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12/12/2002 -
Le frodi ostacolano l’eCommerce Spagnolo
di Marcello Berlich




Il commercio elettronico in Spagna sta affrontando numerose sfide impegnative, non ultimo il fatto che su 7,8 milioni di utenti Internet solo un milione effettua acquisti online, a causa dell’alto numero di frodi sulle carte di credito, e dei bassi livelli di penetrazione di PC e Internet.
Atienders, un’associazione di esercenti Internet, ha stimato che del 22,7% di spagnoli che hanno accesso alla rete, solo il 14% compra abitualmente online.


Per comprendere il fenomeno, si pensi che attualmente hanno accesso ad Internet il 37,4% degli europei e il 46% degli americani, mentre il tasso di penetrazione dei PC si attesta in Spagna al 16,8%, contro una media europea del 30,2, sempre secondo le stime di Atiendes, che sta richiedendo un’azione forte contro le frodi sulle carte di credito.


Atiendes sottolinea inoltre come gli e-tailers spagnoli sono in una posizione di svantaggio rispetto ai loro concorrenti europei e americani, dovendo pagare un’imposta del 16% sulle vendite online, e le banche impongono una commissione del 3% per le transazioni online mediante carte di credito, contro il tasso dello 0,5% che mediamente viene fatto pagare ai retailers di grandi dimensioni.


In Spagna esistono circa 3.000 retailers, ma il 95% dei ricavi online si concentra in soli 50 siti; CMI, l’autorità regolatrice delle comunicazioni riporta che il 44,5% delle transazioni on line mediante carta di credito viene effettuato al di fuori della Spagna, il 46,6% internamente alla Spagna e solo l’8,8% da ‘shoppers’ stranieri.


European Card Reviewer riporta che per quanto concerne la migrazione verso l’EMV, l’azione spagnola si configura come ‘un opera monumentale, viste le dimensioni delle sue infrastrutture POS, tuttavia si prevede che la Spagna rispetti il limite del 2005 per completare tale migrazione, dato il suo status di meta turistica e il fatto che le frodi effettuate dall’estero nel proprio sistema cresceranno man mano che i paesi vicini muoveranno verso i sistemi chip.


Viste dall’Italia, le problematiche spagnole rivelano un indubbio interesse. Il dato più significativo è quello della bassa penetrazione dei supporti (PC) e dei mezzi (connessioni Internet) che rendono possibile il commercio elettronico: una situazione non dissimile da quella riscontrabile in casa nostra, dove il numero di computer presenti nelle case italiane, nonostante il progresso dell’ultimo biennio è ancora basso, e di conseguenza ad essere basso è anche il numero di accessi alla Rete.


La stretta analogia tra il caso italiano e il caso spagnolo è completata da un altro dato, sempre concernente l’innovazione tecnologica: in entrambe le realtà la propensione all’innovazione del pubblico sembra essersi attestata non sul Personal Computer quanto sulla telefonia cellulare.


Tuttavia in Spagna tale interesse ha avuto degli esiti anche nel settore del commercio elettronico, e particolarmente del mobile commerce dove (a somiglianza della Francia) ci sono già state esperienze di utilizzo dei telefonini come supporti per strumenti di pagamento.


Qui da noi questo non è ancora avvenuto. La realtà dei fatti conferma dunque le recenti statistiche, che hanno visto l’Italia scendere nella classifica del tasso di innovazione tecnologica da 27° al 36° posto.


Il secondo dato sul quale è necessario riflettere riguarda la concentrazione dei ricavi online rispetto al numero degli e-tailers: le cifre dicono che la diffusione di una ‘coscienza digitale’ presso gli esercenti spagnoli è a buon punto, tuttavia gli ‘online shoppers’ sembrano riporre la propria fiducia nell’immagine più ‘solida’ comunicata dai soggetti di dimensioni più elevate.


I piccoli esercenti sembrano insomma aver compreso le potenzialità della rete come nuovo canale di sviluppo per i loro affari, ma si scontrano con la diffidenza del pubblico, che nella Rete è ancora ‘magnetizzato’ dall’importanza e dal prestigio dei marchi più noti.


I piccoli esercenti online lamentano inoltre la disparità nel trattamento riservato loro dalle banche, che per le transazioni effettuate online mediante carta di credito richiedono commissioni significativamente più alte di quelle richieste alle grandi catene di distribuzione virtuale, non potendo rifarsi sul fronte esterno poiché la percentuale di acquisti effettuati da compratori stranieri presso siti spagnoli è ancora bassa.


Il problema delle frodi sulle carte di credito, molto sentito, contribuisce alla cristallizzazione di un clima sfavorevole ai ‘pesci piccoli’. Ancora una volta emerge l’importanza della ‘suggestione del’ marchio, con il non secondario effetto collaterale di uno sviluppo asimmetrico del mercato elettronico, che sembra tarpare un pò le ali a quel processo di ‘concorrenza globale’ che poteva costituire una rivincita del piccolo commercio nei confronti della ‘grande distribuzione’.



The Financial Times
by Marcello Berlich