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di Vincenzo D'Antonio


Le considerazioni inerenti il ruolo dei portali nella net economy, in genere ruotano intorno al loro essere orizzontali, ovvero generalisti, oppure verticali, ovvero pertinenti un comparto specifico.
La distinzione emergente, manichea alquanto, è quella che vitupera e pone tra le esperienze declinanti i portali orizzontali, per rendere lodevoli e meritori di attenzione i vortal, ovvero i marketplace disegnati per comparto.
Qualora, a mo' di esercizio ludico, dovessimo forzosamente aderire ad una delle due correnti di pensiero, proprio così formulate, e allora, come altri direbbero, turandoci il naso, ci porremmo tra i sostenitori dei vortal.
Ma, per l'appunto, saremmo in ambiente di esercizio.
Proviamo a ragionare scevri da paradigmi propri dell'economia industriale laddove, basti dire, si trattava di vendere ciò che si era prodotto.
Proviamo a ragionare in termini di produrre ciò che si vende.
E' un approccio smart.
Si tratta di acquisire celermente macchinari per la produzione, quando non intere linee di produzione, beni strumentali e quant'altro necessiti all'intrapresa.
Il tutto, oltre che in tempi brevi, anche ad atteso basso costo.
In ottica complementare, potremmo anche vedere lo scenario, a scopo invariato, di chi deve celermente dismettere macchinari, linee, beni strumentali, per sue specifiche esigenze magari suggerite da un rinnovo degli esiti di produzione e, con esso, dei cicli di processo.
E allora virtuoso è per tutti, ma proprio tutti gli attori, concorrere al perseguimento di due obiettivi che si complementano ed anche convergono: non distruggere valore, creare valore.
La non distruzione di valore passa macroscopicamente attraverso un destino diverso dalla rottamazione e dalla svendita di tutto quanto pianificato in dismissione.
Nell'economia glocal, ciò che è obsoleto per certi mercati di produzione è bene accetto in altri mercati di produzione.
Aldilà di una considerazione non banale che porterebbe ad asserire che il non distruggere valore è già generare valore, constatiamo proprio come la proattiva generazione di valore può nascere da intraprese il cui start-up non avverrebbe se non ci fossero ingressi facilitati, per come prontamente disponibili ed a costo basso, ai beni di produzione.

E' il variegato mondo del preowned e del second hand.

Un marketplace atto ad avvicinare l'offerta di preowned con la domanda di second hand, come si pone rispetto a quella distinzione manichea prima delineata ?!?
Sarebbe generalista ed orizzontale, per come cross vede diversi comparti, oppure sarebbe vortal in quanto la connotazione di partenza è il preowned, ovvero ciò che non è nuovo alla produzione ?
Lasciamo ad altri la risposta, anzi le risposte, che già più d'una sovverrebbero.
Analizziamo, invece, cosa significherebbe il marketplace del second hand ( d'ora innanzi utilizzeremmo in sinonimia second hand e preowned ).
Il nuovo esiste, per definizione, nel catalogo dei produttori, saprei dove cercare e dove trovare.
Il preowned non esiste, per definizione, in accezione certa presso alcun luogo. Meglio, potrei cercare preowned presso rivenditori ma mi si porrebbe il problema di individuare comunque questi rivenditori, sovente di nicchia su mercati a corto raggio, di pormi su una scelta limitata e, in ogni caso, di alimentare un ganglio di intermediazione che erode margine a chi vende ed a chi acquista.
Il marketplace agevola l'incontro tra domanda ed offerta, ampliandole ed avvicinandole.
Dismettere ed acquisire preowned comporta l'espletamento di alcune azioni dovute ed opportune.
SI tratta di periziare il bene, in termini di stato d'uso e funzionalità, in termini di congruità di valore, in termini di ottemperanza agli adempimenti sull'antinfortunistica.
Il bene va smontato, trasportato e rimontato. In genere queste tre delicate fasi, a cautela del compratore, vanno coperte da polizza assicurativa.
La fase di H&S va monitorata mediante tracking del bene.
Su mercati al di fuori della UE bisogna prestare attenzione ad eventuali vincoli e gabelle all'import ed all'export dei beni e, in alcuni casi, anche al loro transito.
Orbene, tutti questi servizi possono essere erogati da soggetti terze parti del marketplace che nasce, quindi, con una nativa dovizia di importanti contenuti.
L'utenza del marketplace è originalmente multiforme e numerosa.
Non esistono soggetti che per mestiere sempre e solo dismettono, non esistono, altresì, soggetti che sempre e solo acquistano second hand.
Ma tutti gli operatori economici, più volte durante i vari cicli della vita delle loro aziende, si trovano nelle condizioni di voler trarre vantaggio da una dismissione e da un'acquisizione dal second hand.
Il marketplace del second hand allunga la vita di un bene, rendendo opera meritoria a tutta la catena del valore, anche a chi quel bene nuovo lo ha prodotto che non vive il fatto come nocumento per una vendita in meno di un altro bene nuovo, bensì come l'opportunità di manutenere il bene e così conoscere un nuovo cliente con il quale sapersi opportunamente relazionare.
Last, but not least, diciamo che il marketplace del second hand oltre ad agevolare le economie dei PVS, arreca il suo contributo all'ambiente allontanando i tempi di rottamazione dei beni ed i conseguenti eventi inquinanti che ne derivano.


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by Vincenzo D'Antonio