5.4 La comunità di utenti: analisi e riflessioni
La grande potenza di Internet, prefigurata dai suoi creatori e teorizzata
oggi da molti studiosi, non consiste tanto nell’evoluzione tecnologica
fine a se stessa o nel continuo miglioramento e perfezionamento di
nuovi gadget digitali, utili e belli in quanto tali: la tecnologia,
la scienza, la ricerca sono infatti al servizio di un più ampio
e importante progetto, al centro del quale si pone l’uomo e che ha
come scopo ultimo quello di fornire gli strumenti più raffinati
e potenti per aumentare le possibilità di comunicazione fra
gli individui e realizzare il pieno potenziale culturale e sociale
della più ampia fetta di popolazione mondiale. A costo di essere
ripetitivi, è importante notare ancora una volta come siano
proprio le comunità virtuali di utenti a rappresentare oggi
il mezzo migliore per concretizzare questi obiettivi attraverso la
Rete, ed è per questo che ogni sito Web dovrebbe, oggi, puntare
molto sull’aggregazione e unione del proprio capitale di utenti introno
ad alcuni interessi, passioni o argomenti particolarmente agglomeranti.
È questa dunque la strada che anche FantaStock ha scelto di
intraprendere sin dagli albori, cercando attraverso tutti gli strumenti
tecnologici e psicologici di proporsi come piccolo ma dinamico punto
di incontro per individui dal bagagli culturale e personale molto
diverso ma comunque interessati ad un argomento comune, ovvero la
finanza online.
Questo approccio è inoltre molto interessante per lo studio
qui condotto. Una comunità omogenea di utenti è infatti
un “oggetto” molto più semplice da studiare che un insieme
eterogeneo e disorganizzato di individui: un approccio sistemico al
problema rende infatti molto più semplice l’analisi, che si
può avvalere di strumenti quali i sondaggi, i forum di discussione
o lo studio aggregato dei comportamenti per tracciare un quadro il
più possibile completo dell’utilizzatore medio del servizio
(in questo caso l’investitore). Per tornare dunque alla nostra discussione
sui metodi di analisi e previsione del comportamento introdotta nel
primo paragrafo di questo capitolo, l’unione fra “studio aggregato
degli utenti” e “comunità virtuale” si traduce in un potentissimo
strumento per profilare svariate tipologie di utenza e, conseguentemente,
preparare diversi approcci al problema del trading online.
In concreto, i migliori risultati in questo campo sono stati ottenuti,
su FantaStock, attraverso la preparazione di un questionario, rivolto
a tutti gli utenti, che si prefiggeva lo scopo di identificare in
maniera il più possibile chiara e circostanziata gli ostacoli
principali al trading online in Italia. Il metodo di raccolta dei
dati, prevedendo la registrazione del voto per utente e dunque limitando
la possibilità di voti multipli o di altro tipo di “rumore”
nel processo di collazione delle informazioni, si è rivelato
molto valido sia per quanto riguarda l’affidabilità dei risultati
che per quanto concerne la comodità di utilizzo da parte
dei partecipanti all’iniziativa. Il numero totale di intervistati
è stato di 246. I risultati ottenuti sono sintetizzati nel
grafico seguente:
Analizzando in dettaglio i singoli punti, è possibile notare
alcuni aspetti molto interessanti:
1) l’ostacolo principale indicato dalla maggior
parte degli intervistati (38%) è la sicurezza. Come già
ricordato nel secondo capitolo, l’affidabilità della transazione
e la certezza di poter agire senza preoccupazioni è sicuramente
uno degli elementi che principalmente preoccupano gli utenti di
qualunque tipo di servizio online, ancora di più se esso
si traduce in un movimento di denaro. Se dunque l’importanza di
questo elemento è già stata evidenziata altrove in
questo stesso studio, preme qui far notare la evidente scarsa fiducia,
da parte dell’investitore medio italiano, nei confronti delle istituzioni
finanziarie che decidono di avviare un’iniziativa di trading (o
banking) online. Questo dato, oltre che sintomatico di una precisa
convinzione nei riguardi di uno specifico settore della vita su
Internet, potrebbe però derivare anche da una più
generalizzata convinzione di scarsa affidabilità del mezzo
in generale: questa interpretazione del dato, a nostro avviso, potrebbe
essere forse più vicina alla realtà della precedente
dal momento che il navigatore medio italiano dimostra un’accoglienza
abbastanza fredda nei confronti di tutti i nuovi strumenti della
Rete (pensiamo ad esempio alle aste online, letteralmente esplose
in molti Paesi del mondo ma poco sviluppate in Italia). Sebbene
dunque il problema della sicurezza riguardi l’intero settore di
Internet, le istituzioni finanziarie - in quanto portatrici di interessi
ed esigenze molto evoluti ed avanzati - possono fare molto per aumentare
il grado di fiducia degli utilizzatori ed investitori italiani puntando
su più ingenti investimenti nel settore della sicurezza e
su una più mirata ed attenta campagna di marketing in questo
settore;
2) il problema principale del trading online
in Italia indicato dal 25% degli intervistati è quello di
un’offerta scarsa. Questo punto, riteniamo, merita un’analisi attenta
a approfondita. Pare infatti abbastanza strano che il pubblico di
potenziali investitori indichi come secondo ostacolo alla diffusione
della finanza via Internet l’assenza di un’adeguata scelta di prodotti,
