione redatta in questi giorni dal Parlamento Europeo rivolge in primo luogo l'attenzione ai seguenti ambiti: il modo in cui Internet ha facilitato i metodi tradizioni di esecuzione delle transazioni commerciali, le nuove opportunità e i nuovi mercati ("mercati senza confini") creati dalla natura stessa di Internet e dal suo sviluppo tecnologico, i problemi e i rischi a cui si trova di fronte il commercio internazionale, il quadro istituzionale e normativo per le transazioni commerciali online, il funzionamento del commercio elettronico nell'UE e su scala mondiale e le sfide affrontate dai paesi in via di sviluppo.

Il commercio internazionale e Internet si influenzano reciprocamente e in modo molto evidente. Internet sta diventando il mezzo più efficace e più popolare per gli scambi commerciali, mentre le transazioni commerciali costituiscono una percentuale significativa dell'uso complessivo di Internet. Considerato che Internet è, per sua stessa natura, un mezzo internazionale di comunicazione, il commercio internazionale e Internet, intesi come processi, sono indissolubilmente legati e si sostengono a vicenda. Tuttavia, problemi come la sicurezza, l'accessibilità, la legalità, il trattamento fiscale e l'affidabilità delle transazioni commerciali elettroniche richiedono negoziati e concertazione a livello internazionale, considerato che Internet non conosce i tradizionali confini geografici.

Internet ha creato nuovi mercati e consente di accedere a mercati che in passato erano chiusi, ha accelerato gli scambi commerciali più di qualunque altro mezzo in passato e ha reso pressoché automatica la consegna di alcuni beni e servizi. Si sono avuti, inoltre, cambiamenti sorprendenti in tutte le fasi delle transazioni commerciali, ma in particolare nella trasmissione o consegna di beni o servizi, dato che ora lo stesso contenuto può essere fornito su un supporto tradizionale (per esempio il software di un computer o un CD), oppure scaricato in formato digitale.

Mentre Internet ha avuto un effetto determinante sugli scambi commerciali di beni e servizi, il grado di cambiamento, misurato in termini quantitativi e qualitativi, varia da un settore all'altro. Per quanto riguarda i beni, Internet ha consentito ai mercati mondiali di emergere, indipendentemente dall'origine e dalla specializzazione. In merito ai servizi, lo straordinario aumento della velocità di trasmissione dei dati attraverso le reti di telecomunicazione ha agito da catalizzatore, tra l'altro, sulla forma e sul contenuto delle transazioni finanziarie, delle libere professioni e del settore della cultura.

Internet riduce le distanze, diminuisce i costi legati alla pubblicità e all'informazione, intensifica la concorrenza a livello globale, rende il prezzo finale di un prodotto o di un servizio più invogliante ed elimina gli ostacoli fisici dello spazio di stoccaggio limitato, delle reti di distribuzione tradizionali e dei confini geografici. Gli operatori commerciali tradizionali non sono in grado di controllare i mercati attraverso i sistemi di distribuzione esclusiva e di divisione del mercato su base geografica. Grazie all'impiego delle piattaforme Internet, ora i consumatori possono vendere beni e servizi ad altri consumatori.

Le condizioni per le piccole e medie imprese sono particolarmente favorevoli, dato che esse hanno a disposizione molte più opportunità di penetrare nei sistemi commerciali esistenti rispetto a quante potevano averne dieci anni fa. Inoltre, il costo di accesso alla catena commerciale sta diminuendo e gli ostacoli giuridici, tecnici e istituzionali legati allo spostamento dei beni e dei servizi sono in fase di superamento. Le imprese possono creare i loro punti vendita su Internet facilmente, rapidamente e a basso costo, ottenendo in tal modo un grado elevato di competitività e la massima penetrazione nei mercati tradizionali.

I vantaggi principali per i consumatori, sia a livello nazionale ed europeo che mondiale, sono la scelta molto vasta di beni e servizi, i prezzi competitivi, un costo della vita inferiore e una migliore qualità della vita. Ora i consumatori hanno la possibilità di confrontare meglio prodotti e servizi, grazie alla disponibilità di maggiori informazioni. L'accesso è possibile 24 ore su 24, da casa o dal luogo di lavoro.

