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EDITORIALE > Articoli
30/09/2002 - LE BANCHE ITALIANE ALLA CONQUISTA DELL'EST
di Miran
Pecenik
Nell'era preinternettiana non ci era ben chiaro cosa volesse dire il termine
"globalizzazione". Le nostre banche, in special modo quele più grosse,
avevano le loro "vedette" in giro per il mondo, soprattutto in regioni
che avveano avuto flussi migratori dal nostro paese (Argentina, Brasile,
USA e Canada, Belgio e Germania) e/o dove c'erano le c.d. leve regionali
del potere finanziario (Svizzera, Lussemburgo, Monaco e Hong-Kong). Alcuni
istituti hanno ancora oggi delle banche (controllate anche al 100%) nei
paradisi fiscali, il che, dal punto di vista etico, può far sorgere qualche
dubbio.
Con l'avvento di due fatti nuovi, di colpo, lo scenario cambia. Una decina
di anni fa entrò in vigore la legge sulla liberalizzazione valutaria che,
tra l'altro, consentiva alle banche estere di aprire proprie filiali (operative
al 100%) nel nostro paese. Mi ricordo le preoccupazioni del mondo finanziario
italiano sulla "discesa" di banche estere, che avrebbe reso più difficile
il rapporto con la clientela. In verità non ci sono state grosse rivoluzioni.
A parte la presenza più significativa della Deutsche Bank (con l'acquisizione
della Banca d'America e d'Italia), le altre banche estere iniziarono una
lunga osservazione del territorio e della clientela-tipo italiana. Al
massimo vi furono delle partecipazioni minoritarie in alcune banche italiane.
Poi arrivò la rete globale, attraverso la quale ormai il cliente può arrivare
da qualsiasi parte del mondo. Ed ecco che le banche nostrane vedono la
possibilità di espansione in paesi prima ritenuti non interessanti. In
questa fase abbiamo assistito anche all'integrazione dei paesi della Comunità
Europea con leggi e strumenti finanziari comuni. Significativa in tal
senso è la mossa della Popolare di Brescia (Bipop) nell'acquisizione della
maggioranza in due banche virtuali europee (in Germania e in Francia),
arrivando in questo modo a controllare una delle più grosse banche virtuali
europee.
Ma anche le altre non stanno a guardare. I grossi gruppi bancari, ormai
già pronti in qualche modo (acquisizioni, partecipazioni e/o proprie banche)
nello scacchiere della Comunità Europea, dirigono i propri interessi verso
il mercato dell'Europa dell'Est. Interessante è il fatto che non vengono
"premiate" le nazioni che per prime entreranno a far parte della Comunità
Europea, ma sembra che tutto il territorio sia di colpo diventato interessante.
Dalle analisi macro-economiche si evince che ci sono molti paesi dell'Est
che hanno l'Italia già da molti anni tra i principali partner di interscambio
economico. Però è stata la rete a fungere da catalizzatore di queste nuove
partnership. Banche finora sconosciute (come Bank Pekao, Banka Koper,
Splitska Banka o la Bulbank, solo per citarne alcune) sono entrate di
prepotenza nelle cronache italiane, in un contesto quasi sportivo, nelle
gare di aggiudicazione di rilevanti partecipazioni azionarie, molte volte
in competizione con banche austriache, tedesche o belghe. Per raggiungere
la stanza dei bottoni di queste banche sul mercato si sono formate addirittura
delle società internazionali gestite da banche e finanziarie di vari paesi.
Cosa sta attirando le banche italiane verso i paesi dell'Est ? Oltre alla
possibilità di offrire un supporto logistico e consulenziale alle aziende
italiane che esportano in questi paesi, ci sono dei dati economici che
stanno migliorando di anno in anno: il numero degli internauti dell'Est
sta crescendo con un ritmo molto elevato, la Slovenia ha un numero di
computer che in percentuale supera addirittura il nostro paese, mentre
altri indici di consumo (numero di automobili, televisori, di linee telefoniche,
cellulari, ecc.) si stanno avvicinando alle percentuali dei paesi della
Comunità Europea. Interessante è anche il numero dei potenziali clienti
su questi mercati (40 milioni in Polonia, 23 in Romania, per non parlare
poi della Russia). Ebbene, il mercato c'è, Internet ha fatto breccia,
per cui basta solo entrare in partnership con le banche locali per aprire
il mercato alle offerte di prodotti e servizi che le nostre banche già
possiedono. E in questi anni le partnership sono quasi obbligate, in quanto
molte banche statali dell'Europa dell'Est devono essere privatizzate.
Le banche della Comunità Europea guardano con interesse alle banche dell'Est
anche perchè i paesi entranti devono impostare una certa stabilità economica,
il che non fa che accrescere le potenzialità di sviluppo di questi paesi.
Il grande cambiamento nel mondo finanziario nei prossimi anni saranno
proprio le banche interregionali (considerando regioni gli attuali stati
europei) che con gruppi o con nomi diversi allargheranno il loro campo
di influenza su tutto il territorio degli Stati Uniti d'Europa. I clienti
entreranno in banca prevalentemente in modo virtuale, dalle prossime generazioni
di telefonini multimediali o direttamente dall'automobile (per non parlare
di treni o aerei) oppure dal televisore di casa, ormai trasformato in
terminale Web a tutti gli effetti.
| paese |
abitanti |
Internauti |
% |
Entrata |
Banca |
Gruppo |
| |
in
milioni
|
|
UE
|
|
|
|
| Bulgaria |
8
|
0,6
|
8
|
2008
|
Bulbank |
Unicredito |
| Ceca, Rep. |
10
|
2,7
|
27
|
2005
|
Volksbank |
BPER & Veneto
Banca |
| Croazia |
5
|
0,5
|
10
|
**
|
Splitska Banka |
Unicredito |
| |
|
|
|
|
Riadria Bank |
IntesaBCI |
| |
|
|
|
|
Provredna Banka
Zagreb |
BCI |
| |
|
|
|
|
Volksbank |
BPER & Veneto
Banca |
| Polonia |
39
|
6,4
|
16
|
2005
|
Pekao Bank |
Unicredito |
| Romania |
23
|
0,8
|
3
|
2008
|
Volksbank |
BPER & Veneto
Banca |
| Slovacchia |
5
|
0,7
|
14
|
2008
|
Ludova Banka |
BPER & Veneto
Banca |
| |
|
|
|
|
Pol'nobanka |
Unicredito |
| Slovenia |
2
|
0,6
|
31
|
2005
|
Banka Koper |
SanPaoloIMI/Cardine |
| |
|
|
|
|
Volksbank |
BPER & Veneto
Banca |
| Ungheria |
10
|
1,2
|
12
|
2005
|
Inter-Europa
Bank |
SanPaoloIMI/Cardine |
| |
|
|
|
|
Central-Eur.
Intl. Bank |
IntesaBCI |
| |
|
|
|
|
Volksbank |
BPER & Veneto
Banca |
|
|
| Totale |
102
|
13,5
|
13
|
|
|
|
|
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miran@pecenik.com
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