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Il sistema asimmetrico consente, innanzitutto, la segretezza e l'assunzione
della paternità del contenuto del documento e questo è possibile attraverso
tre specifiche applicazioni che vado ad esaminare separatamente.
Segretezza del documento
Il mittente cifra il documento con la chiave pubblica del destinatario;
il destinatario decifra il documento con la propria chiave privata.
Se il mittente vuole garantire la sicurezza della trasmissione del messaggio,
si procura inizialmente la chiave pubblica del destinatario e cripta
il messaggio utilizzando tale chiave. Il destinatario, invece, userà
la propria chiave privata per decifrarlo e quindi trasformarlo "in chiaro":
così facendo, il destinatario potrà apprendere il contenuto del documento
e accertarsi che esso non abbia subìto alterazioni. Tale ultima verifica
è data dal fatto che, se il documento ha subìto alterazioni in itinere,
esso non potrà essere decifrato con la chiave privata del destinatario,
in quanto modificando anche un solo bit viene meno la corrispondenza
tra chiave pubblica e chiave privata del destinatario. In altri termini,
il testo non si decifra, ragion per cui il destinatario si accorge che
il testo è stato alterato .
Questa prima applicazione garantisce la segretezza del documento, ma
non la sua paternità. Chiunque, infatti, può utilizzare la chiave pubblica
del destinatario, cifrando il documento e inviandolo. Il destinatario,
quindi, non potrà essere sicuro della paternità del documento. Sono,
però, soddisfatte le esigenze di riservatezza poste alla base dell'invio
del documento da parte del mittente.
Il D.p.r. n. 513/1997 definisce, con una descrizione (successivamente
ripresa anche dal D.p.r. n. 445 del 28 dicembre 2000, art. 22) idonea
a comprendere sia l'utilizzo delle chiavi a scopo di segretezza che
quello a scopo di autenticazione, come " chiavi asimmetriche, la coppia
di chiavi crittografiche, una privata ed una pubblica, correlate tra
loro, da utilizzarsi nell'ambito dei sistemi di validazione o di cifratura
dei documenti informatici" (D.p.r. n. 513/1997 art.1 lett. d, e D.p.r.
n. 445/2000, art. 22, comma 1, lett. b); "chiave privata, l'elemento
della coppia di chiavi asimmetriche, destinato ad essere conosciuto
soltanto dal soggetto titolare, mediante il quale si appone la firma
digitale sul documento informatico o si decifra il documento informatico
in precedenza cifrato mediante la corrispondente chiave pubblica" (D.p.r.
n. 513/1997 art. 1 lett. e, e D.p.r. n. 445/2000 art. 22, comma 1, lett.
c); "chiave pubblica, l'elemento della coppia di chiavi asimmetriche
destinato ad essere reso pubblico, con il quale si verifica la firma
digitale apposta sul documento informatico dal titolare della chiavi
asimmetriche o si cifrano i documenti informatici da trasmettere al
titolare delle predette chiavi" (D.p.r. n. 513/1997 art. 1 lett. f,
e D.p.r. n. 445/2000 art. 22, comma 1, lett. d) .
Autenticità del documento (firma digitale)
Il mittente cifra il documento con la sua chiave privata; il destinatario
decifra il documento con la chiave pubblica del mittente.
Rispetto alla cifratura con scopo di segretezza, per ottenere l'autenticazione
con un sistema di cifratura asimmetrico, si inverte l'uso delle chiavi.
La chiave privata del mittente si utilizza per firmare il documento;
la corrispondente chiave pubblica (del firmatario) si impiega per verificarne
l'autenticità .
Il mittente usa la sua chiave privata per cifrare un testo, apponendo
la propria firma digitale. Il destinatario potrà leggere il contenuto
del documento applicando la chiave pubblica del mittente accertandosi,
in tal modo, che quel documento è associato a quella determinata chiave
privata in possesso di colui che asserisce esserne l'autore. Il destinatario,
dunque, non fa altro che decodificare la firma del mittente attraverso
la corrispondente chiave pubblica: se la verifica ha esito positivo,
è assicurata l'autenticità del documento, poiché soltanto il mittente
può aver usato la chiave privata per cifrare il documento . Diversamente,
se l'operazione di verifica dovesse avere esito negativo, ciò significherebbe
che il documento non appartiene al mittente .
