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15/08/2000
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G8/06/2001 - G8 E LA PIRAMIDE ROVESCIATA
di Vincenzo D'Antonio



 
 
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Mi ancoro alla preziosa e sempre utile Piramide dei bisogni di Maslow.

Alla base, diciamo al primo gradino, troviamo i bisogni primari: mangiare, bere e dormire.

Poi, man mano, arriviamo fino al quinto gradino con il bisogno sommo dell'autorealizzazione.

Bene, gli enormi e meritori progressi del convivere sociale, le correlate condizioni economiche a contorno e, in definitiva, il costante miglioramento delle condizioni di vita, hanno determinato, nel nostro Paese, l'assunzione di default dei soddisfacimenti dei bisogni primari. Tutto ciò al netto di emarginate sacche di popolazione e al netto di quanto sta accadendo in termini di incontrollati flussi migratori dai Paesi extracomunitari.

Per molteplici cause sulle quali qui non indaghiamo, ma che hanno probabile correlazione con il precedente assunto, si sta verificando che i veri momenti di godimento reso possibile da una buona posizione sociale ed economica, non stanno più, o perlomeno soltanto, nel viaggio all'estero di ordinanza, nell'altrettanto doverosa settimana bianca, nel campus estivo per i figli e tutto quanto ha costituito neo conseguiti status negli anni '90, bensì nella ragionevole certezza di un soddisfacimento dei bisogni primari che non comporti danno alla salute.

Azzarderemmo uno scenario che vede gli happy fews alla ricerca di aria non inquinata, di cibo non nocivo, di acque realmente potabili, di case realmente abitabili.

E allora, la piramide di Maslow, a momenti si rovescia, ponendo in cima la base: rendendo davvero anelati i soddisfacimenti di quei bisogni che, solo per insipienza, distrazione e diffusa omertà, continuiamo a ritenere assunti per default.

Ovviamente sussiste anche altro poderoso angolo visuale, meno health driven e più edonistico.

E' la crescente voglia di vivere il godimento del mangiare bene, del bere bene, del dormire bene. Mi chiedo: tali locuzioni sono solo casualmente il riposizionamento, anche nel linguaggio, del primo gradino della piramide di Maslow ?!?




 
 
G8
la predica davanti a Onorio III

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Finalmente: la quality care, l'attenzione alla qualità.

Arriveremo certamente, prima come azione volontaria dei soggetti più avveduti ed onesti della filiera dell'hospitality, e poi anche perché ope legis, ad una sorta di tracking, di tracciabilità dei prodotti, con l'evidenza di tutti gli step della filiera.

Una filiera che, non fosse altro per rendere più rigoroso e certo il tracking, tende ad accorciarsi nel numero degli anelli e ad ampliarsi nella numerosità dei players, per come i mercati si globalizzano.

Lascio la figura solida della piramide per giungere alla figura piana del cerchio. Anzi, prendo in prestito proprio i 5 cerchi olimpici, così come essi ci appaiono.

Orbene, l'immagine suggerisce ciò che si accingono a diventare le varie filiere della nostra economia: sopravviveranno solo i cerchi superiori che, giungendosi direttamente tra loro, espelleranno di fatto dalla business community i cerchi inferiori, ovvero quegli anelli della catena di fornitura che non sapranno arrecare valore ma che potrebbero procurare nocumento, qualora incapaci di garantire qualità, e danno economico oggettivo qualora arretrati a meri momenti di snodo spaziale e temporale e di diaframma tra domanda ed offerta.

L'accorciamento della supply chain, correlato all'accorciamento della filiera, è reso virtuosamente possibile dalla presa di coscienza da parte di cittadini consapevoli di quanto prioritario sia il nuovo focus sul modo nuovo di intendere il soddisfacimento dei bisogni primari ed è reso concretamente possibile, così disegnando un nuovo modello di business, dalla tecnologia abilitante.

L'enabler tecnologico è, senza dubbio alcuno, Internet.



Internet, ci sia consentita la facezia: abilita un nuovo modo di dire.

Dove dire in questo caso vuole significare disintermediare e reintermediare. Internet disintermedia quanto non arreca valore. Internet disintermedia le funzioni obsolete, quelle che avevano la loro ragion dell'essere nella vicendevole ignoranza delle parti. Oggi, grazie alla dovizia informativa resa possibile da Internet le parti sono rese reciprocamente visibili e trasparenti nei loro comportamenti commerciali.



La reintermediazione è costituita dal marketplace.

Il markeptlace è l'agorà globale del XXI secolo.


