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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO

FACOLTÀ DI ECONOMIA



CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E COMMERCIO

 

COMUNITA’ FINANZIARIE ON LINE:
I MODELLI DI BUSINESS SOSTENIBILE
NEL CONTESTO EVOLUTIVO DELLA RETE

 

 

tesi di laurea di:

Chiara TRUFFA

Relatore: Dott. Prof. SERGIO BORTOLANI
Correlatore: Dott. Prof.ssa ANNA MARIA BRUNO
Correlatore esterno: PIETRO GENTILE

 

 

Torino, 21 novembre 2001

mail to: chiaratruffa@tiscalinet.it

 

 



Capitolo 3
le financial communities



3.2 IL LIVELLAMENTO DELLE ASIMMETRIE INFORMATIVE


Così come le comunità virtuali generiche, ma in modo più accentuato, anche le comunità finanziarie spostano il rapporto di forza dal produttore al consumatore. Esse, aprendo un canale di comunicazione diretto tra questi due soggetti, mettono però in pericolo la sopravvivenza di lungo periodo dei tradizionali intermediari. Cito questo aspetto per evidenziare una delle funzioni più importanti delle comunità finanziarie: esse riducono in misura rilevante l’asimmetria informativa. Tale elemento è proprio uno dei fattori di imperfezione del mercato finanziario, con riferimento particolare al circuito dello scambio diretto. In tale circuito gli scambisti si astengono dallo scambio soprattutto perché dispongono di informazioni limitate o incomplete. Il problema riguarda soprattutto il datore di risorse finanziarie che ha notevoli difficoltà ad ottenere le informazioni sufficienti per valutare i rischi impliciti nelle proposte di scambio dei potenziali prenditore di fondi.

L’asimmetria informativa si esplica in due parti:
1. Adverse selection: si verifica quando il probabile prenditore di fondi è anche colui che gode di minor credito e che quindi è più attivo, presente nella ricerca di fondi. La loro presenza più elevata fa si che il datore di fondi abbia più probabilità di sceglierlo o in alternativa preferisca astenersi dallo scambio. Si verificheranno quindi scambi inferiori rispetto al caso in cui l’informazione fosse stata più forte.
2. Moral hazard o comportamento opportunistico: si verifica quando il prestatario che riceve i fondi è incentivato ad assumere un comportamento lesivo per il datore di fondi, comportamento che può mettere in forse la restituzione di quanto prestato. Il moral hazard può far si che a priori il datore di fondi decida di non prestare, anche se sa che l’investimento è buono.

E’ noto che il tradizionale compito degli intermediari è sempre stato l’immissione all’interno del circuito di scambio diretto e la produzione di tutta una serie di informazioni necessarie a limitare entrambe le problematiche legate all’asimmetria informativa e cercare quindi di aumentare la frequenza degli scambi. L’avvento delle financial communities ha in un certo senso stravolto tutto questo processo ormai consolidatosi da tempo. Infatti le financial communities riescono a livellare le asimmetrie informative in quanto disseminano una grande quantità di informazioni, favorendo così l’espansione e l’efficienza dei mercati. In questa nuova forma di attività finanziaria la figura del tradizionale intermediario non ha più una precisa collocazione, perché è la comunità stessa a svolgere tale funzione.





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3.3. La sfida al cambiamento