2.1 Descrizione
La mania del trading online sembra ormai aver contagiato in maniera
pressoché totale anche il Vecchio Continente: sorta a metà
degli anni ’90 negli Stati Uniti – notoriamente un paese con una tradizione
informatica e finanziaria più avanzata e senza dubbio molto
più “popolare” che sull’altra sponda dell’Atlantico – solo
dal 1998 ha iniziato a suscitare anche in Italia l’interesse di alcune
banche e SIM pioniere (prime fra tutte Directa SIM, operante sin dal
1998 e oggi una realtà in grado di competere con grandi e affermate
istituzioni come San Paolo-IMI, Cariplo e Banca Sella). Oggi, complici
anche una Borsa estremamente effervescente e un calo sempre più
marcato nei rendimenti degli strumenti di investimento tradizionali
(BOT in testa), nessuna istituzione finanziaria medio-grande può
più permettersi di prescindere da un’offerta di trading online,
o quantomeno di home banking.
Questa situazione è la risultante di due forze distinte
ma non contrapposte e, anzi, spesso orientate verso la stessa direzione:
- Internet: è un dato di fatto che senza la crescita
nella tecnologia e nei contenuti di Internet e la sua evoluzione
verso una sempre maggiore sicurezza e affidabilità non si
sarebbe mai pensato di comprare neanche uno spillo da un sito Web,
figuriamoci lotti di azioni del controvalore, talvolta, superiore
al miliardo. Discesa vertiginosa nei prezzi dei computer, abbonamenti
regalati o addirittura pagati (da parte del provider…), modem dal
costo di una cena in pizzeria sono inoltre politiche – magari non
sostenibili nel medio-lungo periodo – che hanno portato ad un vero
e proprio “boom” di accessi, di cui si prevede una crescita ancora
più veloce nei prossimi anni (non dimentichiamo che l’Italia,
con il suo 3% scarso di famiglie collegate, è tra gli ultimi
posti nella classifica dei paesi industrializzati per tasso di penetrazione
della Rete). La cultura di Internet ha inoltre spinto sempre maggiori
utilizzatori a cambiare radicalmente le proprie abitudini: trascorrere
pomeriggi o nottate di fronte ad un computer connesso è sempre
più frequente, non solo tra i giovani, mentre nel contempo
è cambiato l’atteggiamento stesso nei confronti delle informazioni
e del loro valore.
- Finanza Personale: sono davvero finiti i tempi in cui l’investitore
italiano si poteva trastullare con guadagni in conto capitale a
due cifre – anche se poi l’inflazione gli mangiava quasi tutto –
e la borsa era una giungla misteriosa abitata solo da scaltri speculatori
e Grandi Famiglie: adesso un semplice conto corrente (non a caso
collegato di solito ad un offerta di trading online) rende più
dei Titoli di Stato e “l’investimento sicuro” a rendimento garantito
e rischio pressoché nullo è ormai solo un ricordo
sbiadito per nostalgici dei BOT e della “old economy”. Anche il
ruolo del broker, un tempo custode di arcane conoscenze, subisce
gli effetti di questa rivoluzione: la gestione “fai-da-te” del patrimonio
personale ha spiazzato – per ora – i “vecchi” gestori di portafoglio,
che restano per lo più a guardare alla finestra leccandosi
le ferite di una battaglia già persa in partenza.
Le due tendenze citate, innegabilmente correlate e anzi reciprocamente
rafforzate, hanno portato alla nascita e allo sviluppo del trading
online: sintetizzando e componendo gli elementi sin qui considerati
e le informazioni provenienti dalla Rete stessa, è possibile
definirlo come
un’insieme integrato di servizi finanziari evoluti
volti a soddisfare le nuove esigenze di finanza personale, principalmente
per quanto riguarda gli investimenti azionari
Analizziamo in dettagli questa definizione, estrapolandone i concetti
più significativi:
- il trading online deve per forza di cose essere un “insieme integrato
di servizi”: il semplice conto corrente, la moderna piattaforma di
trading, l’ home e/o phone banking, la consulenza finanziaria non
possono vivere slegati dagli altri elementi che compongono l’offerta:
è necessario che le basi, tecnologiche prima di tutto ma anche
legali e “umane”, siano emanazione di una stessa struttura che “porti
per mano” l’investitore all’interno di questo nuovo mondo e rappresenti,
in ogni attimo della sua vita online, il più fulgido punto
di riferimento. Chiaramente questo non significa che sono da escludere
joint ventures fra diverse realtà o – ad esempio per SIM che
non possono svolgere funzioni di intermediazione del credito – accordi
fra banche e altri e altri players del mondo finanziario: è
però necessario che tutte le entità protagoniste dell’offerta
di trading si presentino con un unico “vestito” e soprattutto eliminino
duplicazioni di struttura e frizioni burocratiche fra un soggetto
(es. SIM) e un altro (es. banca);
- l’offerta riguarda “servizi finanziari evoluti”: con questo termine
si intendono tutti quegli strumenti che consentono una gestione estremamente
dinamica, economica e semplice del proprio patrimonio, quali ad esempio
l’ home banking – ovvero la possibilità di controllare e operare
sui propri conti direttamente dal computer di casa – l’apertura l’operatività
di conti in valuta, la personalizzazione del conto corrente, oltre
ovviamente a Bancomat, Carta di Credito e altri strumenti di pagamento.