Ma tutto ciò, lo si è precisato in incipit di articolo, è veritiero e valevole per il nostro Paese, e quindi per i Paesi UE e quindi, diciamo per tutto l'occidente, diciamo per i Paesi ricchi, quei Paesi che, per l'appunto, possono permettersi il lusso di asportare dai propri bisogni i primi gradini della piramide di Maslow e possono pensare a rovesciare la piramide.

E' il mondo che sta soppiantando i desideri ai bisogni.

E' il mondo del 20% del nostro pianeta.

Laddove l'80% ancora impatta tutti i giorni con problemi di sopravvivenza.

Sono i quattro quinti del nostro pianeta alle prese con il problema grande del soddisfacimento dei primi gradini della piramide di Maslow.


E allora, a ben riflettere cos'è la globalizzazione ?

Per coloro i quali ad essa si oppongono, apertamente avversandola nei momenti di spettacolarizzazione di eventi che tendono a suggellarla, uno per tutti l'imminente G8 di Genova, la globalizzazione è l'ultimo atto, quello del compimento, dell'egemonia del quinto del pianeta sui rimanenti quattro quinti.

A coloro i quali argomentano la loro avversione, questa definizione sembrerà eccessivamente sintetica e latrice di colpose omissioni e pericolose bolle di misunderstanding.

Prendo tranquillamente atto che chi argomenta, adduce robuste e commendevoli argomentazioni: senza dubbio alcuno.



Ma facciamo un'altra, originale, riflessione: cos'è la non globalizzazione ?

Posto che i processi si riesca a fermarli ed interdirli, potremmo dire che la non globalizzazione è non compiere l'ultimo atto dell'egemonia del quinto del pianeta sui rimanenti quattro quinti.

La non globalizzazione, posto che sia possibile, significa fermare le bocce e contemplare l'istante dilatandone il tempo di esistenza; significa quindi, avallare di fatto l'insorgere di una piramide rovesciata per un quinto del pianeta ed il permanere della cruenta lotta quotidiana per il soddisfacimento dei bisogni dei primi gradini della piramide per i quattro quinti del pianeta.


Possibile non si scorga altro scenario ?

Ed è qui che ritorna Internet, ed il suo ruolo enabler.

Difatti Internet, più che agevolare la globalizzazione, agevola e rende percorribile di fatto ciò che, con non eufonica crasi, viene chiamato glocal, ovvero mix tra globale e locale.



Il locale è il sereno e consapevole ancoraggio a radici preziose quanto inestirpabili.

Il locale è la costruzione della propria vita e del proprio lavoro.

Il locale è andare oltre le condizioni a supporto della sopravvivenza ed è perseguire l'obiettivo della propria crescita costante.

Tutto ciò sarebbe meschinamente e malinconicamente ingabbiato in dimensioni anguste sia spaziali che temporali se non vi fosse sprone continuo al confronto ed agli scambi di ogni genere, in ogni senso intesi, con tantissimi altri sistemi locali.

Una volta semplicemente ignorati, poi difficili da raggiungere e con complicanze di relazioni stabili, durature e reciprocamente lusinghiere, adesso, grazie all'abilitazione agevolata da Internet, visibili ed approcciabili in quanto in rete.

La rete atta a disegnare la più intricata e la più intrigante delle ragnatele (non casualmente: web ).

La rete che consente il potenziale rapporto con il mondo intero, con il nostro globo: la rete globale.

Il globale non minaccia l'estinzione del proprio locale; anzi, centinaia di milioni di altri locali sono a portata di relazione per un continuo scambio di ogni specie.

Scambi che, aldilà delle specifiche finalità, comportano comunque la costante fertilizzazione di un locale che così, non solo non si atrofizza, ma sempre più si dota delle idonee sfaccettature atte a rivitalizzarlo ed a farlo essere partecipe dell'avventura globale.

Il locale si poggia sul globale e di esso si nutre per permanere e crescere, sempre tempestivamente adeguandosi.

Il globale vive della rete dei locali pur non essendone soltanto la banale sommatoria, in quanto genera il suo valore distintivo per come abilita gli scambi e per come il tutto fertilizza e pone a crescita costante e continua. Il locale ed il globale non sono antitetici, né avversi, né belligeranti.

Il locale ed il globale sono le nostre vite ed il nostro mondo: perciò parliamo di glocal.



Ma il glocal lo si persegue mediante un enabler che è costituito da Internet.

La rete, se sapientemente utilizzata, a ciò deve servire; a fare in modo che, se un quinto del pianeta è nelle condizioni di rovesciare la piramide e di ragionare in termini di desideri, possa anche agevolmente farlo, badando però a che, prioritariamente, i quattro quinti del pianeta ne traggano giovamento nella quotidiana battaglia per il soddisfacimento dei bisogni della piramide di Maslow.





servizio fotografico del G8


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