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31/10/2002 - IL MIGNOLO DELLE BORSE
di Miran Pecenik



Correva l'anno 1998. I primi istituti di credito nostrani varavano nuovi piani a breve-medio termine per entrare in Internet dalla porta maestra. Tutte le società di ricerca prevedevano curve mirabolanti di ascesa del commercio elettronico, del numero di utenti Web e, quello che interessava di più alle banche, del numero di operazioni del trading online.


Nei primi anni i numeri salivano, l'euforia assalì un po' tutti i mercati e tutti i contendenti. Nacquero così, come funghi dopo la pioggia, diverse piattaforme di trading online multibanca (oppure superpersonalizzate per le banche più grosse), gestioni avanzate di news e di dati azionari, con aggiornamento istantaneo (push technology). Ci si chiedeva quali saranno i prossimi passi nell'evoluzione tecnologica di questo comparto: i dati borsistici personali visualizzabili su un telefonino Wap piuttosto che i software costosissimi di CRM (Client Relationship Managment) per sapere “di tutto, di più” sui propri navigatori, oppure il vero e proprio calderone informatico, noto col nome di “datawarehouse”.


Ad un certo punto però qualcosa si inceppò: il meccanismo che aveva prodotto tanta euforia ad un tratto si ruppe, portando con sé conseguenze molto più estese di quelle che i più pessimisti potevano prevedere. Già verso la fine del 2000 e nei primi due trimestri del 2001 si sentivano certe avvisaglie dei temporali che stavano per arrivare. L'undici settembre non ha fatto altro che aggiungere la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso.


Per nulla intimorito, tutto l'Occidente reagì in modo più istintivo che razionale e tutti pensavano che il peggio fosse passato. La frase che allora più circolava tra gli operatori borsistici era: “Beh, ora bisogna tornare a comperare, perchè più giù di così non si può proprio andare”. E invece andò a finire che fu la frase più ripetuta, con la fiducia della clientela che ormai non esisteva più.


Ed eccoci all'anno 2002. Le prime previsioni erano di nuovo euforiche: “Nella seconda metà dell'anno torna il toro !!” E invece fu l'orso a non andare in letargo: crisi internazionali (Medio Oriente, Argentina, ecc.), bancarotte fraudolente (Enron, Worldcom, ecc.) e una sfiducia generale a spendere stano riportando un po' tutte le borse ai livelli pre-boom. Ormai il temine “indice di borsa” andrebbe rivisto col nuovo termine “mignolo di borsa”, tanto ormai si sono assottigliate le quotazioni.


In questi tempi di vacche magre pochi hanno ancora la voglia (o il coraggio) di operare in borsa: in attesa di uno schiarimento preferiscono investire in strumenti finanziari più sicuri, magari con un tasso minore, ma assicurato. Onde per cui i numeri preventivati dalle banche sulle operazioni (e relative commissioni) di trading online, sono come svaniti. L'investimento in tecnologia è stato fatto, ma i numeri ed i tempi previsti per il ritorno finanziario devono essere per forza rivisti.


Se a questi fatti negativi aggiungiamo le continue fusioni che poi portano ad inevitabili surplus di personale, possiamo ben dire che il futuro delle banche (e dei bancari) non è più così rassicurante come qualche anno fa. Molti ormai sono collaboratori esterni (promotori finanziari, consulenti a progetto, ecc.), le agenzie iniziano a svuotarsi (tanto quel che ci serve lo troviamo sulla rete), causa i tassi bassi la forbice di guadagno delle banche (la differenza tra i tassi attivi e passivi) si e' anch'essa assottigliata, portando alcune banche a giocare su conmmissione e spese, con relativo aumento dei reclami da parte della clientela. E nel breve periodo nulla lascia prevedere una rapida inversione di queste tendenze negative.


Dall'altro canto si sono affermati dei nuovi servizi, quali la gestione dei patrimoni, che promette molto bene, oppure gli altri servizi finanziari di terzi, quali assicurazioni, leasing, ecc. Significativo è anche il fatto di un nuovo amore delle banche verso lo strumento Web: negli ultimi mesi molte banche hanno rivisto in toto i propri siti, la grafica è cambiata, sono stati aggiunti dei servizi che altri già avevano, però in sostanza non si è verificato quel salto di qualità (e di fantasia) che si prevedeva qualche anno fa.


Che fare? Bisogna attendere passivamente un nuovo boom finanziario? Bisogna stare alla finestra e vedere se qualche banca estera si inventa qualcosa che potremmo importare per primi in Italia? Bisogna credere di più allo strumento Internet: non è una cosa che prima o poi passerà di moda. Potrà evolversi verso altre architetture, sempre più veloci, sicure e attraenti, però la base resterà la stessa: poter andare in banca ovunque ci troviamo, senza orari. Ci sono tante funzionalità bancarie non ancora sfruttate sulla rete e altre che sono state bruciate quando era troppo presto. Tanto per fare un esempio, stiamo ancora pagando in modo cartaceo, quando ci sono tutte le premesse legislative e tecnologiche per farlo in modo digitale. Certamente per lanciarsi in questa avventura bisogna capire la banca e capire la rete (capire significa averci già lavorato, non aver letto ...) ed è proprio questo gap tecnologico di chi deve decidere la causa di tante “non-decisioni” e scetticismi degli ultimi anni.




miran@pecenik.com



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