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30/11/1999 - E' ARRIVATA LA BANCA DEL 2000
di Miran Pecenik

Durante il periodo di fine anno è il momento giusto per fare i bilanci e per congelare determinate situazioni, siano essi bilanci familiari, aziendali o anche semplicemente delle tendenze di mercato. Se poi ci troviamo a fine secolo e anche a fine millennio vale la pena approfondire queste tematiche.

Nel caso specifico delle banche italiane, ci sentiamo dire da almeno 15 anni di come sarà la banca del 2000. Tutti ce l'immaginavamo come una cosa ultra moderna, con effetti speciali e con la quasi completa dematerializzazione del danaro. Ebbene, la banca del 2000 è davanti a noi, innovativa o ancora tradizionale, con lo stesso nome di quando è stata fondata o con nuove denominazioni dovute alle vicissitudini proprietarie, con siti Internet all'avanguardia oppure con la brochure passiva, ma digitale, on line. Non ci sono degli "effetti" speciali, ma stanno ancora sopravvivendo le vecchie cambiali, i vari tipi di danaro virtuale (a parte il Bancomat/Pos) sono rimasti alla fase sperimentale, mentre stanno appena nascendo le cosiddette banche virtuali, senza sportelli, anche se come emanazione di banche e/o di altri tipi di istituzioni finanziarie concrete e perciò ben presenti nel territorio. Qualche anno fa esisteva anche la "Banca 2000" che però, prima del fatidico anno è stata incorporata in una banca più grossa.

Essendo uno degli ormai tanti specialisti di Internet, mi limiterò ad analizzare alcune delle funzionalità che sono presenti nei siti delle banche italiane e che tra qualche anno considereremo come delle cose assolutamente normali. Sono passati ormai quattro anni dall'entrata nel Web nostrano delle prime banche e la prima considerazione è che non sono ancora trecento le banche presenti in rete. Se a queste togliamo le banche che non si trovano più all'indirizzo originario e quelle che hanno digitalizzato dei depliant cartacei, si può ipotizzare che gli istituti di credito che offrono valore aggiunto o informazioni utili a chi le visita, non sono più di qualche decina. Essendo Internet in Italia ancora in una fase ascendente, con 1 persona su 20 collegata, possiamo solo sperare che in qualche anno la situazione migliori, e di molto.

Home banking. Già da molti anni alcune banche consentivano alla clientela di vedere il conto corrente on line, attraverso la normale linea telefonica. Il PC casalingo doveva essere munito di un software particolare, non solo per visualizzare le relative pagine, ma anche per autenticare l'utente. Ad ogni aggiornamento del servizio c'era bisogno di ricaricare il software, qualche volta il tutto non funzionava, insomma, c'erano dei grossi problemi. Con Internet tutto divenne più facile. Col solo browser si può controllare il conto corrente o altri rapporti che si hanno presso la banca, nelle banche più attive si può anche ordinare bonifici, prenotare libretti assegni o visualizzare la consistenza del proprio portafoglio obbligazionario e/o azionario.
Attualmente sono più di quaranta le banche che offrono questo servizio. Metà di queste banche utilizzano i centri servizi Cedacri e Multitel, le altre lo hanno fatto in casa. Particolare menzione meritano la Cariplo, con un servizio completo sia informativo che dispositivo, la Banca Popolare di Novara, che usa una piattaforma Windows-like e la Banca del Salento, che coniuga una vasta schiera di servizi con una spiccata multicanalità (phone banking, SMS, fax, negozi in franchising, televideo, ecc.).
Dal punto di vista dei costi da sostenere, gli approcci sono molto differenti. Un gran numero di banche si è posizionato su una quota fisa di 5.000 lire al mese, mentre altre promettono dei costi minori con il maggior utilizzo del canale Internet. Le banche più audaci stanno offrendo il servizio in modo totalmente gratuito.

