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CAPITOLO 2 - LA BANCA ONLINE
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2.1 IL CANALE DI DISTRIBUZIONE INTERNET
Alla fine degli anni Novanta, dopo un periodo di forte espansione
delle reti territoriali, le banche italiane hanno incominciato a
razionalizzare la distribuzione affiancando nuovi canali a quelli
tradizionali. Dopo aver introdotto il phone banking, ovvero la possibilità
di avere informazioni e impartire ordini via telefono, le banche
più attente ai trend tecnologici hanno puntato sull'uso dei
PC realizzando software proprietari. Ma la crescita esponenziale
degli utenti di internet ha spinto le banche a rivedere tali posizioni,
sviluppando applicazioni web based e dando la possibilità
a milioni di navigatori di accedere ai dati sul proprio conto corrente,
eseguire transazioni o gestire personalmente le proprie finanze
creando così quello che oggi può essere definito l'Internet
Banking.
Sul piano dell'organizzazione, le banche devono tendere a modelli
flessibili orientati all'innovazione e al continuo apprendimento
dall'esperienza. Esse hanno di fronte due opzioni di base: aprire
un nuovo canale via internet attraverso il quale distribuire nuovi
servizi o sul quale far transitare nuove versioni di servizi tradizionali
ovvero costruire una nuova impresa - una banca virtuale separata
dalla banca-madre - a cui demandare lo sviluppo dell'attività
bancaria. Le due opzioni richiedono impegni e tempi diversi e si
inseriscono all'interno di strategie diversamente formulate 42.
Il primo modello, soluzione tipica della banca universale, utilizza
internet come un prolungamento virtuale dei canali distributivi
della banca. Questo modello punta essenzialmente sulla possibilità
di sviluppare i rapporti con la clientela esistente e di accrescere
la penetrazione dei prodotti già presenti nel listino della
banca. L'uso di internet in via complementare agli altri canali
risponde soprattutto a una logica difensiva dalla possibile erosione
della clientela da parte della concorrenza.
Il secondo modello è costituito, invece, da un intermediario
autonomo che propone i propri servizi attraverso la rete e che si
avvale, per realizzare sinergie ed economie di scala, delle strutture
produttive del gruppo bancario. Questa soluzione è indirizzata
essenzialmente verso la conquista di nuova clientela. Tale caratteristica,
peraltro, è necessaria per consentire di ammortizzare gli
investimenti che sono particolarmente onerosi, anche in considerazione
dei costi di pubblicità 43.
In entrambi i casi, per quanto riguarda le relazioni con la clientela,
è opportuno tendere all'integrazione fra la rete fisica e
la rete virtuale di distribuzione, sia per cogliere le opportunità
di reciproca valorizzazione, sia per evitare fenomeni di cannibalizzazione
tra un canale e l'altro, specie ove le condizioni offerte alla clientela
siano definite diversamente in ciascuno di essi 44.
I due principali gruppi bancari privati tedeschi hanno optato,
con successo, per le due linee strategiche opposte 45.
La Deutsche Bank ha integrato la banca diretta Bank 24, all'interno
della propria rete distributiva dando vita a Deutsche Bank 24, società
a cui fanno capo adesso tutti i canali distributivi del gruppo,
sia quelli telematici sia quelli tradizionali. Con questa operazione
Deutsche Bank ha riformulato completamente la propria strategia
nell'internet banking e ha posto fine all'esperienza di banca diretta
che era stata avviata nel settembre 1995. Con questo approccio alla
multicanalità, si è scelto di favorire e accelerare
il trasferimento della propria clientela sul canale distributivo
on line, al fine di ridurre la potenziale concorrenza di nuovi operatori
internet. Si tratta di una strategia che è stata definita
di "cannibalizzazione aggressiva" delle proprie reti tradizionali
e che vede nell'incentivazione dell'impiego di canali innovativi
(ancorché meno remunerativi) una forte azione a difesa della
propria clientela. La Deutsche Bank 24 punta in modo prioritario
a diventare il riferimento dei propri clienti per l'intera gamma
di prodotti dell'internet banking 46.
