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Nel commercio tradizionale, il cliente ha nella maggior parte dei casi
a disposizione gli strumenti idonei per misurare l'affidabilità del
fornitore; sulla Rete tutto cambia e si complica: spesso l'unico elemento
di confronto è dato dalla struttura e impostazione del sito, e a questo
proposito è facile immaginare come una home page particolarmente accattivante
possa nascondere delle insidie. Manca, insomma, il contatto fisico con
l'oggetto, nel caso dei beni materiali, e quello con il venditore nel
caso di quelli immateriali.
Il problema appena prospettato è quello, fondamentale della 'visibilità'
degli operatori commerciali all'interno della rete.
La risposta a tale questione non può essere altro che un'adeguata strategia
di posizionamento nel Web, tale da rendere reali le opportunità derivanti
dalla virtualizzazione dello spazio competitivo.
Dopo aver delineato tale problematica, dunque, passeremo in rassegna
i più comuni modi di risolverla, ossia i diversi modi nei quali il commercio
elettronico si contestualizza, per bypassare il rischio di naufragio
nel Web.
La perdita di materialità di alcuni elementi cardine del commercio tradizionale
in quello virtuale reca con sé una serie di vantaggi per chi voglia
intraprendere un'attività commerciale in Rete; tra questi possono essere
ricordati: la vicinanza a clienti, consumatori e fornitori su scala
globale, l'accelerazione del 'time to market', operatività temporalmente
illimitata, possibilità di interagire con una vasta platea di potenziali
interlocutori nell'unità di tempo, riduzione dei costi.
La rimozione dei tradizionali vincoli formali e spazio - temporali apre
dunque nuove opportunità ai produttori, ma nel contempo richiede ad
essi nuove capacità.
Il problema principale, è quello di 'stare sul mercato': meglio rimanere
nel business tradizionale, se non si hanno le conoscenze e le abilità
necessarie per sopravvivere nel nuovo ambiente. Un concetto se si vuole
banale, ma che deve essere necessariamente riportato alla ribalta in
un momento nel quale l''euforia telematica' sembra aver fatto dimenticare
a molti le più elementari regole di tecnica gestionale: si pensa che
aprendo una home - page, o un sito di poche pagine le opportunità di
guadagno si moltiplichino all'istante; in Internet si realizza la 'concorrenza
totale': è il vero mercato della globalizzazione e dunque, è un mercato
dove sopravvivere se possibile è anche più difficile che nei mercati
tradizionali.
Una buona operatività in Rete non può prescindere dalla massima considerazione
di due elementi, tra di essi correlati: visibilità e informazione
Allo stato dell'arte la 'navigazione' nella World Wide Web è un processo
che comporta il rischio di 'perdersi' per gli utenti dei servizi e delle
informazioni che essa offre, e magari, paradossalmente, di non trovare
quello che si cerca.
Il rischio corrispondente per chi questi servizi e informazioni li offre,
è quello di non essere visto, di affondare nel mare di pagine e siti
presenti sul Web. Il superamento di questo ostacolo passa attraverso
la creazione di mercati elettronici (electronic marketplace) alternativi,
ovvero di ambienti virtuali che, utilizzando le tecnologie proprie del
commercio elettronico, permettano ad aziende, consumatori ed altre entità
di incontrarsi e fare business.
Un electronic marketplace è identificabile in un servizio di rete condiviso,
accessibile dalla domanda e dall'offerta, dove le informazioni sui prodotti
e sui servizi vengono messe a disposizione a cura delle imprese stesse,
le quali si impegnano ad adottare standard comuni nei modi di condurre
le transazioni in rete.
In particolare Hub, Comunità virtuali e Mall elettronici rappresentano
i tre principali modelli di riferimento per i mercati elettronici. Di
questi diamo di seguito una breve descrizione.
Hub
Con il termine "Hub" vengono denominati quei siti che rappresentano
una vetrina virtuale per diverse imprese provenienti da settori più
o meno eterogenei. Tali aziende possono, a propria volta, essere presenti
sul Web con una loro pagina oppure operare esclusivamente sui mercati
tradizionali. Convergendo sul sito "Hub" tali imprese hanno la possibilità
di aumentare la visibilità nel mondo Internet, disponendo di una serie
di servizi aggiuntivi che il sito comune offre. Le aziende possono riconoscere
al gestore una percentuale sulle vendite derivanti dai contatti generati
dal proprio sito. In altri casi, invece, il gestore può fornire il servizio
gratuitamente, in cambio dell'esposizione di banner pubblicitari che
a loro volta vengono rivenduti, generando in tal modo profitto aggiuntivo
a favore del gestore.
Comunità virtuali
Le comunità virtuali sono luoghi del cyberspazio la cui struttura agevola
la possibilità di comunicazione tra coloro che hanno deciso di farne
parte. Fin dall'inizio le comunità virtuali si sono caratterizzate come
un evento sociale spontaneo per soddisfare ciò che le persone fondamentalmente
desiderano: comunicare fra loro e creare comunità attive in modo continuativo.
Quello che manca alle comunità tradizionali non è la possibilità di
comunicare in genere, ma la possibilità di farlo in maniera realmente
continua e naturale: manca un luogo, o un insieme di luoghi, che sia
condivisibile e universalmente riconosciuto dai membri della comunità
come punto d'incontro. Quest'ultimo non deve necessariamente avere una
realtà fisica: può essere un luogo virtuale, accessibile per via telematica.
Persone provenienti da ogni parte del pianeta si incontrano in un newsgroup,
in un canale IRC (Internet Relay Chat, servizio Internet che permette
la comunicazione contemporanea di più soggetti su canali tematici) o
in un sito web. Si può dunque affermare che la comunità preceda in qualche
modo il commercio.
Le comunità virtuali, inoltre, rappresentano una interessante risorsa
di marketing: possono essere utilizzate per veicolare "passaparola"
elettronici oppure per definire e segmentare mercati, o ancora per concretizzare
forme di sponsorizzazione o affiliazione ai siti o alle informazioni,
senza parlare delle tradizionali convenzioni commerciali, già largamente
diffuse nel marketing tradizionale, con tutti gli affiliati a un gruppo
o a un'associazione. Esistono comunità virtuali nate esplicitamente
con scopi commerciali. Tra queste, l'esempio più significativo è Geocities,
città digitale con oltre 2 milioni e mezzo di abitanti che crescono
a un ritmo di oltre 10.000 unità al giorno, con 41 quartieri differenti
cui corrispondono altrettanti temi di discussione. Il sito, che è attualmente
uno dei più visitati di tutta la rete, trae i suoi profitti dalla vendita
di spazi pubblicitari e da una serie di forme di partnership che permettono
ad alcune imprese di proporsi come fornitori ufficiali della città.
E-mall
L'architettura di un electronic mall prevede un sistema centrale di
accoglienza che svolge funzioni di indice generale di tutti i prodotti
offerti all'interno dei "negozi virtuali". In pratica si tratta di un
modello che prevede una serie di siti di commercio elettronico distribuiti
in varie località e che collaborano tra loro offrendo agli utenti in
rete una visione unitaria dell'intera offerta disponibile. Ogni sito,
a sua volta, ospita normalmente diversi negozi, spesso strutturati secondo
varie categorie merceologiche.
Le imprese partecipanti ad un electronic mall generalmente sono legate
da un rapporto commerciale che può raggiungere forme di vera e propria
partnership.
>> Capitolo II:
Le funzioni delle banche nel business del commercio elettronico
2.4 Banche e contesti
2.4.1 Premessa
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