Trading Online: Mutamenti in Atto, Opportunità per il futuro
Tesi di Laurea di Silvio Porcellana


Il "caso" FantaStock



5.4 La comunità di utenti: analisi e riflessioni

La grande potenza di Internet, prefigurata dai suoi creatori e teorizzata oggi da molti studiosi, non consiste tanto nell’evoluzione tecnologica fine a se stessa o nel continuo miglioramento e perfezionamento di nuovi gadget digitali, utili e belli in quanto tali: la tecnologia, la scienza, la ricerca sono infatti al servizio di un più ampio e importante progetto, al centro del quale si pone l’uomo e che ha come scopo ultimo quello di fornire gli strumenti più raffinati e potenti per aumentare le possibilità di comunicazione fra gli individui e realizzare il pieno potenziale culturale e sociale della più ampia fetta di popolazione mondiale. A costo di essere ripetitivi, è importante notare ancora una volta come siano proprio le comunità virtuali di utenti a rappresentare oggi il mezzo migliore per concretizzare questi obiettivi attraverso la Rete, ed è per questo che ogni sito Web dovrebbe, oggi, puntare molto sull’aggregazione e unione del proprio capitale di utenti introno ad alcuni interessi, passioni o argomenti particolarmente agglomeranti.
È questa dunque la strada che anche FantaStock ha scelto di intraprendere sin dagli albori, cercando attraverso tutti gli strumenti tecnologici e psicologici di proporsi come piccolo ma dinamico punto di incontro per individui dal bagagli culturale e personale molto diverso ma comunque interessati ad un argomento comune, ovvero la finanza online.
Questo approccio è inoltre molto interessante per lo studio qui condotto. Una comunità omogenea di utenti è infatti un “oggetto” molto più semplice da studiare che un insieme eterogeneo e disorganizzato di individui: un approccio sistemico al problema rende infatti molto più semplice l’analisi, che si può avvalere di strumenti quali i sondaggi, i forum di discussione o lo studio aggregato dei comportamenti per tracciare un quadro il più possibile completo dell’utilizzatore medio del servizio (in questo caso l’investitore). Per tornare dunque alla nostra discussione sui metodi di analisi e previsione del comportamento introdotta nel primo paragrafo di questo capitolo, l’unione fra “studio aggregato degli utenti” e “comunità virtuale” si traduce in un potentissimo strumento per profilare svariate tipologie di utenza e, conseguentemente, preparare diversi approcci al problema del trading online.

In concreto, i migliori risultati in questo campo sono stati ottenuti, su FantaStock, attraverso la preparazione di un questionario, rivolto a tutti gli utenti, che si prefiggeva lo scopo di identificare in maniera il più possibile chiara e circostanziata gli ostacoli principali al trading online in Italia. Il metodo di raccolta dei dati, prevedendo la registrazione del voto per utente e dunque limitando la possibilità di voti multipli o di altro tipo di “rumore” nel processo di collazione delle informazioni, si è rivelato molto valido sia per quanto riguarda l’affidabilità dei risultati che per quanto concerne la comodità di utilizzo da parte dei partecipanti all’iniziativa. Il numero totale di intervistati è stato di 246. I risultati ottenuti sono sintetizzati nel grafico seguente:

Analizzando in dettaglio i singoli punti, è possibile notare alcuni aspetti molto interessanti:

    1) l’ostacolo principale indicato dalla maggior parte degli intervistati (38%) è la sicurezza. Come già ricordato nel secondo capitolo, l’affidabilità della transazione e la certezza di poter agire senza preoccupazioni è sicuramente uno degli elementi che principalmente preoccupano gli utenti di qualunque tipo di servizio online, ancora di più se esso si traduce in un movimento di denaro. Se dunque l’importanza di questo elemento è già stata evidenziata altrove in questo stesso studio, preme qui far notare la evidente scarsa fiducia, da parte dell’investitore medio italiano, nei confronti delle istituzioni finanziarie che decidono di avviare un’iniziativa di trading (o banking) online. Questo dato, oltre che sintomatico di una precisa convinzione nei riguardi di uno specifico settore della vita su Internet, potrebbe però derivare anche da una più generalizzata convinzione di scarsa affidabilità del mezzo in generale: questa interpretazione del dato, a nostro avviso, potrebbe essere forse più vicina alla realtà della precedente dal momento che il navigatore medio italiano dimostra un’accoglienza abbastanza fredda nei confronti di tutti i nuovi strumenti della Rete (pensiamo ad esempio alle aste online, letteralmente esplose in molti Paesi del mondo ma poco sviluppate in Italia). Sebbene dunque il problema della sicurezza riguardi l’intero settore di Internet, le istituzioni finanziarie - in quanto portatrici di interessi ed esigenze molto evoluti ed avanzati - possono fare molto per aumentare il grado di fiducia degli utilizzatori ed investitori italiani puntando su più ingenti investimenti nel settore della sicurezza e su una più mirata ed attenta campagna di marketing in questo settore;

