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30/09/2001 - UNA BANCA PER L'ESTATE
di Miran Pecenik



Come ogni anno, anche quest'estate ho portato in vacanza un pacco di vecchi quotidiani e riviste (degli ultimi tre-quattro mesi) da sfogliare alla ricerca di notizie interessanti. Dal riassunto dei giornali degli ultimi mesi non si può certamente dire che le banche abbiano fatto passi da gigante durante la stagione estiva. Viene quasi da immaginare che partecipassero ad un concorso simile al "Disco per l'estate" con una canzone già sentita e nella quale non credono molto.

Ci sono state però alcune eccezioni molto interessanti che vanno segnalate, delle vere e proprie banche "outsider" che si sono mosse molto bene sul mercato.

La prima banca da segnalare è la filiale italiana della Comdirect, braccio informatico della tedesca Commerzbank, sbarcata in Italia lo scorso anno e oggi pienamente operativa. Con una piattaforma tecnica che viene considerata la migliore a livello europeo e con condizioni molto favorevoli sta diventando una gatta da pelare per le altre banche virtuali italiane. Dalla liberalizzazione valutaria del 1991 ci si attendeva la discesa in campo delle banche estere, cosa che è avvenuta con molto garbo con partnership azionarie o con appoggi esterni su progetti specifici. Abbiamo dovuto attendere le prime banche virtuali per toccare con mano la globalizzazione per quanto riguarda la gestione del nostro portafoglio finanziario.

Un altro caso eclatante è l'ingresso a tutti gli effetti delle Poste nel mercato bancario italiano. Non è stata un'operazione indolore, viste le facce tirate dopo ogni "accordo" raggiunto. E' dovuto passare un anno esatto dalla concessione del fatidico "codice Abi" alle Poste, per arrivare alla negoziazione degli assegni bancari negli uffici postali (1 luglio 2000 - 2 luglio 2001). E non siamo ancora al round finale, c'è da adeguare tutta la normativa specifica sulle carte di debito (in particolare dei sistemi Bancomat e Pagobancomat). Dall'altra parte le banche hanno risposto (finalmente!) a questa "invasione" inventando il bollettino bancario, molto simile come funzioni al bollettino postale. Nei prossimi mesi vedremo come si svilupperà questo confronto commerciale: da una parte c'è la presenza capillare (e ragionata) degli uffici postali anche in zone mal servite dagli sportelli bancari, mentre le banche possono mettere in campo tutta la loro esperienza nella gestione del rapporto finanziario con la clientela, cosa che per gli impiegati postali è una novità. Le Poste si propongono come il maggior "gruppo" finanziario in fatto di numero degli sportelli (con i loro 14 mila uffici hanno il 50% del numero delle agenzie bancarie). Proprio per questo è difficile immaginare le conseguenze su tutto il sistema bancario italiano di un'eventuale assorbimento o incorporazione (indipendentemente da chi tiene le fila dell'operazione) del sistema postale con una banca o con un gruppo bancario italiano. Oltre alla presenza capillare su tutto il territorio, si creerebbe un soggetto unico nel suo genere in materia di commercio elettronico, un unico interlocutore su tutto il flusso logico di un acquisto in rete, fino alla consegna del pacco a casa propria.

L'ultimo caso "estivo" di notevole rilevanza viene dall'Estremo Oriente. Negli ultimi decenni in Giappone (come del resto anche in Italia) il numero di banche è andato diminuendo (l'ultima banca giapponese è stata fondata addirittura nel 1954!). Megafusioni e varie incorporazioni sono state solo il paravento di altrettanti salvataggi di banche oberate da percentuali di insolvenze oltre ogni limite consentito. In questo contesto nasce la prima banca virtuale giapponese, la Sony Bank, controllata all' 80% dal gigante dell'elettronica giapponese Sony. Il resto del capitale è stato sottoscritto da una banca giapponese (Sakura Bank) e da una internazionale, la JP Morgan. Anche se inizialmente il piano aziendale prevede un business "nazionale", il fondatore ha già svelato gli obiettivi di medio termine: con l'introduzione di Internet2 e la proliferazione degli indirizzi IP, ogni apparecchio anche a batteria avrà un proprio indirizzo IP fisso, attraverso il quale sarà possibile accedere alla Rete ed eseguire operazioni, anche minime, di commercio elettronico. Si può facilmente immaginare l'integrazione possibile tra un apparecchio creato dalla casa madre (Sony) e poi gestito dal punto di vista delle transazioni da una banca controllata (Sony Bank). Tra l'altro non possiamo dimenticare che Sony non vende solo televisori, computer ed altri elettrodomestici, ma è anche tra i principali player sul mercato dei videogiochi con la Playstation. Dopo l'uscita della seconda versione, si parla già della successiva come di un software presente solo in rete. Per cui non è difficile supporre che il nuovo apparecchio potrebbe essere un terminale multifunzione (possibilmente anche wireless) di accesso in rete, dove, per pochi yen, si potrà affittare il gioco Tomb Rider 8 per Playstation oppure si potrà usare per tre ore il nuovo Word intelligente. Il costo di queste operazioni verrà addebitato alla mia banca attraverso la Sony Bank. Lo stesso apparecchio potrebbe fungere anche da telefonino (naturalmente UMTS), centrale di allarme casalinga fino a essere l'interfaccia della nostra automobile verso la rete.

Con questi imminenti scenari tecnologici, anche i nostri istituti finanziari dovranno per forza di cose adeguarsi alle nuove funzionalità presenti sul mercato. La convenienza di scegliere una banca non sarà più misurata nell'interesse applicato al conto corrente o alla commissione praticata nelle compravendita di titoli, bensì alla completezza dei servizi fisici e virtuali offerti per i quali non occorrerà avere aperti ulteriori conti con altri istituti bancari. Danaro virtuale, minipagamenti senza spese, gestione della firma elettronica e piattaforme avanzate di commercio elettronico comparativo saranno probabilmente già i temi dei discorsi sotto l'ombrellone della prossima estate.


miran@pecenik.com


Credito Cooperativo 09/2001
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