Gli acquisti su Internet fanno nascere nuove sfide per la tutela della sfera privata dei cittadini e dei consumatori. Le preferenze e gli acquisti dei consumatori su Internet sono scrutati da occhi "invisibili". Utenti ignari sono spesso ingannati e sono vittima di truffe. Il furto di denaro elettronico o dei codici PIN delle carte di credito, oppure l'accesso fraudolento ai conti bancari sono alcuni dei reati più frequenti commessi su Internet. Tutti questi fenomeni hanno eroso la fiducia degli utenti nei confronti del commercio elettronico.

Gli scambi commerciali illeciti hanno trovato nuovi canali attraverso i quali potersi diffondere liberamente. Il relatore ritiene che la contraffazione di marchi commerciali, il furto della proprietà intellettuale e la pirateria di opere musicali, cinematografiche e audiovisive siano fenomeni che si estendono anche al commercio su Internet, ma esistevano già nel mondo fisico.

Invocando la tutela dei loro alti principi morali, gli Stati impongono censure dirette o indirette le quali, tuttavia, costituiscono una forma occulta di barriera commerciale.

Le attuali strutture di governo di Internet sono caratterizzate da strumenti gerarchici funzionali e normativi di gestione inadeguati. In ragione del loro carattere ibrido, le sfide attuali e future del commercio globale su Internet devono essere affrontate in un quadro di cooperazione strutturato e basato sul sostegno reciproco, che poggi su sistemi di regole istituzionalizzati.

I negoziati sul commercio elettronico nell'ambito dell'OMC, incentrati sulla controversia riguardante i prodotti il cui contenuto è fornito in formato digitale, in particolare per quanto attiene alla loro classificazione giuridica e all'applicabilità del GATT o del GATS nei loro confronti, non hanno ancora prodotti risultati. La questione della giurisdizione fiscale è anch'essa tutt'ora irrisolta, considerato che non esistono regimi/accordi internazionali in materia di imposizione fiscale applicabili al commercio elettronico.

Gli accordi commerciali plurilaterali, interregionali e bilaterali devono contenere clausole che agevolino il commercio elettronico (una pratica già adottata dai concorrenti commerciali dell'UE). Le reazioni all'ACTA (accordo commerciale anticontraffazione) sono state contrastanti.

Oltre il 50% di tutti i cittadini dell'UE ha, in misura maggiore o minore, beneficiato dei vantaggi offerti dall'accesso Internet a mercati commerciali di piccole, medie o grandi dimensioni. L'UE si è dotata di un quadro normativo che comprende il commercio elettronico, sta attualmente discutendo una revisione del quadro delle telecomunicazioni e mantiene con fermezza la propria posizione, nell'ambito dei negoziati dell'OMC, in merito alla designazione e classificazione del commercio elettronico in conformità ai singoli accordi dell'OMC. L'UE è alla ricerca di partner mondiali per garantire che la dimensione Internet del commercio internazionale sia soggetta a discipline e regole aventi come scopo preminente la liberalizzazione e lo sviluppo di una sana concorrenza e la promozione della sicurezza del commercio mondiale.

Tuttavia, vi sono problemi innati nell'UE che influenzano gli scambi commerciali online, come per esempio la ripartizione del mercato su base geografica, l'imposizione di limitazioni contrattuali alla rete di distribuzione, l'assenza di un regime fiscale comune e l'esistenza di quadri normativi che preservano e favoriscono le pratiche di distribuzione tradizionali. In ragione del coordinamento inadeguato del commercio elettronico europeo, l'UE non occupa una posizione globale all'altezza della sua attuale forza commerciale. Basti menzionare il fatto che solo un piccolo numero di imprese che operano su Internet ha sede nell'UE.

Internet potrebbe costituire il mezzo per colmare il divario tra nord e sud, aprire nuovi canali che mettano in contatto i paesi in via di sviluppo con i sistemi commerciali avanzati, aumentare i loro flussi di esportazioni e superare gli svantaggi tipici legati alle pratiche commerciali tradizionali. I paesi in via di sviluppo, privi di un accesso diretto alle strutture commerciali tradizionali, possono trarre un enorme beneficio dall'uso di Internet. Quello che occorre è aumentare gli investimenti in infrastrutture fisiche e tecniche (computer, software e reti di telecomunicazioni) e gli interventi tesi a superare i punti deboli intrinseci (per esempio i monopoli nel settore delle telecomunicazioni che portano a servizi di scarsa qualità, ma con costi elevati, l'analfabetismo digitale e la mancanza di accesso ai canali internazionali del commercio elettronico), al fine di agevolare l'integrazione armoniosa dei paesi in via di sviluppo nel sistema mondiale degli scambi commerciali.

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