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In sede di trattazione del c. e. e dei modelli di business ad esso applicati,
ne avevamo già parlato: possiamo ricordare che tale strumento è 'figlio'
della tecnologia del motore di ricerca, ed ha quindi il suo punto di
forza nella funzione di punto di partenza per le navigazioni in rete.
Tale modello si è andato diversificando in due tipologie: il portale
orizzontale, caratterizzato dall'elevata gamma di bisogni che intende
soddisfare, e da un corrispondente basso livello di approfondimento,
e il portale verticale, contraddistinto invece da una concentrazione
su un unica categoria di bisogni (c. d. 'portali tematici'), e dal conseguente
elevato grado di approfondimento.
Ricollegandoci ai discorsi di poco fa, possiamo subito notare come tra
i caratteri distintivi del modello del portale ci sia proprio quello
della capacità di conoscere gli utenti che se ne servono.
I dati riguardanti le ricerche e le richieste da questi formulate, infatti,
possono essere archiviati e studiati da chi gestisce il sito, al fine
di disegnare dei profili e svolgere meglio l'attività di contatto e
intermediazione tra le controparti.
Per sgombrare il campo da equivoci, va innanzitutto precisato che chi
gestisce il sito è responsabile dei dati in suo possesso, e non potrà
dunque farne un uso spregiudicato: e non ci riferiamo solo ai dati personali
e 'sensibili', che l'utente rilascia al momento dell'iscrizione.
Pensiamo piuttosto al fenomeno dello 'spam', l'arrivo di e - mail pubblicitarie
non gradite sulla propria casella di posta elettronica. Il servizio
di e - mail potrebbe invece essere utilizzato in maniera meno 'invadente':
il portale stesso offrirà tale servizio, e chi vi si iscrive potrà aspettarsi
di trovarvi delle 'mail' pubblicitarie, senza quindi che queste vengano
inviate ad altri indirizzi di posta elettronica, riservati ai messaggi
di tipo personale o professionale.
Un sistema corretto sarebbe quello di chiedere preventivamente all'utente
se desidera ricevere pubblicità inerente le sue ricerche, e secondo
quali principi: in questo modo si evitano ritorni di immagine negativi.
Al di là di tali problematiche, rimane il fatto che il patrimonio di
conoscenza degli utenti Internet in possesso di chi gestisce il portale
è enorme, e tale mole di informazioni può essere venduta nelle modalità
adeguate, ad operatori commerciali interessanti al business in rete.
Si mette così in moto quel processo conoscitivo che fino ad ora è in
gran parte mancato.
Se poi ad organizzare il portale è una banca, le potenzialità della
formula aumentano notevolmente.
La banca infatti conosce già i propri clienti sotto vari aspetti: ne
conosce le abitudini, attraverso il sistema di prelievi e versamenti,
le preferenze per tecnologie tradizionali o innovative. Il risultato
dell'abbinamento con la tecnologia del portale è una conoscenza pressoché
globale del cliente: attraverso strumenti quali assegni e carte, la
banca già poteva conoscere le abitudini di spesa del cliente. Col portale,
essa ne apprende in una certa misura anche le dinamiche decisionali.
L'altra faccia della medaglia è ancora una volta il rischio di una manifesta
ingerenza in tali processi: e il ritorno negativo del quale abbiamo
precedentemente parlato verrebbe aggravato qualora il cliente individuasse
in un comportamento 'invadente', una sorta di tradimento del vincolo
fiduciario che si instaura tra banca e cliente.
Chiaramente, il portale bancario è per sua natura orientato ai servizi
di tipo finanziario.
E qui entrano in gioco tutta una serie di questioni: la banca potrebbe
per esempio attivare una serie di partnership incentrate sulla rete
rinunciando a sviluppare in proprio determinati servizi.
Un'altra osservazione che si potrebbe fare, è che la banca, costruendo
un portale, potrebbe installarsi su un 'livello tecnologico superiore'
rispetto a suoi eventuali concorrenti nelle attività finanziarie on
- line: da un situazione di concorrenza, potrebbe così passare ad una
situazione nella quale essa diventa fornitrice di servizi (informazioni)
per tali soggetti.
Se pensiamo che la concorrenza che si va prefigurando nella fornitura
di tali sevizi in rete è sicuramente più agguerrita di quanto lo fosse
precedentemente all'avvento di Internet, il successo della banca può
essere cercato nell'elevarsi da tale livello concorrenziale, per diventare
fornitrice di servizi ad alto livello per i vari soggetti presenti in
rete, ed esercitare, dal lato opposto, quella funzione di garante della
sicurezza, che noi riteniamo essere il punto focale delle attività bancarie
legate al commercio elettronico.
Se per lo sviluppo di tali attività sia più indicato il portale verticale
o quello orizzontale, dipende dagli obbiettivi della banca, dal target
che essa intende raggiungere.
Un portale orizzontale in linea di massima è accessibile a un numero
maggiore di utenti, deve avere una spiccata vocazione 'user friendly',
così come il portale verticale, è in linea di massima, più orientato
al singolo, quindi ha probabilmente meno necessità di essere 'accattivante'.
Non si tratta però di categorie assolute: imprese, privati ad alto reddito
e clientela retail hanno necessità diverse: un portale potrebbe essere
l'accesso dell'intera clientela della banca, poi indirizzata a delle
sezioni dedicate interne.
Oppure, per evitare un senso di confusione, la banca potrebbe attivare
singoli portali dedicati.
La distinzione verticale - orizzontale non è assoluta: potrebbe benissimo
darsi il caso di portali verticali indirizzati ad una clientela comunque
di basso profilo, come di portali multiservizio per imprese.
Ad incidere sulla decisione sono gli obbiettivi strategico - tattici
della banca.
>> Capitolo II:
Le funzioni delle banche nel business del commercio elettronico
2.5 Banche e infrastrutture
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