Trading on line. Fino a qualche anno fa, per noi, comuni mortali, la Borsa era un tempio per pochi eletti, dove, con strani gesti manuali e grida incomprensibili, venivano movimentati enormi quantità di titoli di tutti i tipi. Nei telegiornali si vedevano delle sigle e delle cifre che correvano su pannelli orizzontali lunghissimi e sembrava che lo stress la facesse da padrone. Da un po' di tempo tutto si svolge in modo telematico, la "Sala delle grida" della Borsa di Milano appartiene ormai alla storia.
In America già da anni gli investitori possono giocare personalmente in borsa, mentre da noi i primi tentativi via Internet risalgono all'anno in corso. Con la legge sulle SIM (Società di intermediazione mobiliari) si è deciso che solo queste sono le società che possono operare direttamente in Borsa e perciò le banche o si sono rivolte a certe SIM già esistenti o ne hanno creato delle proprie. Il passo verso un flusso di dati dal cliente verso la banca e da questa verso la SIM è stato molto breve. In certi casi c'è addirittura la possibilità di operare direttamente con la SIM.
Quali sono le principali funzionalità che offre questo servizio ? Il punto più importante è quello di avere dei dati aggiornati (decisamente al secondo precedente) sulla quotazione di tutti i titoli trattati, a molti può servire anche una serie di dati storici per poter prevedere, con tecniche diverse, la convenienza di un acquisto o di una vendita. Le principali basi dati da consultare per queste funzioni sono Milano Finanza, Radiocor e Reuters. Altri si appoggiano a dei professionisti che trattano la compravendita per conto loro. Fiducia, esperienza e sicurezza nella struttura sono le basi necessarie per poter affidare a terzi la gestione dei propri investimenti.
I "first mover" (i pionieri) in questo campo sono Directa Sim, che già da tempo offre un servizio via telefono e che ultimamente ha implementato le funzioni Internet con una mezza dozzina di banche, Banca Sella, con una particolare proposta di commissioni a scendere e Fineco Sim (Gruppo Banca Popolare di Brescia) che è l'unica a proporre anche l'intermediazione di titoli su alcune Borse estere.
Oltre ai tre pionieri appena citati, meritano attenzione due iniziative di testate giornalistiche che si stanno proponendo, in modi diversi, all'attenzione della clientela bancaria. Da una parte c'è Milano Finanza (Class Editori) che ha stipulato accordi con una quindicina di banche per il loro prodotto "Trading", mentre dall'altra parte troviamo il prodotto "Multitrade" del Sole24Ore, realizzato in partnership con Cedacrinord e Microsoft. A differenza dei prodotti verticali, complementi ai propri siti Web, il prodotto del Sole24Ore si propone come gateway (ponte) verso la fase dei pagamenti indirizzati alla propria banca. Tutta la fase informativa e decisionale viene svolta sul sito (e sui database) del Sole24Ore.
Da un pò di tempo, man mano che sono scesi in campo nuovi attori, sono state ritoccate (a scendere, naturalmente) le varie percentuali per le commissioni sull'importo transato. Ricorda un pò la guerra sulla deregulation dei prezzi dei telefonini. C'è chi offre una commissione mensile fissa (per i professionisti del settore), altri privilegiano gli importi grossi con dei tetti massimi per ogni singola operazione, altri ancora offrono degli sconti man mano che si supera un certo "fatturato". Sta di fatto che più banche si cimenteranno con il trading, più arriveremo ad una minimizzazione del costo per il cliente finale.
Oltre alla volatilità di questo tipo di investimenti (oggi posso guadagnare il 10%, domani perdo il 15 ...) c'è da chiedersi due cose :
1. Cosa succederà quando le commissioni scenderanno sotto i costi che ogni banca ha per effettuare le transazioni ? Difficilmente una società per azioni lavora coscientemente in perdita ...
2. Studi settoriali "riservati" prevedono che non ci potranno essere nel trading on line più di una decina di "players", ovvero di soggetti con volumi di traffico rilevanti. Come si comporteranno quelli esclusi dai "top 10" ?

