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EDITORIALE > New banking
10/12/2002 -
Le banche restano inattive sul fronte dei ‘Furti d’identità’
di Marcello Berlich




L’esperto in misure di privacy Robert Douglas è drastico: metà delle banche americane “compie passi inadeguati per certificare l’identità dei chiamanti” e le banche che “non utilizzano PIN o password, vengono puntualmente battute”
ABA consiglia i propri membri di usare password e PINs per la sicurezza, ma “la realtà è che i clienti richiedono l’accesso immediato all loro informazioni personali”, dice il Senior Consuel John Byrne.



Le società finanziarie sono sotto pressione per risolvere il problema dei ‘furti d’identità’, e Julie Williams, (Coptroller of the Currency) dichiara che niente come l’uso delle password “può sostanzialmente ridurre il rischio di frodi sull’identità”, accrescendo la sicurezza.
Bank of America usa una ‘sfilza’ di domande per identificare i chiamanti, ma secondo il privacy executive Robin Warren, non “vuole rendere complicato ai propri clienti l’accesso ai loro conti, cosa che li irrita particolarmente”.
L’introduzione delle password “rappresenterebbe un inconveniente per parecchie persone”, continua Warren, mentre Citibank, secondo il portavoce Mark Rodgers, tenta di agevolare la propria clientela, e “se qualcuno non ha un numero particolare, Citi opera insieme a loro per schermarli”.
Anche American Express sta incoraggiando i propri clienti a scegliere una password o un codice per identificarsi quando chiamano per avere informazioni sul conto.


Il Washington Post riporta che JP Morgan Chase, American Express e Vanguard, impongono gli impiegati telefonici di richiedere a chi chiama il numero di conto o i codici utilizzati sul sito web della compagnia. Se chi chiama non ha a portata di mano questi codici, gli impiegati possono chiedere il luogo della filiale dove il conto è stato aperto, prima di ricorrere ad altri ‘identificatori’, come il numero di sicurezza sociale o il nome della madre da nubile.


In una situazione in cui la maggior parte di banche, mutue e società di carte di credito non usano password o codici, percepiti come complicazioni, il problema degli ‘Identity Theft’ potrebbe dunque continuare la sua crescita inarrestabile nel prossimo futuro. (fonte: The Washington Post)


Questa rassegna di esperienze e pareri, seppur breve, sembra comunque offrire un quadro esaustivo della realtà americana, ancora un modello per quanto concerne le problematiche legate all’innovazione tecnologica nei settori bancario e finanziario: il trade off tra sicurezza e semplicità d’uso delle nuove tecnologie continua ad essere una degli ostacoli più pressanti sulla strada di una piena affermazione dei nuovi canali di contatto tra banche e clienti.


A impressionare più di ogni altro dato, è che per la maggior parte delle banche americane la rinuncia a validi sistemi di tutela e protezione dei dati dei propri clienti sembra, più che una necessità imposta da problemi economico – tecnologici, una scelta strategica, volta all’acquisizione e cura della propria clientela: gli utenti bancari americani, insomma, vogliono che il contatto virtuale (telefonico o telematico) con la propria banca sia il più diretto e immediato possibile, addirittura percependo come un fastidio le procedura di identificazione, anche elementari;
risultato: le banche, in un periodo di più che mai spiccata concorrenza, si adeguano, piegandosi alle richieste della clientela e ottenendo un risparmio nei costi tecnologici per la protezione dei dati.


Quello che si prospetta è dunque una sorta di circolo vizioso, che determina uno generale stato di ‘indolenza’ del sistema verso una categoria di frodi, quelle appunto legate all’identità degli utenti, che oggi si presenta tra le più virulente nel settore dei servizi bancario – finanziari.
I pochi anticorpi, prodotti dai soggetti più forti, non sembrano essere sufficienti: non sembra avviarsi, come in altri casi, un processo di imitazione delle banche di dimensioni contenute nei confronti di quelle più grandi.


Sarebbe peraltro interessante verificare se tale rifiuto si sia accresciuto negli ultimi mesi, nel corso dei quali negli Stati Uniti è andata montando la polemica riguardo alle presunte ‘limitazioni ‘della libertà e della privacy dei cittadini nel dopo 11 settembre: che certi metodi di identificazione ricordino piuttosto ad alcuni clienti un vero e proprio terzo grado, e di conseguenza ne provochino la diffidenza?
E’ forse un ‘ipotesi azzardata, ma non c’è dubbio che l’intensificarsi delle misure di sicurezza e dei controlli sui soggetti bancari e finanziari abbia portato ad una complicazione di quelle metodiche che, secondo i sondaggi, rappresentano un elemento di attrito non indifferente nel processo di accoglimento delle nuove tecnologie da parte del pubblico.


Il problema è complesso, e le soluzioni sembrano essere realmente alla portata dei soli soggetti tecnologici, che possono concretamente aspirare a consolidare il ruolo di primo piano che naturalmente gli compete nel mondo della ‘New Economy’.




by Marcello Berlich