Al contrario, Commerzbank ha scelto di conservare e potenziare
la propria banca diretta Comdirect. Nata nel 1995, con 546.000 clienti
a fine giugno 2000, la Comdirect si caratterizza per non avere alcuna
forma di integrazione con la rete distributiva di Commerzbank. E'
una società rivolta all'acquisto di clienti all'esterno del
gruppo, e come tali aventi un basso tasso di fidelizzazione 47.
La clientela, infatti tende a non essere fedele ad una banca che
fa del prezzo la sua leva competitiva principale (appena è
disponibile un concorrente che pratica prezzi più bassi si
affiderà a quest'ultimo) 48.
Al di là del modello strategico adottato, la crescente
attenzione che i clienti hanno dimostrato per questo nuovo canale
sta rendendo l'e-banking un must have per tutte le banche europee;
più ampia è l'offerta dei competitori e dei nuovi
entranti, maggiore è la velocità con la quale le banche
sono obbligate ad adeguarsi a questa nuova competizione al fine
di soddisfare le esigenze dei clienti 49. Le tecnologie
dell'on line banking consentono di conseguire una molteplicità
di obiettivi, dalla drastica riduzione dei costi delle operazioni
di routine (conti correnti, bonifici, ecc.) all'accrescimento dei
livelli di servizio, dall'ampliamento delle aree di attività
all'arricchimento ed all'integrazione dell'offerta di prodotti e
servizi alla clientela. In situazioni consimili è evidente
che le cose non possono restare immutate, quale che sia la predisposizione
dei manager a comportarsi da imprenditori shumpeteriani, cioè
da protagonisti dei processi dell'innovazione 50.
Allo stato attuale diversi sono i canali di accesso a internet:
il PC, la televisione e il telefono cellulare 51.
La scelta della particolare soluzione tecnologica ha un impatto
su alcune variabili critiche per la soddisfazione degli utenti dei
servizi e per l'efficienza complessiva dell'istituto finanziario
erogatore, fra le quali:
- livello di interattività;
- prestazioni tecnologiche (velocità di comunicazione, capacità
di elaborazione e memorizzazione);
- costi;
- penetrazione nel mercato (diffusione)52 .
La modalità di accesso più diffusa è quella
attraverso un PC collegato alla rete dall'ISP (internet service
provider). La tv interattiva (web-tv) stabilisce, invece, un ponte
di collegamento tra la TV tradizionale e il computer. Vengono scambiate
informazioni con un centro di controllo, mediante un piccolo computer
(set top box) collegato con l'apparecchio televisivo53.
Il computer del centro di controllo, alle richieste inviate dall'utente,
reagisce cambiando le immagini sullo schermo televisivo . Questa
modalità di accesso produce una visualizzazione diversa delle
pagine web, sostanzialmente appiattita e con i collegamenti ipertestuali
(link) elencati in fondo a ciascuna pagina e selezionabili sequenzialmente,
e che non permette il download e la possibilità di utilizzare
il mouse.
In Italia alcune banche hanno incominciato ad investire sulla
web-tv (Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano), ma
questa forma di canalizzazione di sevizi bancari potrebbe veder
frenata la propria diffusione per vari motivi:
- soprattutto in Italia, la TV via cavo non ha avuto un significativo
sviluppo a causa delle difficoltà di realizzazione di una
rete distributiva capillare, sia per motivi normativi, sia per l'entità
degli investimenti richiesti;
- si rivolge ad un tipo di clientela specifico, che non ha familiarità
con il personal computer e preferisce utilizzare il mezzo più
semplice e più diffuso, quale la televisione. Si deve, tuttavia,
considerare che difficilmente questa clientela effettuerà
operazioni dispositive, ma sarà più interessata ad
avere soltanto informazioni in modo semplice e rapido 54.