E-commerce. Il commercio elettronico attraverso Internet (ed altri canali) sembra essere il business del futuro. Se qualche anno fa un'azienda voleva allargare il proprio bacino di clientela, doveva sopportare dei costi elevati per pubblicizzare i propri prodotti. Oggi basta un'iniziativa imprenditoriale innovativa, un'ottimo sito Web e una campagna pubblicitaria anche solo in Internet per poter prevedere un successo a livello mondiale. Tutto ciò sembra facile, ma ci si scontra subito con i problemi che tuttora affliggono la rete, specialmente in Italia.
E' un fatto scontato che la rete non è sicura. Ogni giorno leggiamo articoli che ci dovrebbero far credere ciò. Purtroppo passeranno degli anni a far comprendere alla gente che è meno sicuro pagare in ristorante con la carta di credito o scriverne il numero su una cartolina postale per abbonarsi a qualche rivista. Quando entriamo in un sito protetto (per intenderci quelli che iniziano con https://... ) vediamo le pagine nello stesso modo, ma non ci rendiamo conto che se qualcuno si intromettesse nel collegamento, non capirebbe un'accidente: tutto è crittografato in modo molto complicato, tale da rendere praticamente inespugnabile il nostro numero di carta a terzi.
Dal 1996 è in fase di test lo standard SET (Secure Electronic Transaction), ideato come standard da Visa e Mastercard, le carte di credito più usate oggi al mondo. Prevede di avere sul proprio PC un "portafoglio elettronico" (chiamato wallet) nel quale inserire i numeri delle proprie carte di credito, certificate dalla nostra banca. Durante un'operazione di pagamento in un negozio SET-compatibile, non dovremo far altro che cliccare un paio di volte per confermare l'acquisto, senza immettere il numero della nostra carta. Il numero, crittografato, viaggia direttamente all'emittente della carta, senza che il venditore lo veda. A quest'ultimo basta il numero di autorizzazione, emessa da Visa o da Mastercard (o anche da altre società che hanno aderito a questo standard. Finora non è partito in quanto il compratore dovrebbe avere sul suo PC il "wallet", che, proprio a causa della sicurezza che offre, ha una dimensione di 5 o più Megabyte. Il tutto si potrebbe risolvere con l'introduzione standard dei wallet nei browser di nuova generazione.
Nonostante queste perplessità, anche in Italia le aziende stanno iniziando a vendere in rete con il solo ausilio della crittografia. Molte di esse hanno un software di catalogo elettronico, dove poter scegliere il prodotto che interessa e metterlo in un carrello virtuale con le stesse funzionalità di quello del supermercato. Possiamo togliere o aggiungere altri prodotti e, alla fine, ci presentiamo alla cassa. Ad oggi non esiste un negozio che offra una vasta palette di pagamenti, a scelta del compratore. La quasi totalità dei casi prevede il pagamento con la carta di credito (pagamento "elettronico"), in pochi negozi c'è la possibilità del contrassegno o del bonifico (pagamenti tradizionali), non esiste la possibilità di utilizzare qualche tipo di pagamento virtuale.
Alcune banche italiane stanno sperimentando il pagamento con lo standard Set (p.es. Bnl, Antonveneta, Cariverona ed altre) incluse in un progetto europeo, mentre altre hanno aperto dei loro centri commerciali (in inglese "mall") dove includono le loro aziende più innovative. Di questi ipermercati virtuali possiamo citare il Milione (banca Popolare di Milano), Corso Italia (Cassa di Risparmio di Firenze), Payonline (Monte dei Paschi di Siena), Crebrgallery (Credito Bergamasco) e e iniziative della Banca Popolare di Bari e della Cassa di Risparmio di Bolzano).

Il sito portale. L'evoluzione del'architettura dei siti Web ha portato in pochi anni a modificare l'approccio marketing delle aziende che vanno in Internet. Da una presenza puramente informativa, con le solite frasi "... chi siamo, dove siamo, cosa facciamo ... " si è passati ad una palette di servizi veri e propri, molti dei quali all'esterno del proprio sito, in qualche modo facendo una specie di pubblicità ad altri, nell'interesse del navigatore.
I primi a proporre il proprio sito come porta di accesso ad Internet sono stati alcuni provider, poi le testate giornalistiche (IlSole 24 ore e Repubblica sono i casi più eclatanti) ed infine sono nati i veri e propri portali, indipendenti (come Arianna e Virgilio) oppure emanazioni di altre società (p.es. Kataweb).
Le banche italiane sono ancora un po' restie a mettere on line dei siti del genere, pensando (erroneamente) che farebbero solo dei favori ad altri soggetti. Evidentemente pensano che i soli servizi bastino a far viaggiare la loro clientela sui propri siti. La logica delle evoluzioni di Internet mi fa supporre che, come il '98 è stato per molti versi l'anno del home banking, il '99 quello del trading on line, il 2000 sarà l'anno dei portali bancari. Le banche ormai hanno capito cosa devono fare per avere un continuo contatto con la clientela. Non basta l'home banking, ci vuole una palette completa di servizi eterogenei che non hanno niente a che fare con il mondo bancario, ma che servono ai propri clienti per le quotidiane peregrinazioni nell'oceano del Web. Solo in questo caso il navigatore potrebbe impostare la home page della banca come prima pagina di collegamento in rete.