    2) il problema principale del trading online in Italia indicato dal 25% degli intervistati è quello di un’offerta scarsa. Questo punto, riteniamo, merita un’analisi attenta a approfondita. Pare infatti abbastanza strano che il pubblico di potenziali investitori indichi come secondo ostacolo alla diffusione della finanza via Internet l’assenza di un’adeguata scelta di prodotti, quando sembra piuttosto che, soprattutto nella seconda metà del 2000, l’Italia sia stata invasa da una miriade di offerte e proposte per operare in Borsa dal proprio PC. Questo apparente paradosso può essere però superato se si tiene conto di due fondamentali elementi:
        - analizzando attentamente il mercato italiano, ci si accorge facilmente che in realtà l’offerta di trading online sia nella mani di poche banche, e per di più non molto conosciute (senza nulla togliere alla professionalità di istituti quali il Banco di Brescia o la Banca del Salento). Se questa scelta può essere giustificata e compresa con l’esigenza, da parte delle grandi banche, di “mandare in avanscoperta” i concorrenti meno grandi e più agili, è inevitabile che una siffatta strategia non si traduca in un’impressione, nell’utente, di un’offerta scarsa e di una - talvolta incomprensibile - ritrosia ad entrare nel mercato da parte delle realtà più affermate e importanti del paese;
        - è inoltre importante considerare anche la strategia di marketing seguita da tutti gli operatori del settore, che hanno scelto di presentarsi con offerte oggettivamente molto convenienti per cercare di raggiungere una elevata massa di utenti, così da poter subito conquistare terreno, rispetto ai concorrenti “ritardatari”, in un mercato ancora relativamente vergine. Queste scelte, però, si sono spesso rivelate un boomerang dal momento che le promesse fatte in campagna promozionale vanno mantenute, ed è chiaramente molto difficile riuscire a conservare standard qualitativi molto alti quando la domanda cresce linearmente (e molto rapidamente) ma i costi per l’infrastruttura tecnologica adeguata seguono un andamento esponenziale (o per meglio dire “a gradini”, dove però il salto fra un gradino e il successivo cresce con l’aumentare del numero di utenti da servire). Ecco dunque che l’ostacolo “offerta scarsa” potrebbe riferirsi non tanto alla quantità e alla diversificazione dei prodotti sul mercato, quanto piuttosto a limiti qualitativi, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti meramente tecnici (pensiamo in particolar modo alla lentezza di collegamento), dei prodotti già presenti;

    3) i due successivi ostacoli, ovvero “mentalità e “diffusione di Internet” indicati rispettivamente dal 18% e dal 12% degli intervistati, possono essere considerati congiuntamente essendo intimamente correlati fra di loro. In primo luogo, però, è necessario spiegare che cosa si intende con “mentalità”: con questo concetto si vuole intendere quell’atteggiamento mentale per cui, sia da parte del cliente che da parte del fornitore di servizi c’è, ancora oggi, una certa reticenza a considerare Internet e gli strumenti altamente avanzati in genere un valido - e soprattutto sicuro - sostituto dei vecchi supporti cartacei o dell’intermediazione “vis a vis”. In questo senso, dunque, si realizza un circolo vizioso fra una mentalità chiusa alle novità tecnologiche e la scarsa diffusione di Internet (o comunque dello strumento concreto che consente l’introduzione delle novità): basterebbe un minimo sforzo intellettuale da parte di una più ampia fetta di popolazione e questo stesso circolo si trasformerebbe in un meccanismo virtuoso per cui il cambiamento di atteggiamento nei confronti delle nuove tecnologie creerebbe nuove esigenze e bisogni che a loro volta alimenterebbero in maniera autonoma una crescita - non solo nel settore tecnologica - ben superiore a quella che stiamo sperimentando oggi in Italia e in generale in Europa. Anche in questo campo, come è possibile intuire dal risultato del sondaggio, il settore della finanza può e deve fungere da volano per uno sviluppo più completo e rapido dell’intera economia del Paese: un positivo cambiamento della mentalità di tutti gli operatori del mondo del credito e degli investimenti - dal cassiere allo sportello fino al manager e all’amministratore delegato - e un più massiccio utilizzo di tecnologia in ambito professionale - tecnologia vera, e non macchine obsolete acquistate per aiutare non si sa quali aziende in crisi o per compiacere l’una o l’altra forza politica - potrebbero essere senza dubbio la molla principale di un reale balzo nel futuro per l’intera società, rappresentando uno stimolo e un modello per tutti gli altri settori economici della nazione.

In conclusione di questa breve analisi dei risultati del sondaggio realizzato su FantaStock, ci preme mettere in evidenza un punto finale, solo in apparenza meramente metodologico: lo stesso successo di partecipazione al sondaggio, infatti, rappresenta un ulteriore conferma di quanto la domanda italiana di servizi finanziari online sia ansioso di ricevere un’adeguata offerta di servizi in grado di soddisfare tutte le esigenze nate dalla rivoluzione tecnologica ed informatica degli anni ’90. Questo sondaggio - come tanti altri presenti sul Web, la maggior parte dei quali, come questo, nati da iniziative private di singoli appassionati - ha forse rappresentato per molti una piccola “valvola” per sfogare quelle più o meno grandi frustrazioni tipiche di chi si aspetta grandi risultati e servizi all’avanguardia (teoricamente, tecnologicamente ed economicamente possibili, si badi bene) ma non sempre, per i più svariati motivi, riesce ad ottenere quanto si attendeva.

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