quando sembra piuttosto che, soprattutto nella seconda metà
del 2000, l’Italia sia stata invasa da una miriade di offerte e
proposte per operare in Borsa dal proprio PC. Questo apparente paradosso
può essere però superato se si tiene conto di due
fondamentali elementi:
- analizzando attentamente
il mercato italiano, ci si accorge facilmente che in realtà
l’offerta di trading online sia nella mani di poche banche, e per
di più non molto conosciute (senza nulla togliere alla professionalità
di istituti quali il Banco di Brescia o la Banca del Salento). Se
questa scelta può essere giustificata e compresa con l’esigenza,
da parte delle grandi banche, di “mandare in avanscoperta” i concorrenti
meno grandi e più agili, è inevitabile che una siffatta
strategia non si traduca in un’impressione, nell’utente, di un’offerta
scarsa e di una - talvolta incomprensibile - ritrosia ad entrare
nel mercato da parte delle realtà più affermate e
importanti del paese;
- è inoltre importante
considerare anche la strategia di marketing seguita da tutti gli
operatori del settore, che hanno scelto di presentarsi con offerte
oggettivamente molto convenienti per cercare di raggiungere una
elevata massa di utenti, così da poter subito conquistare
terreno, rispetto ai concorrenti “ritardatari”, in un mercato ancora
relativamente vergine. Queste scelte, però, si sono spesso
rivelate un boomerang dal momento che le promesse fatte in campagna
promozionale vanno mantenute, ed è chiaramente molto difficile
riuscire a conservare standard qualitativi molto alti quando la
domanda cresce linearmente (e molto rapidamente) ma i costi per
l’infrastruttura tecnologica adeguata seguono un andamento esponenziale
(o per meglio dire “a gradini”, dove però il salto fra un
gradino e il successivo cresce con l’aumentare del numero di utenti
da servire). Ecco dunque che l’ostacolo “offerta scarsa” potrebbe
riferirsi non tanto alla quantità e alla diversificazione
dei prodotti sul mercato, quanto piuttosto a limiti qualitativi,
soprattutto per quanto riguarda gli aspetti meramente tecnici (pensiamo
in particolar modo alla lentezza di collegamento), dei prodotti
già presenti;
3) i due successivi ostacoli, ovvero “mentalità
e “diffusione di Internet” indicati rispettivamente dal 18% e dal
12% degli intervistati, possono essere considerati congiuntamente
essendo intimamente correlati fra di loro. In primo luogo, però,
è necessario spiegare che cosa si intende con “mentalità”:
con questo concetto si vuole intendere quell’atteggiamento mentale
per cui, sia da parte del cliente che da parte del fornitore di
servizi c’è, ancora oggi, una certa reticenza a considerare
Internet e gli strumenti altamente avanzati in genere un valido
- e soprattutto sicuro - sostituto dei vecchi supporti cartacei
o dell’intermediazione “vis a vis”. In questo senso, dunque, si
realizza un circolo vizioso fra una mentalità chiusa alle
novità tecnologiche e la scarsa diffusione di Internet (o
comunque dello strumento concreto che consente l’introduzione delle
novità): basterebbe un minimo sforzo intellettuale da parte
di una più ampia fetta di popolazione e questo stesso circolo
si trasformerebbe in un meccanismo virtuoso per cui il cambiamento
di atteggiamento nei confronti delle nuove tecnologie creerebbe
nuove esigenze e bisogni che a loro volta alimenterebbero in maniera
autonoma una crescita - non solo nel settore tecnologica - ben superiore
a quella che stiamo sperimentando oggi in Italia e in generale in
Europa. Anche in questo campo, come è possibile intuire dal
risultato del sondaggio, il settore della finanza può e deve
fungere da volano per uno sviluppo più completo e rapido
dell’intera economia del Paese: un positivo cambiamento della mentalità
di tutti gli operatori del mondo del credito e degli investimenti
- dal cassiere allo sportello fino al manager e all’amministratore
delegato - e un più massiccio utilizzo di tecnologia in ambito
professionale - tecnologia vera, e non macchine obsolete acquistate
per aiutare non si sa quali aziende in crisi o per compiacere l’una
o l’altra forza politica - potrebbero essere senza dubbio la molla
principale di un reale balzo nel futuro per l’intera società,
rappresentando uno stimolo e un modello per tutti gli altri settori
economici della nazione.
In conclusione di questa breve analisi dei risultati del sondaggio
realizzato su FantaStock, ci preme mettere in evidenza un punto
finale, solo in apparenza meramente metodologico: lo stesso successo
di partecipazione al sondaggio, infatti, rappresenta un ulteriore
conferma di quanto la domanda italiana di servizi finanziari online
sia ansioso di ricevere un’adeguata offerta di servizi in grado
di soddisfare tutte le esigenze nate dalla rivoluzione tecnologica
ed informatica degli anni ’90. Questo sondaggio - come tanti altri
presenti sul Web, la maggior parte dei quali, come questo, nati
da iniziative private di singoli appassionati - ha forse rappresentato
per molti una piccola “valvola” per sfogare quelle più o
meno grandi frustrazioni tipiche di chi si aspetta grandi risultati
e servizi all’avanguardia (teoricamente, tecnologicamente ed economicamente
possibili, si badi bene) ma non sempre, per i più svariati
motivi, riesce ad ottenere quanto si attendeva.
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