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Le determinanti economiche alla ridefinizione delle strategie competitive
riguardano essenzialmente due aspetti: la contrazione della redditività
bancaria causata dall'inasprirsi della concorrenza e l'introduzione
della moneta unica europea. Entrambi questi fattori costituiscono elementi
di rottura rispetto alla situazione preesistente, caratterizzata da
competizione limitata all'interno di mercati circoscritti.
A partire dalla metà degli anni Ottanta, si assiste ad una progressiva
riduzione dei profitti generati dalle aziende di credito (tabella 1.1).
Come si nota dalla tabella, il ROE (Return on equity)-che rappresenta
la redditività del capitale investito- assume un andamento decrescente,
soprattutto a partire dal 1990. Solo nel 1998 -ultimo anno per il quale
sono disponibili i dati- si assiste ad una netta ripresa di questo indicatore,
probabilmente dovuta alla maggiore incisività dei ricavi da servizi.
La causa fondamentale di questa riduzione della redditività bancaria
si identifica nella progressiva perdita d'importanza delle banche nel
finanziamento delle attività d'impresa ("disintermediazione"), accompagnata
da una forte espansione del mercato dei capitali. In particolare, come
afferma Antonio Fazio in uno dei suoi contributi 20
alla rivista "Bancaria": "La redditività delle banche italiane negli
ultimi anni ha risentito dell'emergere di ingenti perdite su crediti
[…]. Il fenomeno si è aggiunto alla riduzione del divario tra i tassi
attivi e passivi […] e a volumi di intermediazione diminuiti in termini
reali". Queste osservazioni vengono confermate dalle tabelle 1.2. e
1.3, che illustrano, rispettivamente, l'andamento della profittabilità
dell'intermediazione creditizia e le sofferenze bancarie nel periodo
1985-1998.
Come dimostra la tabella 1.2, la profittabilità dell'attività di intermediazione
creditizia subisce importanti ripercussioni dovute, da un lato, alla
restrizione dello spread tra tassi attivi e passivi e, dall'altro, alla
difficoltà di far leva sull'aumento dei volumi intermediati, a causa
della progressiva diffusione di operatori finanziari più competitivi
delle banche.
Dalla tabella 1.3 emerge che sul conto economico degli istituti di credito
grava la crescita sostenuta delle partite in sofferenza, la quale evidenzia
un peggioramento nella qualità del credito. Questo peggioramento -che
trae le sue origini nei prestiti concessi durante gli anni Ottanta-
può essere imputato sia alla sfavorevole evoluzione congiunturale, sia
a decisioni ispirate alla crescita dimensionale, non adeguatamente supportate
da una sana e prudente gestione, soprattutto nell'ambito della valutazione
dei progetti e degli affidati. Anche in questo caso, il 1998 è un anno
di recupero che, probabilmente, segnala un'inversione di tendenza. Nonostante
non siano disponibili i dati più recenti, occorre tener presente che,
negli ultimi anni, le banche italiane adottano nuove strategie competitive
che consentono loro di avere introiti provenienti da attività diverse
da quella strettamente legata ai presiti (si pensi alle gestioni patrimoniali
o alle attività di investment banking 21).
Per quanto concerne, invece, l'introduzione della moneta unica europea,
Christian Noyer, Vice Presidente della Banca Centrale Europea, afferma
22
: "L'euro dovrebbe fungere da catalizzatore agli effetti indotti dai
fattori fondamentali precedentemente nominati (liberalizzazione, progresso
tecnologico, incremento degli investimenti individuali), aumentando
la pressione verso il cambiamento strutturale". L'avvento di un'unica
valuta -di fatto- elimina una serie di rischi dell'attività bancaria
(in primis, il rischio di cambio) e riduce la segmentazione geografica
dei mercati, consentendo un incontro di domanda e offerta di servizi
finanziari su scala europea. Tuttavia, se da un lato si assiste ad un'internazionalizzazione
dell'attività bancaria attraverso la ricerca di nuovi prodotti di ingegneria
finanziaria e di canali distributivi a prezzi sempre più competitivi,
dall'altro, le operazioni di consolidamento oltre i confini nazionali
sono ancora piuttosto rare 23.
Nonostante persistano delle difficoltà, oggi le banche non possono più
operare senza tener conto dell'effettivo ampliamento geografico dei
mercati: essere leader in ambito locale non è più sufficiente per garantirsi
adeguati livelli remunerativi persistenti nel tempo.
Più in generale, de Brand-Davis [1999] delineano alcune delle possibili
conseguenze della realizzazione dell'Unione Economica Monetaria (UEM).
Sotto il profilo strutturale, essi suggeriscono un probabile aumento
della disintermediazione, legato alla maggiore attrattività esercitata
da forme di finanziamento alternative ai prestiti 24
e da strumenti finanziari sostitutivi dei depositi bancari. Essi prevedono
anche un inasprimento della concorrenza interbancaria, soprattutto nel
mercato retail, nel quale gli sviluppi tecnologici legati all'Internet
Banking potrebbero rimettere in gioco anche le piccole banche, finora
confinate in una dimensione locale.
Note:
20
- Fazio [1996].
21
- Con questo termine spesso si identifica il ruolo svolto dagli intermediari
finanziari nel collocamento delle azioni (o obbligazioni) emesse da
una società. Tale ruolo consiste nella preventiva acquisizione a fermo
del pacchetto azionario (o obbligazionario), in modo che la società
emittente possa subito entrare in possesso del capitale di cui ha bisogno,
e nel successivo collocamento presso singoli investitori o presso altri
operatori finanziari. In alternativa, l'istituto di credito può semplicemente
fungere da intermediario nella distribuzione dei titoli.
22
- Cfr Noyer [2000].
23
- Le eccezioni sono rappresentate dalle operazioni di fusione fra le
banche del Benelux o fra quelle dei Paesi Nordici.
24
- Per esempio, le emissioni azionarie ed obbligazionarie.
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LA NUOVA
DINAMICA CONCORRENZIALE E LA RIDEFINIZIONE DELLE STRATEGIE DISTRIBUTIVE
1.2 LE DETERMINANTI DELLA NUOVA DINAMICA CONCORRENZIALE
1.2.3 Le determinanti tecnologiche
1.2.3.1 I riflessi delle nuove tecnologie
sul sistema economico
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