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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO

FACOLTÀ DI ECONOMIA



CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E COMMERCIO

 

COMUNITA’ FINANZIARIE ON LINE:
I MODELLI DI BUSINESS SOSTENIBILE
NEL CONTESTO EVOLUTIVO DELLA RETE

 

 

tesi di laurea di:

Chiara TRUFFA

Relatore: Dott. Prof. SERGIO BORTOLANI
Correlatore: Dott. Prof.ssa ANNA MARIA BRUNO
Correlatore esterno: PIETRO GENTILE

 

 

Torino, 21 novembre 2001

mail to: chiaratruffa@tiscalinet.it

 

 



Capitolo 1
le comunita’ virtuali:
una realta’ presente nel mondo odierno



1.2 LE ORIGINI DELLE " VIRTUAL COMMUNITIES"

1.2.1 IN AMERICA

E’ parere comune a molti studiosi di comunità virtuali che la nuova economia o New Economy sia nata negli Stati Uniti, agli inizi degli anni ’70, dalla rete di scambi e relazioni instauratesi tra università, ricerca industriale e governativa, che da sempre hanno consentito agli U.S.A. di essere all’avanguardia nella tecnologia e nello sviluppo mondiale. Le radici di questa rivoluzione si trovano nella cultura economica e sociale americana, strutturata su un forte intervento dello Stato per difendere gli interessi del Paese in ambito internazionale ed in un altrettanto rigore, all’interno del Paese, nel difendere la libera concorrenza e nel valorizzare le capacità individuali. Dopo un’attenta analisi, si può però constatare che le radici di questa rivoluzione non si trovano solo nella mobilità sociale tipica della realtà americana, quanto nella flessibilità dei capitali. Le attività di capital venture, infatti , hanno consentito a molti giovani ricercatori ed imprenditori statunitensi di realizzare molti dei loro progetti all’interno dei quali il rischio è un elemento intrinseco.

In questo quadro generale possiamo collocare l’uso di Internet, strumento che ha iniziato ad essere utilizzato dai ricercatori più di venticinque anni fa per condividere informazioni, collaborare nelle ricerche e scambiarsi messaggi. Quando poi, verso la metà degli anni ’80, nei campus delle università americane si rese disponibile, grazie al passaggio della gestione di Internet al mondo accademico, un nuovo strumento di comunicazione con una elevata potenza intrinseca, si è iniziato a dar vita alle prime comunità interattive di ricerca, cioè comunità di ricerca che non esistevano fisicamente: queste sono le prime comunità virtuali.

Con il passare degli anni tale fenomeno ha acquistato una dimensione sempre crescente. Una delle prime e più solide virtual community nate in America è "THE WELL", una comunità on-line molto vivace e coinvolgente lanciata nel 1985 da un gruppo di appassionati di high – tech della California del Nord, all’interno dei quali spicca il nome di Howard Rheingold.



Prima dell’avvento del web, "The Well" era una Bbs o meglio una Bulletin Board Services e quindi l’accesso era riservato ai suoi abbonati. Con l’avvento di Internet e la sua successiva diffusione su scala mondiale, "The Well" diventa un sottogruppo del cyber space (cioè un villaggio globale); tale nuova collocazione permette di ampliare le possibilità per gli individui di fare parte di una comunità senza però necessariamente diminuire le possibilità di tale comunità in termini di interazione sociale. Alla fine dello scorso decennio, "The Well" vantava più di 10.000 utilizzatori. Il messaggio principale che questa comunità ha lanciato è che le reti creano una certa connessione tra le persone. Già dai primi mesi di vita di questa comunità si è capito l’importanza dei contenuti generati dai membri della comunità durante i loro dialoghi. Ancora oggi è una comunità assolutamente attiva, anche se si sta spostando sempre più verso l’area dei servizi, per quanto se ci si spinge a navigare tra le sue aree di discussione si possa respirare un’aria quasi tendente all’esclusività, un tono elevato e la costante presenza di personaggi di spicco. Rappresenta il "cult" nell’ambito delle comunità virtuali.

Dal 1986 ad oggi negli U.S.A. è nato un numero incalcolabile di comunità virtuali, sia community business oriented che semplici comunità di dialogo, nei quali la motivazione commerciale è stata del tutto assente fino alla nascita dei servizi on – line quali "America on-line. Compuserve, ecc…". Ed è così che il WWW (world wide web) si avvia a divenire la piazza cittadina collettiva; infatti negli Stati Uniti è ormai all’ordine del giorno rivolgersi alle comunità web per venire incontro alle proprie esigenze personali, sociali e professionali. Negli Stati Uniti del "New Millennium" i personal computer sono ampiamente diffusi non solo in ambito lavorativo, ma anche presso le famiglie che utilizzano questo strumento per comunicare ed accedere a dati ed informazioni il cui reperimento con i normali strumenti a disposizione di tutti sarebbe molto più difficoltoso.