Il nuovo conto corrente. Grazie alle innovazioni portate da Internet, anche il vecchio conto corrente non è rimasto più lo stesso. Qualche anno fa ci fu una campagna promozionale con la quale il cliente di certe banche poteva comperare un telefonino a prezzi vantaggiosi con una rata mensile addebitata automaticamente sul proprio conto corrente. Purtroppo la vertiginosa evoluzione della tecnologia dei cellulari ha fatto sì che prima di averlo pagato, quel tipo di telefonino aveva avuto già molti aggiornamenti. Ultimamente alcune banche (Banca delle Marche e Cassa di Risparmio di Bologna in testa) stanno proponendo un personal computer "affogato" nel conto corrente, prevedendo però un aggiornamento dell'hardware prima della scadenza del pagamento.
Un'altro servizio legato alla rete è la vendita di fondi comuni basati su azioni di società che hanno nella rete il loro principale business. Per citare un esempio, c'è la Banca Sella che propone il suo "Internet Fund". Ultimamente le azioni legate ai principali attori di Internet (specialmente quelli americani) sono salite in modo imprevedibile, per poi subire un ridimensionamento. In Italia è nato il "Nuovo Mercato", un comparto della Borsa dove vengono quotate le azioni "high-tech", per cui si presuppone che siamo appena all'inizio di un'ipotetica curva ascendente.
Ma non basta. C'è molta richiesta di un servizio di avviso su certi eventi del conto corrente (il pericolo di uno scoperto, un particolare accredito, ma anche un certo limite minimo/massimo su determinate azioni) che attiva un messaggio (SMS) sul telefonino. In fondo un'italiano su due è ormai un felice (?) possessore di questo strumento e utilizzarlo per monitorare on line certi eventi pare sia molto comodo. La Cassa di Risparmio di Firenze e la Banca Sella sono state tra le prime a implementare questo nuovo gadget.
Ma non basta. C'è molta richiesta di un servizio di avviso su certi eventi del conto corrente (il pericolo di uno scoperto, un particolare accredito, ma anche un certo limite minimo/massimo su determinate azioni) che attiva un messaggio (SMS) sul telefonino. In fondo un'italiano su due è ormai un felice (?) possessore di questo strumento e utilizzarlo per monitorare on line certi eventi pare sia molto comodo. La Cassa di Risparmio di Firenze e la Banca Sella sono state tra le prime a implementare questo nuovo gadget.

Le banche leader del 2000. Da questa rapida carrellata di servizi innovativi, è lecito supporre che attualmente le banche leader del settore Internet sono la Cariplo e la Banca Sella, seguite subito a ruota dalla Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Banca del Salento. Queste banche non solo hanno capito il nuovo modo multimediale e multicanale di approccio verso al clientela, ma hanno avuto anche la capacità di metterlo in opera in tempi molto brevi.

Oltre il 2000. I prossimi attacchi del settore Internet, specialmente in Italia dove i PC non sono molto presenti nelle case, saranno sicuramente verso quegli ambienti dove le persone spendono più del loro tempo, come ad esempio la cucina o il bagno, oppure l'automobile o l'ufficio. Elettrodomestici evoluti (infodomestici?), collaboratori di guida (car-pilot), ma anche agendine tuttofare e telefonini avanzatissimi sembrano essere i prodotti che faranno la fortuna di aziende e negozi.
Dove si posizionano le banche in questo contesto? Sicuramente in un costante monitoraggio delle novità e nella capacità di innovazione (e fantasia) riguardo ai servizi che possono (e devono) offrire. Solo chi saprà stare con facilità al passo con i tempi, potrà sperare di crescere e di competere con un mercato ormai globale. Certamente non saranno più utenze casalinghe e carte di credito a fidelizzare la clientela, la via è un'altra ed il bello è che ognuno deve scoprire la propria.




Banca on line
Credito Cooperativo 11/1999