Per completezza è opportuno segnalare che, con la chiave privata, al
fine di rendere sicuro e veloce il sistema di elaborazione, non si codifica
l'intero documento, ma soltanto una parte compressa di questo, frutto
della cd. funzione di hash . L'hashing produce un'impronta
digitale del documento (il cd. message digest o hash code,
una specie di riassunto codificato della struttura del testo, della
sua lunghezza, del suo contenuto) che consente la creazione della firma
digitale.
In altri termini, la funzione di hash effettua una compressione
del messaggio, con una quasi totale perdita di informazione .
La chiave privata si applica solo sul message digest, e non sull'intero
documento, in modo da consentire una cifratura più veloce; la stessa
operazione, infatti, se effettuata sull'intero documento richiederebbe
più tempo.
Dopo l'apposizione della firma digitale da parte del mittente viene
creato un documento in chiaro, cioè leggibile, associato ad un insieme
invece incomprensibile di caratteri che è il frutto della funzione di
hash. Il destinatario del documento, una volta pervenutogli il documento
firmato digitalmente, provvede alla decifrazione dell'hash della
firma tramite la chiave pubblica del mittente .
Se, al termine dell'operazione , la verifica effettuata attraverso la
chiave pubblica del mittente si conclude positivamente, sono garantite:
-- autenticità del documento: non vi è alcun dubbio, infatti,
che la firma è stata creata con la chiave privata corrispondente alla
chiave pubblica usata per decifrare;
-- integrità del documento: il documento non può essere stato
alterato dopo l'apposizione della firma digitale.
Apponendo la firma digitale su un documento, però, se da un lato si
ottiene la garanzia dell'autenticità e dell'integrità del documento
stesso, dall'altro non è possibile assicurare la sua segretezza, in
quanto il documento rimane leggibile e, d'altro canto, chiunque potrebbe
accedere alla chiave pubblica del mittente al fine di compiere la verifica
necessaria ad accertare la provenienza del documento .
Nulla toglie, perciò, alle parti di utilizzare contemporaneamente le
due applicazioni abbinando un messaggio firmato e crittografato.
Segretezza e autenticità (firma digitale) del documento
Il mittente cifra il documento con la sua chiave privata e con la
chiave chiave pubblica del destinatario; il destinatario decifra il
documento con la sua chiave privata e con la chiave pubblica del mittente.
È possibile combinare le prime due ipotesi in modo da realizzarne contemporaneamente
gli obiettivi: se il mittente vuole assicurare non solo la paternità
e l'integrità del documento, ma anche la sua segretezza, può usare la
sua chiave privata per firmare il testo, provvedendo quindi a cifrarlo
con la chiave pubblica del destinatario.
Quest'ultimo farà l'operazione inversa, decifrando il testo ricevuto
con la sua chiave privata e verificando la firma con la chiave pubblica
del mittente.
In questo modo il mittente ha la certezza che soltanto il destinatario
potrà leggere il documento, poiché solo quest'ultimo dispone della chiave
privata necessaria alla decifratura. Inoltre, il mittente può utilizzare
questa tecnica qualora intenda assicurare al suo interlocutore anche
la certezza della paternità e dell'integrità del documento.
Questa cifratura combinata (chiave privata del mittente e chiave pubblica
del destinatario), pertanto, unitamente alla corrispondente decifratura
(mediante la chiave pubblica del mittente e la chiave privata del destinatario),
esprimono la massima potenzialità del sistema di crittografia asimmetrica
.
I sistemi asimmetrici o a doppia chiave, infatti, garantiscono una sicurezza
maggiore rispetto a quelli a chiave unica eliminando la necessità di
trasmettere la chiave segreta. Non solo, ma la doppia chiave consente
di accertare l'imputabilità e l'integrità del messaggio trasmesso, assicurandone
anche la non ripudiabilità, considerato che solo il titolare della chiave
privata è in grado di crittografare il messaggio .
segue >>
2.10 LA PROCEDURA DI CERTIFICAZIONE
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