Di fatto, il profilo degli utenti di rete nel mercato in questione tende sempre più a coincidere con quello della popolazione in generale. Partendo da questi presupposti posso affermare con certezza che in America il successo commerciale on – line spetterà alle comunità in grado di soddisfare una molteplicità di esigenze sia commerciali che sociali.


1.2.2 IN ITALIA

In un articolo datato maggio 1999 scritto da Stefano Micelli, professore dell’Università degli Studi di Udine si leggeva:
"In Italia abbiamo assistito nel corso degli ultimi tre anni al proliferare di iniziative in rete. Le aziende hanno promosso siti di comunicazione istituzionale, hanno esposto cataloghi multimediali, in alcuni casi hanno provato a dialogare con la distribuzione. Molte città si sono dotate di reti civiche in grado di fornire informazioni e servizi utili al cittadino. Importanti quotidiani nazionali hanno avviato siti on-line che erogano servizi avanzati a livello dei loro diretti concorrenti americani. Anche importanti istituzioni politiche hanno sviluppato una propria presenza in rete, aumentando la trasparenza e la leggibilità del loro operato. Pochissime di queste iniziative, però, hanno cercato di valorizzare il potenziale dialogico/interattivo della rete. Pochissimi siti hanno spazi e strumenti dedicati all’interazione fra utenti: sono ancora meno quelli che fanno tesoro dei materiali prodotti in rete per alimentare un processo di aggiornamento dei contenuti pubblicati on-line. Praticamente nessuno ha i veri connotati delle comunità on-line…."
Fortunatamente la situazione dal 1999 ad oggi si è evoluta.

Ai giorni nostri, anche in Italia, come in America, Internet si sta trasformando in un mezzo di comunicazione di massa, nonostante il nostro Paese risenta ancora di un significativo ritardo nel processo di diffusione dell’alfabetizzazione informatica. Seguendo lo stesso processo evolutivo americano, anche in Europa, il futuro di Internet è stato inizialmente legato alla diffusione dell’uso della rete all’interno della cultura universitaria. Oggi però è fondamentale a tal fine che l’uso della rete si diffonda anche all’interno della cultura popolare. In caso contrario c’è il rischio che venga a formarsi una spaccatura sociale tra i soggetti ricchi e quelli poveri di informazioni, elemento questo che rischia di essere la variabile decisiva per le differenze di classe nell’era dell’informazione.

Ormai in tutto il mondo l’opportunità di accesso alla rete rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere a livello generale, e non solo tra gli informatici o gli studenti universitari, la cultura del "www"; l’unica differenza è che in America questa necessità era sentita quindici anni fa e ormai praticamente in ogni casa c’è un personal computer collegato alla rete. Con questi presupposti anche in Italia sta esplodendo, in questi mesi, il fenomeno "community" che si sta sviluppando di pari passo con l’evolversi della rete. Fino ad un anno fa l’idea più diffusa tra gli esperti era che non vi erano esempi di comunità italiane di un certo interesse, soprattutto a causa di un atteggiamento piuttosto superficiale e dilettantesco nel gestirle, elemento che portava ad una loro implosione. Oggi invece si può affermare con certezza che anche in Italia sono nate importanti iniziative di comunità on-line, grazie anche alla ricchezza dei contenuti della nostra cultura.

digiland

E’ una specie di arcipelago virtuale, costituito da una serie di isolette, ognuna delle quali è rappresentata da un’area tematica e ha un porto con più approdi. E’ la comunità virtuale di Italia on-line, uno dei maggiori Portali Internet italiani., che per la sua idealizzazione ha seguito gli esempi americani di Geocities e Tripod. Prima di entrare a far parte di questa comunità è necessaria una registrazione iniziale, durante la quale occorre compilare una scheda fornendo dati e profilo personale, in modo da scegliere l’isola più appropriata. Tra le possibilità offerte all’interno delle varie tematiche quali ad esempio: arte e letteratura, computer ed Internet, musica e spettacolo ecc….

pegacity


"Dove sei arrivato? In una Comunità virtuale, nella città virtuale italiana del ciuchino alato… qui sei in un posto diverso da tutti gli altri, perché ci sono certamente dei servizi, ma trovi soprattutto degli amici…"

Queste sono le prime parole che Pegacity utilizza per accogliere i nuovi arrivati all’interno della comunità. Pegacity è una vera comunità perché non vuole essere solo una "città dormitorio" dove gli iscritti si approfittano della gratuità per avere le proprie pagine on-line, ma gli ideatori vogliono che sia un posto dove ognuno si arricchisca dell’altro, nel pieno rispetto delle diversità. Attualmente Pegacity ha 11.517 iscritti e al suo interno ha una struttura ben definita con un Consiglio, un Municipio, un Anagrafe, un albo delle delibere comunali, un’area informativa ed una dettagliata suddivisione in rioni. All’interno di tale comunità si impara a convivere in rete con persone di ogni tipo, limitando le differenze e smussando gli angoli dei propri retaggi per perseguire il sogno comune di reazione di uno spazio di dialogo tutto di proprietà dei membri e lontano da condizionamenti classici delle realtà comuni. Come ogni comunità virtuale che si rispetti, prima di iscriversi e bene fare una giro di tutti i rioni in modo da scegliere quello più adatto alle proprie esigenze, soprattutto perché una volta scelto, il rione non può più essere modificato se non in casi eccezionali.