A proposito di questo argomento, è molto importante dedicare
la corretta attenzione allo studio e allo sviluppo di mezzi di pagamento
appositamente pensati e progettati per Internet. Il ragionamento è
molto semplice: il fruitore tipo dei servizi di finanza online è,
senza ombra di dubbio, quantomeno un utilizzatore mediamente esperto
della Rete e, soprattutto, è disposto a comprare e fare shopping
online. Basta questa semplice descrizione per capire che il cliente
del settore trading è allo stesso tempo il target ideale per
le offerte di nuovi servizi di pagamento e, anzi, è proprio
alle sue esigenze e al suo comportamento che bisogna pensare in fase
di progettazione dei “soldi del futuro”;
- tutti i servizi offerti devono essere pianificati e progettati tenendo
conto delle “nuove esigenze di finanza personale”: il cliente-trader
è convinto – forse a torto… – di essere molto più smaliziato
ed esperto di un tempo, e comunque il suo rapporto nei confronti della
Borsa e del mondo finanziario in generale è senza ombra di
dubbio molto meno “timido”, fino a rasentare a volte un’aggressività
da speculatore consumato. Il broker deve dunque tenere conto di questi
cambiamenti e offrire un insieme di prestazioni correlate che permettano
al proprio utente di realizzare in pieno il proprio potenziale di
investimento: le lamentele più frequenti riguardano infatti
le carenze – per lo più da un punto di vista tecnico – di una
piattaforma di trading che promette mari e monti ma che talvolta non
consente neanche le più elementari e semplici operazioni di
mercato. Inoltre, la velocità con cui viaggiano le informazioni
– principalmente per passaparola, di gran lunga il più potente
strumento di marketing presente su Internet – e la voracità
nel fagocitare le novità cui Internet ci ha ormai abituati,
portano alla creazione di un circolo virtuoso (o, se lo si guarda
da un’altra angolatura, vizioso…) fra l’offerta di nuovi strumenti
e il sorgere di nuove e sempre più evolute esigenze, obbligando
il fornitore di operatività online a variare e tenere costantemente
aggiornato il proprio bouquet di servizi finanziari;
- il fulcro intorno al quale ruota tutto quanto il meccanismo del
trading online è l’”investimento azionario”: questo semplice
assunto, apparentemente ovvio e banale, merita invece uno studio più
attento e approfondito. Il mercato borsistico – o meglio i mercati,
dal momento che ormai è impensabile limitare l’operatività
dei propri clienti alla sola Piazza Affari – è e resterà
sempre un “oscuro oggetto del desiderio”, il cui funzionamento ultimo
probabilmente mai nessuno riuscirà a spiegare in maniera soddisfacente:
ciononostante, il broker deve convincere – dando per scontate, chiaramente,
le effettive capacità di analisi della propria struttura –
i clienti di conoscere a fondo le dinamiche del mercato, di saperle
dominare e di rappresentare, in fin dei conti, un vero e proprio “consigliere”
da cui trarre ispirazione. Gli strumenti per raggiungere tale risultato
sono molteplici, così come molteplici sono i canali da utilizzare:
report e analisi, studi grafici semplici ma accurati e “giusti” sul
proprio sito web, una newsletter con cadenza periodica nella casella
email dell’utente, una buona reputazione (o un accordo con società
di analisi dalla chiara fama) e un’immagine vincente nei mezzi di
informazione e nel “passaparola”. In più, chi offre finanza
online deve ereditare dal “vecchio” modo di fare trading la capacità
di rassicurare il proprio utente nei momenti più bui e difficili:
sarebbe un errore ritenere infatti che l’apparente impersonalità
di Internet possa portare ad una diminuzione delle proprie responsabilità
e del proprio coinvolgimento, e anzi proprio la mancanza di un contatto
diretto fra esseri umani obbliga la società di intermediazione
a offrire il maggior numero di “appigli” (numeri verdi, email personalizzate,
consigli di esperti) a cui i propri clienti possano aggrapparsi quando
tutto sembra perduto.
Per concludere questa sintetica descrizione del trading online
è a nostro avviso importante spendere alcune parole su un
aspetto che verrà affrontato con maggiore attenzione nel
prossimo capitolo ma di cui comunque è importante avere anche
una visione “panoramica” e generale: la questione tecnologica. A
volte si dimentica che tutte le innovazioni finanziarie ed economiche
che hanno caratterizzato questa fine di millennio – e che senza
ombra di dubbio caratterizzeranno anche il prossimo – sono frutto
di una più generale e ampia rivoluzione nel settore informatico,
nata nei laboratori delle più avanzate agenzie di ricerca
statunitensi e oggi entrata prepotentemente nella vita quotidiana.
Internet, la telematica e più in generale la diffusione del
Personal Computer rappresentano senza dubbio alcuno il “motore”
senza il quale lo stesso trading online – che forse rappresenta
uno degli sviluppi più complessi di tutto il meccanismo –
sarebbe stata pura fantascienza: tale fondamentale presa di coscienza
obbliga, nel concreto delle scelte strategiche e tattiche, tutti
i soggetti che ambiscono ad un ruolo di primo piano in questo settore
a rafforzare in maniera decisa e mirata la propria struttura tecnologica.
Lo svecchiamento del proprio parco macchine, l’aggiornamento del
software e la riqualificazione del personale sono però solo
l’aspetto più evidente e, tutto sommato, banale del necessario
rinnovamento: nel breve-medio periodo è necessario trovare
e affinare un nuovo modo di relazionarsi con la tecnologia – e con
i propri clienti, estremamente informati e desiderosi di sperimentare
sempre gli ultimi ritrovati – tale da fornire un’immagine moderna,
dinamica e, in fin dei conti, vincente, della propria struttura
e di tutti i servizi proposti. In conclusione, dunque, il broker
online non deve solo essere, per gli utenti, un mero fornitore di
servizi finanziari, per quanto avanzati questi possano essere, bensì
un vero e proprio partner tecnologico e finanziario che convogli
attraverso un unico canale tutti i prodotti e le informazioni necessarie
per navigare senza ostacoli nella “new economy”.
Prossimo: Gli strumenti
|