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A seguito dei rapidi cambiamenti che hanno luogo nell'ambiente in cui
le banche si trovano ad operare, si rende ormai imprescindibile, per
quelle che ambiscono al successo, perseguire l'obiettivo di un miglioramento
continuo delle relazioni con la clientela.
Non si tratta di una tensione altruistica da parte degli istituti finanziari,
né semplicemente di un'opportunità da cogliere, ma di una vera e propria
necessità.
Le banche devono indirizzarsi verso una profonda rivisitazione dei
tradizionali modelli di business facendo proprio un approccio gestionale
in grado di guidare il cambiamento verso un'organizzazione customer-centric.
Il raggiungimento di tale obiettivo generale implica l'implementazione
di un sistema composto di elementi, materiali ed immateriali, idoneo
a governare un processo di autoapprendimento mediante il quale l'azienda
si dota della capacità di comprendere il mutevole atteggiarsi del comportamento
del consumatore.
Grazie a tale conoscenza potrà stimare la probabilità di risposta alle
differenti azioni di marketing e di vendita e garantire al cliente la
migliore assistenza possibile, assicurando eccellenza e qualità dell'offerta,
veicolata attraverso i differenti punti di distribuzione.
Il Customer Relationship Management (CRM) nasce per rispondere a
tale esigenza.
Si tratta, infatti, di una strategia volta a costruire, sviluppare e
mantenere nel tempo una relazione efficace e proficua con i clienti,
utilizzando tutte le informazioni che l'azienda riesce a trarre su di
essi per incrementare il livello della value proposition percepito da
parte della clientela reale o potenziale, indipendentemente dal canale
di interazione.
Tale incremento si manifesta a favore dei singoli segmenti di clientela
o al limite del singolo cliente (si parla in tali casi di azioni di
marketing one-to-one) in termini di:
- livello di tailorizzazione, ovvero capacità dell'offerta di essere
caratterizzata da un sistema di valori (prodotto, prezzo, servizi) appositamente
focalizzati sulle esigenze specifiche di acquisto;
- livello di accettabilità, ovvero capacità dell'offerta di essere caratterizzata
dal massimo valore possibile di probabilità di accettazione e conseguentemente
di profittabilità per l'azienda;
- livello di puntualità, ovvero capacità dell'offerta di cogliere il
momento più opportuno per proporsi come strumento di soddisfazione di
particolari esigenze e bisogni.
Attraverso tali fattori di miglioramento della value proposition aziendale
è possibile cogliere l'obiettivo strategico del CRM, massimizzare
il valore generato dalla relazione impresa-cliente, scomponibile
in tre sotto-obiettivi:
- accrescere la base di clientela (acquiring);
- incrementare la redditività della clientela già acquisita (stimulating);
- conservare la base di clientela (retaining).
In tal modo sarà possibile massimizzare i ricavi ottenuti ed il tempo
di percepimento degli stessi, e contemporaneamente minimizzare i costi
di acquisizione dei nuovi clienti (vedi Fig. 2.1).
In linea generale questi obiettivi sono conseguibili mediante la realizzazione
di una serie di differenti attività.
L'acquisizione di nuovi clienti ha lo scopo di aumentare il grado
di copertura del business in cui si opera, cioè individuare:
- nuovi potenziali segmenti di mercato, su cui indirizzare le campagne
commerciali;
- nuove combinazioni, su cui agire per differenziare l'offerta aziendale.
Le tecniche utilizzate sono quelle di segmentazione e profiling.
Queste permettono di abbassare i costi dell'attività di acquisizione
riducendo il target dei destinatari delle promozioni, e identificandone
la propensione all'acquisto, ma ancor più importante consentono di individuare
i clienti potenzialmente "migliori", con un elevato lifetime value (flusso
attuale netto dei margini che il cliente potrà generare per l'azienda
nel corso della sua vita economica). Tale importanza risiede nella dimostrazione
del fatto che più della metà dei margini, in media, nei diversi settori,
e fino al 67% di essi nel settore del credito, sono generati dal 20%
della clientela solamente (vedi Tab. 2.1).
Tali clienti sono quelli potenzialmente più redditizi, e conseguentemente
quelli verso i quali verranno rivolti i maggiori sforzi necessari alla
"cattura".
Questa sarà favorita dallo sviluppo di offerte "su misura", tali da
generare il passaggio del cliente da potenziale a effettiva fonte di
revenue.
E' importante notare come le politiche di pricing non assumano più un
ruolo prioritario nella conquista di nuova clientela.