clarence


Nata da un progetto di Gianluca Neri e Roberto Grassilli, redattori dello scomparso settimanale satirico "Cuore", si distingue per la grafica raffinata e l’originalità dei contenuti. Nel messaggio iniziale di benvenuto tale comunità ama definirsi come "una città mai congelata e perfetta perché sempre aperta a chi ci vorrà abitare ma anche a chi la attraverserà distrattamente". Infatti per usufruire dei servizi di tale comunità non è necessaria una registrazione, più volte io stessa ho usufruito dei suoi servizi senza essere un membro effettivo della comunità. La sua filosofia editoriale garantisce la privacy degli utenti e la sua estraneità da ogni coinvolgimento partitico e punta all’internazionalità e alla reale interattività e interazione con altri media.


1.2.3 UN CONFRONTO: comunità virtuali italiane ed americane, perché vi è un ritardo di alcuni anni?

Anche se le comunità in rete costituiscono oggi un fenomeno essenzialmente americano, come abbiamo visto dal paragrafo precedente, anche in Italia possono essere considerate il futuro della rete. Fino a qualche tempo fa molti affermavano che l’applicazione in grado di rendere la Rete universale fosse la posta elettronica, ai giorni nostri invece inizia a prendere piede l’idea che tale strumento sia il mezzo principale attraverso cui partecipare alle comunità virtuali, cioè per entrare nel mondo informativo chiamato "Below the Web" , costituito da mailing list, newsletter, forum, chat, news group ecc…. Pertanto la posta elettronica può essere considerata il mezzo necessario ma non sufficiente per lo sviluppo di uno strumento le cui potenzialità sono enormi perché non necessitano di sistemi particolarmente sofisticati per farne parte e/o per trarne beneficio. Connotare geograficamente le comunità virtuali può sembrare paradossale perché una delle loro caratteristiche fondamentali è proprio quella di essere a disposizione di tutti quelli che hanno la possibilità di accedere alla rete, a prescindere da confini geografici.

Tuttavia l’egemonia americana in questo settore è palese. Quali potrebbero esserne le motivazioni?

La ragione principale dell’avanguardia d’oltreoceano consiste nel fatto che gli Americani sono piuttosto incapaci a creare comunità nel mondo reale. Pertanto hanno aggirato tale incapacità con le comunità virtuali, considerate l’ultima possibilità per rivivere una piacevole conversazione o relazione, elemento che si sta perdendo nella vita quotidiana cosiddetta off-line. Oggi buona parte dei cittadini americani percepisce la rete come uno spazio di partecipazione e di condivisione del proprio vissuto individuale, cioè uno spazio per la creazione di nuove dimensioni di vita collettiva.

E quali le motivazioni dell’arretratezza italiana?
Nel nostro Paese è ancora diffuso il "timore dell’innovazione".

Anche se l’accesso ad Internet è ormai diventato un elemento ordinario, esso sembra ancora in qualche modo condizionato e viziato dal carattere fortemente conservatore della nostra cultura e mentalità. Il timore di "covare" potenziali membri di news group pornografici o creatori di virus nel www favorisce atteggiamenti di controllo secondo una logica non democratica; elemento questo che va non solo contro la stessa natura della rete ma che "non favoriscono l’affermarsi di quel terreno intellettuale fertile per dare anche al nostro paese un ruolo di primo piano nell’evoluzione di Internet". Questo potrebbe anche creare forti ostacoli alle possibilità di realizzare casi imprenditoriali di successo, quali in America ad esempio Yahoo, Short Message System, ecc… .

Le lacune della cultura italiana si manifestano anche nei costi e nelle tariffe di accesso ad Internet, proporzionalmente più elevate rispetto a quelle di altri paesi. Vi è poi una ulteriore causa dell’arretratezza del "community world" in Italia: agli italiani piace meno, rispetto agli americani, il rapporto mediato del computer e ricercano maggiormente il rapporto diretto. La rete viene percepita non come strumento per interagire ed unire o condividere ciò che è separato (ad esempio le conoscenze di un individuo in merito ad un determinato argomento), ma per separare ciò che oggi è unito e il personal computer è quindi considerato un ostacolo alle relazioni sociali ed ai rapporti interpersonali. La nostra cultura invece, tende a privilegiare, come ho già ribadito prima, il rapporto più diretto ed immediato, il cosiddetto "face to face" e questo è proprio il principale motivo dello straordinario successo della telefonia cellulare, fenomeno che in Italia ha raggiunto livelli di molto superiori rispetto a qualsiasi altro Paese. Nonostante questi motivi in Italia il Web è più che pronto ad ospitare comunità on-line e penso che nei prossimi anni il fenomeno esploderà e le comunità avranno il loro peso anche nella nostra società.






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1.3 - Perchè entrare a far parte di una comunità virtuale