L'evoluzione che ha caratterizzato il telefono cellulare
negli ultimi anni ha reso possibile il suo impiego quale vero e
proprio terminale per richiedere e ricevere informazioni di qualunque
tipo, anche finanziario. La possibilità di offrire servizi
sempre più evoluti e complessi dipende dallo progresso tecnologico.
Si stanno sviluppando telefonini in grado di accedere a Internet
attraverso i protocolli WAP (Wireless Application Protocol) e UMTS
(Univeral Mobile Telecomunication System) senza la necessità
di utilizzare modem e notebook (PC portatili).
Grazie a queste recenti innovazioni, le banche stanno ampliando
quello che molti hanno definito mobile banking. Una banca che intendesse
offrire servizi bancari non deve far altro che avere un proprio
sito WAP, dove l'accesso ai servizi è garantito a prescindere
dal gestore di telefonia mobile scelto. Il cliente può, quindi,
accedere al sito direttamente dal proprio cellulare ed usufruire
degli stessi servizi già disponibili per gli utenti che utilizzano
il PC. I clienti che già hanno un contratto di home banking
potrebbero utilizzare la stessa user ID e password anche per i servizi
di mobile banking, senza dover sottoscrivere nuovi contratti o effettuare
altre attivazioni.
Per fare un esempio il Monte dei Paschi di Siena offre il servizio
di mobile banking Paschiinrete. Grazie a questo servizio si può,
dal proprio telefono cellulare, consultare l'informativa finanziaria
in tempo reale (indici di borsa, singoli titoli, ecc.) e impartire
ordini di borsa; esaminare lo stato dell'ordine ed eventualmente
disporre la revoca; ricevere conferma degli eseguiti attraverso
messaggi SMS sul telefono; visualizzare i propri dossier titoli
e la situazione dei conti correnti (saldi, movimenti,ecc.).
Il servizio si integra, inoltre, con gli altri canali che la banca
mette a disposizione della propria clientela. Pertanto è
possibile accedere in modo contemporaneo sullo stesso conto corrente
attraverso diversi canali. Si possono ad esempio, acquistare delle
azioni con il servizio di home banking e rivenderle con Paschiinrete55.
Note
42. TUTINO F., Verso l'e,banking: differenziazione
dei percorsi aziendali e ristrutturazione del sistema bancario,
in Bancaria 2000 n. 12 pag. 46
43. COMANA M., Alcuni elementi per la definizione delle
linee strategiche dell'internet banking, in Banche e Banchieri
n.4/2000 pag. 409
44. TUTINO F., op. cit. pag. 49
45. VERNA A., Internet e la banca diretta in Germania,
in Banche e Banchieri n5/2000 pag. 480
46. VERNA A., op. cit. pag. 484
47. VERNA A., op. cit. pag. 483
48. BRACCHI G., FRANCALANCI C., GIORGINO M., Internet
banking, EGEA 2000 pag. 99
49. CAMPODALL' ORTO S., GIORGINO M., Banche: oltre
l'e,trade fino all'e,business, in RIOLO F., MASCIANDARO D., Internet
banking tecnologia,economia e diritto, Edibank 2000, pag. 319
50. SCOTT W.G., Il commercio elettronico: un nuovo
scenario competitivo, in SCOTT W.G., MURTULA M., STECCO M., Il commercio
elettronico - ISEDI 1999 pag. 18
51. MORGANTI F., Servizi on line: effetti su modalità
d'acquisto e scelte d'investimento, in Lettera Marketing ABI
1998 n.6 pag. 7
52. BRACCHI G., FRANCALANCI C., Internet banking:soluzioni
tecnologiche,costi e ritorni, in RIOLO F., MASCIANDARO D., Internet
banking tecnologia,economia e diritto, Edibank 2000
53. CONTI E., ROSSIGNOLI C., E-commerce per la banca
e le sue tecnologie, in Credito Popolare n.1, 2000 pag. 141
54. CONTI E., ROSSIGNOLI C., op. cit. pag. 142
55. http://www.mps.it/multi/wap.asp
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