Come evidenzia una recente ricerca su 41 aziende inglesi1
(vedi Fig. 2.2), sono le variabili legate alla personalizzazione del
rapporto cliente-impresa ad avere sempre maggiore importanza come fonte
di differenziazione. Secondo una scala di importanza crescente da 1
a 5, il livello di customer service ha rappresentato, per il campione
in esame, il fattore più importante di differenziazione, al contrario
il prezzo si è rivelato il meno significativo.
Fonte: CMG UK Ltd e Chordiant Software International
INC.,
Implementing the vision: the growing pains of eCRM, London, April 2000
La valorizzazione della redditività dei clienti ha come finalità
quella di ampliare e rafforzare il grado di penetrazione di ciascun
cliente.
Mentre nella prima fase si cercava di attrarre il cliente migliore,
qui si cerca di "migliorare" il cliente già acquisito, stimolandone
la profittabilità attraverso una value proposition sempre più rispondente
ai suoi bisogni e alle sue aspettative.
L'ideale sarebbe riuscire ad anticiparne le esigenze, o meglio ancora
stimolarne la nascita, per poi poterle prontamente soddisfare. A tale
proposito il sistema di Customer Relationship Management consente di
realizzare analisi statistiche su aggregazioni di variabili correlate
di natura socio-demografica, transazionale e di comportamento d'acquisto.
Grazie a queste è possibile determinare la probabilità di utilizzo delle
differenti combinazioni d'offerta e di risposta alle alternative azioni
di marketing e vendita.
In tal modo risulta possibile incrementare i livelli di spesa per singolo
segmento o singolo cliente attraverso l'aumento del numero di combinazioni
d'offerta acquisite o il tasso di utilizzazione di quelle già possedute.
Le tipiche tecniche adottate in questa fase sono quelle del cross-selling
e dell'up-selling.
Il cross-selling mira ad aumentare il numero dei prodotti/servizi venduti
al cliente, attraverso l'offerta di un prodotto/servizio complementare
a quello per il quale il cliente ha manifestato un'intenzione d'acquisto.
Quando invece si offre un prodotto di migliore qualità e costo, ma con
il medesimo valore d'uso di quello scelto dal cliente, si parla di up-selling.
In entrambi i casi la riuscita non può che scaturire da una perfetta
conoscenza del cliente, attraverso la quale l'impresa può capire quale
è la giusta offerta, il giusto momento, il giusto canale.
L'ultima fase, invece, sviluppa politiche di mantenimento del rapporto
cliente-impresa, intervenendo particolarmente nel momento in cui
si manifesta l'intenzione d'abbandono.
Anche in questo caso la ricerca già citata (vedi nota 1) testimonia
come il customer service sia considerato un'attività critica nella costruzione
della fedeltà. Solo una delle 41 aziende interpellate la ritiene moderatamente
importante (vedi Fig. 2.3).
Fonte: CMG UK Ltd e Chordiant Software International
INC.,
Implementing the vision: the growing pains of eCRM, London, April 2000
L'attenzione viene rivolta principalmente verso i clienti considerati
migliori, i più profittevoli, destinando però le maggiori risorse a
quelli che più probabilmente possono essere attirati dal competitor
di riferimento.
Tale selezione garantirà un maggior ritorno. Infatti l'investimento
sui clienti ad elevato valore aggiunto, ma già fedeli, rischia di esprimere
solo un riconoscimento volto a preservare comportamenti che non sarebbero
cambiati comunque.
Ciò non significa, però, abbandonare a se stessi tutti gli altri. Anche
tra i clienti che ai fini del margine non rivestono un ruolo rilevante,
poiché caratterizzati da un basso lifetime value, è possibile individuarne
molti che, poiché affezionati, possono essere eccellenti veicoli per
la costruzione e il mantenimento di una buona immagine nel mercato.
Cambierà però l'impegno in termini di risorse: a questi andranno indirizzate
azioni di loyalty a basso costo, per favorire la diffusione del marchio
presso la cerchia di amici.
Generalmente si ritiene che un cliente soddisfatto abbia più alta probabilità
di essere o divenire nel tempo un cliente fedele.
Nel caso in cui un buon tasso di fedeltà sia espressione di una soddisfazione
da parte della clientela, alcuni dei rapporti causa-effetto, che legano
i differenti processi aziendali con la disponibilità di clientela fedele
nel lungo periodo, rendono evidente l'impatto sulla redditività e sul
valore creato dall'impresa.
