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4.2.2.1 La crescita degli sportelli: aspetti generali
Le tabelle 4.8a) e 4.8b) contengono la serie storica del numero di sportelli
bancari in Italia dagli anni cinquanta fino ad oggi. Fino al 1985, i
dati fruibili hanno cadenza quinquennale, mentre dal 1986 in poi si
dispone di dati annuali.
Come si può osservare dalla tabella 4.8a) e dal grafico 4.1, la crescita
degli sportelli è continua nell'arco del cinquantennio: dai 6.999 sportelli
del 1950 si è arrivati agli attuali 27.829, nonostante, come mostrano
i tassi di variazione percentuali, l'andamento di tale crescita non
sia uniforme nell'arco del periodo considerato. Tassi di crescita quinquennali
molto bassi come quelli che caratterizzano gli anni dei primi due Piani
Sportelli 14
(5.98% tra il 1975 e il 1980 e 6.91% tra il 1980 e il 1985), sono ampiamente
superati da quelli degli anni Novanta che beneficiano, oltre che degli
effetti del terzo Piano Sportelli (1986), soprattutto della politica
di liberalizzazione. In particolare, la crescita del 45.08% tra il 1990
e il 1995 testimonia il grande impatto avuto dalle nuove regole nell'ampliamento
della rete distributiva del sistema bancario italiano. Tra il 1995 e
il 2000, il tasso di crescita subisce un rallentamento, portandosi sul
16.41%, a causa della naturale tendenza alla "saturazione" dei mercati
(grafico 4.2).
La tabella 4.8b) e il grafico 4.3 offrono un quadro un po' più dettagliato
dell'evoluzione della rete distributiva durante gli ultimi quindici
anni.
Il secondo quinquennio degli anni Ottanta è caratterizzato -fatta eccezione
per il 1986-1987, anno in cui si realizza il terzo piano sportelli-
da tassi di crescita annuali particolarmente bassi. Dal 1990 in poi,
inizia un processo di potenziamento della rete distributiva nazionale
che si concentra prevalentemente nel primo triennio successivo alla
liberalizzazione, con tassi di crescita annuali medi intorno all'8%.
Dal 1997, tali tassi evidenziano una tendenziale stabilizzazione intorno
al 3%-4% (grafico 4.4).
4.2.2.2 L'evoluzione degli sportelli bancari per categoria dimensionale
e per diffusione territoriale
Vogliamo ora analizzare come le diverse tipologie di istituti -per dimensione
e per diffusione territoriale- si distinguono relativamente all'evoluzione
delle proprie reti di sportelli.
Per quanto concerne la classificazione dimensionale, la tabella 4.9a)
riporta il numero e la crescita degli sportelli, per ciascuna categoria
di banche, in alcune annate significative di quest'ultimo decennio.
Tenendo conto che le variazioni assolute e percentuali sono calcolate,
rispettivamente, su un quadriennio ed un quinquennio, non si possono
fare dei confronti tra i due periodi, ma si possono comunque ricavare
delle informazioni importanti su come si sia distribuita la crescita
degli sportelli nel nostro Paese.
Come si diceva poc'anzi, la liberalizzazione delle aperture non sembra
avere dei grossi effetti sulla spartizione delle quote di mercato, probabilmente
perché, nel lungo periodo, il potenziamento della rete distributiva
interessa tutte le categorie dimensionali in ugual misura (grafico 4.5).
Nello specifico, tra il 1989 e il 1995, le banche maggiori aumentano
la propria quota di circa un punto percentuale (da 28.1% a 29), a fronte
della riduzione di quasi due punti (da 20.6% a 18.7%) di quella delle
banche grandi. Le banche medie e piccole mantengono praticamente invariate
le loro posizioni, mentre le banche minori fanno rilevare un leggero
movimento verso l'alto (da 18.6% a 19.4%).
Risulta abbastanza interessante notare che, tra il 1995 e il 2000, le
tendenze di cui sopra, si invertono, riportando -di fatto- la situazione
alla configurazione precedente la liberalizzazione (cfr grafici 4.6
e 4.7). Infatti, le banche maggiori assistono ad una riduzione della
propria fetta di mercato di quasi tre punti percentuali (da 29% a 26.3%),
mentre aumenta quella delle banche grandi (da 18.7% a 20.1%) e quella
delle banche medie (da 16.5% a 18.7%); le banche piccole restano ancorate
alla propria quota intorno al 16%, mentre le minori perdono quasi un
punto percentuale passando dal 19.4% al 18.7%.
