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EDITORIALE > Articoli
31/05/2002 - LA BANCA DINAMICA
di Miran
Pecenik
Vi ricordate ancora com'era il primo sito della vostra banca? Internet
è qualcosa che oggi è fatto in un certo modo, domani però potrebbe essere
completamente diverso (o potrebbe anche non esserci più) e il fatto curioso
è che oggi non importa più com'era ieri. Sembra proprio che non esista
una memoria temporale del Web, anche se in qualche sito (p.es. archive.org)
si tenta di memorizzare quanto più possibile per i posteri.
Ma come deve essere oggi un sito bancario? Snello, verticale, graficamente
asciutto, utile? Che altre caratteristiche deve avere? Da poco si è iniziato
a parlare anche di usabilità, di una specie di codice non scritto, ma
comprensibile facilmente da tutti.
Ebbene, un sito bancario che sia considerato un buon sito deve sottostare
alle stesse regole usate per classificare un normale sito non finanziario.
In un mondo sempre più globale e con un'esternalizzazione sempre più marcata
delle transazioni finanziarie, per le banche sembra che la competizione
diventi sempre più dura. Non basta più avere un sito migliore e più funzionale
dell'autoconcessionario o della finanziaria di turno, ma bisogna anche
usare e far usare il nuovo canale a doppio senso, un contact center a
tutti gli effetti.
Vediamo in breve alcuni semplici esempi.
Da qualche anno sicuramente tutte le aziende (banche comprese) hanno iniziato
a collezionare i nuovi dati "sensibili" del terzo millennio. Non sono
dati clinici o di appartenenza razziale, politica o religiosa, come dettato
da una legge sulla privacy da rivedere, ma sono semplicemente i numeri
dei vari telefonini e gli indirizzi "reali" di posta elettronica. Sono
questi i veri dati commerciali importanti per il commercio globale e il
loro aggiornamento costerà più degli aggiornamenti dettati dalle leggi
dell'ultimo decennio.
Ebbene, una volta che abbiamo un sito sul quale forniamo un certo numero
di informazioni e che possediamo la lista dei nostri clienti (compresi
i dati virtuali), come dovremmo procedere?
Oltre all'estemporaneo contatto one-to-one con i quesiti che ci arrivano
tramite i messaggi di posta elettronica, si passa subito al bisogno di
"forzare" un pò la mano ai nostri clienti più pigri, mandando a loro le
nostre notizie. A questo punto bisogna analizzare se i contenuti da mandare
sono "veramente" interessanti e non solo meri comunicati pubblicitari.
L'analisi deve essere fatta con assoluta obiettività. Mandando della spam
mail rischiamo molto: non soltanto una valanga di cancellazioni dalla
mailing list, ma anche una possibile chiusura del rapporto.
Entusiasti dai primi ritorni, decidiamo di inserire nel nostro sito anche
un form di iscrizione alla ormai rodata newsletter, aggiungendovi la possibilità
di aderire anche ad altre newsletter: nel frattempo abbiamo deciso di
farne altre, un riassuntiva settimanale e una mensile a mò di editoriale.
Poco dopo ci viene l'idea di far colloquiare tra loro le persone iscritte
alla nostra lista. Cosa c'è di meglio di un bel forum online? Oltre all'archivio
delle nostre newsletter, vi possiamo leggere anche le domande e le risposte
frequenti, i dubbi e gli approfondimenti. Nel caso di interventi un po'
troppo infuocati possiamo intervenire anche noi, portando il tono della
discussione entro limiti accettabili.
Il passaparola fa lievitare velocemente il numero dei nostri affezionati
lettori e le pagine si contano ormai a decine di migliaia al mese. A questo
punto decidiamo di promuovere alcuni nostri clienti, con la visualizzazione
di alcuni loro banner nelle pagine più frequentate.
Ancora non contenti dei risultati, seppur ottimi, decidiamo anche di darci
un appuntamento settimanale in una chat moderata, con la possibilità di
vederci anche attraverso le telecamerine.
E potremmo andare avanti, con una vasta schiera di link recensiti, controllati
e categorizzati, utili per chi ci visita oppure con dei guestbook (libri
degli ospiti da "firmare" online) oppure ancora con altri tipi di applicazioni
Web, alla gestione di semplici notizie fino al sito completo di commercio
elettronico, pronto per la clientela.
Con questi pochi esempi pratici abbiamo visto come il vecchio sito bancario
con pagine fisse sia andato nel dimenticatoio. Le pagine vengono fatte
al momento, in relazione agli ultimi dati immessi dal personale della
banca, ma anche in relazione alla persona che visita il sito. Con i "famigerati"
cookies (dei piccoli file che restano sul computer del navigatore) siamo
in grado di sapere cosa la persona ha cercato o visto durante una precedente
visita e da queste informazioni le pagine possono essere create tali da
suscitare l'interesse del visitatore.
Vi ricordate fino a qualche anno fa, quando in edicola si comperava una
rivista Web con il CD che conteneva qualche sito interessante. Beh, oggi
questi siti non li troviamo più. Quando un sito inizia a usare vari tipi
di applicazioni, non possiamo vederlo più ne da un CD-Rom o tanto meno,
dal nostro disco fisso. Molte volte ci sono anche diversi controlli sul
collegamento che rendono le pagine uniche, cioè presenti solo in quel
momento. Se ci ricolleghiamo, i link saranno diversi.
Cosa vuol dire tutto questo? Per prima cosa il server comincia ad essere
zeppo di varie applicazioni e a mantenerle ci devono essere persone con
nuove conoscenze tecniche e preparati per un continuo aggiornamento professionale,
mentre una nuova generazione di comunicatori deve essere pronta ad usarle,
con tutti gli accorgimenti che la rete necessita. Ce la faranno le nostre
banche a contenere questa sfida culturale e tecnologica? Dipenderà molto
anche dalla considerazione dei responsabili verso il nuovo modello di
comunicazione, considerato da molti già in una crisi irreversibile, dopo
i fallimenti e la debacle delle aziende Internet durante l'ultimo anno
di Borsa. Dall'altra parte sta negli utenti bancari ad essere sempre più
fiduciosi in questo nuovo modo di andare in banca e di vedere l'istituto
di credito anche come un interlocutore utile e non solo come un soggetto
perennemente in attesa di addebitarci spese e commissioni.
miran@pecenik.com
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