I clienti fedeli permettono di conseguire margini di profitto
più importanti perché (vedi Fig. 2.4):
- tendono a incrementare i propri volumi di acquisto rivolgendosi
allo stesso fornitore anche per altri prodotti. Il consolidarsi della
relazione permette all'impresa di essere sempre più efficace nella soddisfazione
del cliente grazie al processo di apprendimento continuo delle sue aspettative;
Fonte: Heskett, Sasser, Schlesinger, La catena del profitto
nei servizi,
Sperling & Kupfer, Milano, 1998
- sono disposti a sostenere un moderato premium price, pur di
non incorrere nei necessari ed incerti costi di cambiamento che comporta
sostituire un fornitore;
- favoriscono la diffusione di un'immagine positiva dell'azienda
e dei suoi prodotti permettendo di acquisire nuova clientela;
- favoriscono il risparmio dei costi, in quanto conservare un
cliente fedele costa dalle quattro alle sette volte meno rispetto a
quanto costa acquisirne uno nuovo, per gli elevati costi pubblicitari,
promozionali, di accreditamento, che comporta il "processo di fidelizzazione".
L'impresa con una base di clienti fedele consegue vantaggi di costo
rilevanti rispetto ai concorrenti con portafoglio di clienti più volatile.
Tali considerazioni trovano conferma anche in ambito bancario, come
dimostrano alcune rilevazioni effettuate dall'ABI nel corso del 1999
(vedi Fig. 2.5).
Fonte: Rilevazione ABI sulla Customer retention ,1999,
atti convegno CRM, Call Center e nuovi canali, ABI, 14-15 dicembre 2000
Margini più importanti rendono disponibili maggiori risorse, le quali
possono essere investite in tutte quelle attività ritenute utili per
migliorare il livello di valore della propria offerta, e soddisfare
sempre di più i propri clienti.
Quindi un buon tasso di fedeltà può avviare in azienda un circolo virtuoso:
sviluppo dei margini / maggiori investimenti / elevata soddisfazione
/ fedeltà.
Al contrario un elevato tasso di ricambio della clientela è probabile
che avvii un circolo perverso del tutto analogo, ma speculare: contrazione
dei margini / investimenti ridotti / scarsa soddisfazione / volatilità
della base clienti.
E' utile precisare, però, che tra soddisfazione e fedeltà non esiste
un rapporto di consequenzialità necessario. La fedeltà, infatti, non
è legata ad una singola esperienza di "contatto" con l'azienda, ad una
soddisfazione "istantanea".
Come sostiene Busacca "la fedeltà è il risultato di un processo di
costruzione, è come un edificio i cui pilastri sono le esperienze positive
di soddisfazione. Così è spesso sufficiente un'esperienza negativa,
come la frattura di un pilastro, per demolire totalmente il capitale
di fedeltà accumulato presso un cliente."2
Per avere un comportamento più probabilmente fedele è necessario che
alla soddisfazione istantanea del cliente si affianchi una sequenza
di esperienze positive, ossia la soddisfazione "cumulata", vero capitale
intangibile che l'impresa costruisce e deposita nella mente dei propri
clienti.
Allo stesso tempo non bisogna commettere l'errore di ritenere soddisfatto
un cliente fedele.
Le motivazioni della sua fedeltà, che in questo caso si configura come
inerzia al cambiamento, possono risiedere altrove e non essere direttamente
governabili dall'impresa. Ciò si verifica, ad esempio, in caso di monopolio
formale o di fatto, quando le alternative disponibili sono percepite
come sostanzialmente uguali, qualora l'insieme dei costi di passaggio
risulti superiore alla differenza tra la soddisfazione attesa dalle
alternative disponibili sul mercato e la soddisfazione attuale.
Questa è proprio la situazione di cui hanno goduto le banche e che per
alcuni aspetti ancora è presente. Basti pensare a tutti gli adempimenti
necessari per trasferire titoli, domiciliazioni e quant'altro da una
banca ad un'altra.
Indipendentemente da queste precisazioni il compito di un'impresa rimane
quello di mettere in moto il circolo virtuoso visto in precedenza, cogliendo
le opportunità presenti lungo il ciclo di vita del cliente. Secondo
la fase attraversata, vanno predisposte le azioni utili a migliorare
la capacità aziendale di incrementare la redditività.
Quanto detto circa l'importanza di una clientela fedele, e la conseguente
maggiore criticità delle azioni di sviluppo e mantenimento di tale target,
non esclude che il compito delle risorse di marketing di una società
sia anche quello di allargare la base dei clienti nonché, quando necessario,
abbandonare parte di quest'ultima qualora non più considerata profittevole.
Acquisizione, sviluppo, mantenimento sono comunque attività tra loro
correlate, ciò che le lega è di nuovo l'orientamento al cliente che
risiede all'interno del processo di CRM.
NOTE:
1 - CMG UK Ltd e CHORDIANT SOFTWARE INTERNATIONAL INC.,
Implementing the vision: the growing pains of eCRM, London, April 2000
2 - BUSACCA A., Costruire la fedeltà, Ilsole24ore, 1998
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2.2 Caratteristiche del sistema di CRM
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