Per quanto concerne l'evoluzione degli sportelli e delle quote di mercato
per diffusione territoriale dell'insediamento, i dati disponibili partono
dal 1995, anno in cui la Banca d'Italia ha introdotto questa nuova variabile
di classificazione delle banche. I dati elaborati sono sintetizzati
nelle tabelle 4.10a) e b).
La tabella 4.10a) presenta il numero di sportelli, le variazioni assolute
e quelle percentuali biennali per classe territoriale. Tra il 1996 e
il 1998, le banche che potenziano maggiormente la propria rete sono
quelle interregionali (+788), seguite da quelle interprovinciali (+382)
e da quelle provinciali (+304). Tuttavia, si nota che solo le banche
interregionali (16.1%) e le banche provinciali (12.1%) registrano tassi
di crescita percentuali superiori a quello nazionale (7.2%). Tra il
1998 e il 2000, le banche interregionali continuano ad espandersi ad
un ritmo sostenuto (11.2%), superate però -in termini di tassi di crescita
rispetto al biennio precedente- dalle banche regionali (15.4%) le quali,
nel periodo precedente, avevano fatto rilevare un aumento degli sportelli
modesto. Dall'osservazione di questa tabella si possono fare altre due
considerazioni: la prima si riferisce ai bassissimi tassi di crescita
delle banche nazionali, le quali, avendo potenziato la propria rete
distributiva prima del 1995, godono già di una buona capillarità di
diffusione sul territorio. Il secondo aspetto da sottolineare è la tendenza
alla stabilità della crescita degli sportelli che da alcuni anni caratterizza
il nostro sistema bancario (7.2% tra il 1996 e il 1998 e 7.7% tra il
1998 e il 2000): infatti, come è più immediato osservare dai dati relativi
ai tassi di crescita annuali dell'intero sistema (grafico 4.8), dopo
il massiccio ampliamento dei primissimi anni Novanta, i tassi di crescita
registrano per alcuni anni un andamento decrescente e, successivamente
-in particolare dal 1997 in poi- una tendenza alla stabilizzazione .
15
Sempre sulla base della classificazione per diffusione territoriale
dell'insediamento, la tabella 4.10b) presenta l'evoluzione delle quote
sportelli tra il 1995 e il 2000.
Come per la variabile di classificazione dimensionale, non si rilevano
-in questi cinque anni- modificazioni evidenti nella composizione delle
quote di mercato. Nello specifico, si riscontra una riduzione di circa
tre punti percentuali della quota delle banche nazionali (dal 30.8%
al 27.5%) a favore dell'aumento di quella delle banche interregionali
(da 19.2% al 22.9%). Andando ad esaminare l'andamento delle quote sportelli
(grafico 4.9), si nota che le banche nazionali mostrano un trend negativo
al quale si contrappone quello positivo delle banche interregionali.
Le quote sportelli delle banche regionali segnalano una tendenza decrescente
tra il 1995 e il 1997 e crescente dal 1998 in poi, mentre le altre due
categorie evidenziano andamenti piuttosto irregolari negli anni.
Note:
14 - Per i dettagli istituzionali e di regolamentazione
si rimanda al capitolo primo.
15 - Le differenze tra i tassi di crescita relativi
all'intero sistema della tabella 4.10a) e del grafico 4.8 sono da imputarsi,
oltre che al diverso lasso temporale considerato (biennale o annuale),
anche al fatto che i primi sono stati calcolati solo sulle banche con
raccolta a breve termine, mentre i secondi si riferiscono a tutto l'universo
delle banche italiane.
Vai al Capitolo 4
RETI DISTRIBUTIVE TERRITORIALI E INTERNET BANKING:
UN'ANALISI DEI DATI RELATIVI AL MERCATO BANCARIO ITALIANO
4.2 L'EVOLUZIONE DELLA RETE TERRITORIALE E DEL GRADO DI CONCORRENZA
SPAZIALE
4.2.2 La distribuzione geografica degli sportelli e l'evoluzione
del grado di concorrenza spaziale
4.2.2.1 La distribuzione degli sportelli
per aree geografiche e per regioni
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