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CAPITOLO 5 - LA TUTELA DELLA PRIVACY
IN RETE
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5.6 IL D.P.R. 318/99
5.6.1 LE SANZIONI
La mancata osservanza delle misure sulla sicurezza dei dati costituisce
trattamento illecito sanzionato sia dal punto di vista civile sia
da quello penale.
L'art. 18 della legge 675 prevede che chiunque cagiona danno ad
altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al
risarcimento ai sensi dell'art. 2050 c.c. in base al quale chiunque
cagioni danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa
(…) è tenuto al risarcimento del danno, se non prova di aver adottato
tutte le misure idonee ad evitare il danno. La conseguenza di tale
previsione è l'equiparazione dell'esercizio di attività di trattamento
dei dati personali all'esercizio di attività pericolose per le quali
l'art. 2050 c.c. prevede un alleggerimento significativo dell'onere
della prova a carico del danneggiato rispetto alla regola generale
dell'art. 2043 c.c. Onere del danneggiato sarà, infatti, solo quello
di provare il rapporto di causalità tra fatto e danno (e non anche
il dolo o la colpa dell'autore del fatto illecito), mentre incomberà
alla banca l'onere - ben più impegnativo - di provare di aver adottato
tutte le misure di sicurezza ragionevoli e tecnicamente idonee a
prevenire il danno non essendo sufficiente dimostrare di non aver
violato norme di legge o di prudenza e perizia 393.
Non sarà quindi sufficiente per la banca provare di aver osservato
le prescrizioni "minime", che servono solo ad escludere la responsabilità
penale ex art. 36 l. 675-96. E' il legislatore ad aver valutato
preventivamente la pericolosità dell'attività del trattamento dei
dati personali: la rilevanza sociale di tale attività ha condizionato
la scelta normativa. Evidentemente la pericolosità si riferisce
non tanto al pericolo di incolumità fisica degli individui - che
peraltro non può essere esclusa in assoluto - quanto alla potenziale
lesività connessa al trattamento di dati relativi alla personalità
dell'individuo. Pericolosità che risulta ancora maggiore quando
il trattamento avviene on line, tenuto conto dell'amplificazione
che la rete internet può dare a trattamenti illeciti 394.
L'omessa adozione di misure preventive di sicurezza rientrando nel
concetto di trattamento non corretto ex art. 9, comma 1, lett. a)
della legge 675 comporta oltre al risarcimento del danno patrimoniale
anche quello non patrimoniale per espressa disposizione dell'art.
29, comma 9 l. cit., nonché una responsabilità penale prevista dal
successivo art. 36. A rischiare non sono solo il titolare (Consiglio
d'amministrazione) e dirigenti responsabili del trattamento dei
dati, ma chiunque essendovi tenuto non abbia rispettato gli obblighi
di sicurezza dettati dall'azienda, oltre ovviamente alla violazione
degli obblighi contrattuali di fedeltà e riservatezza del dipendente.
Ad esempio, passare la password al collega, oltre a violare la legge
547 del 1993 395,
diventa un reato perseguibile anche ai sensi del nuovo regolamento
396.
Note
393 - TOSI E., Le responsabilità civili, in
TOSI E., I problemi giuridici di internet - Giuffrè 1999 pag. 282
394 - TOSI E., op. cit. pag. 284
395 - Modificazioni ed integrazioni delle norme
del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità
informatica
396 - Nella fattispecie il reato è l'art. 615
quater (Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi
informatici o telematici). Chiunque, al fine di procurare a
sé o ad altri un profitto, o di arrecare ad altri un danno, abusivamente
si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole
chiave o altri mezzi idonei all'accesso ad un sistema informatico
o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce
istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione
sino ad un anno e con la multa sino a lire dieci milioni
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