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EDITORIALE > Articoli
21/09/2001 - TRADING ONLINE SEPOLTO DALLE TWIN TOWERS ?
di Miran
Pecenik
Dopo l'attentato terroristico agli USA viene da chiedersi che futuro potrà
avere il mondo finanziario nel quale eravamo abituati a confrontarci e
a lavorare. Tra gli addetti ai lavori nel settore Internet ha suscitato
non poche apprensioni il fatto di trovare nelle top keywords parole tragiche
e angosciose come "Osama Bin Laden" oppure "Nostradamus"
(vedi articolo precedente). Sembra che assieme
con le torri sia caduto anche il castello di carte finanziario che tutti
abbiamo in piccola parte contribuito a creare negli ultimi anni.
In questi giorni cercai di immaginare cosa si potesse fare per non dimenticare
l'accaduto. Tra le varie idee, pensai che sarebbe bello di fare dei "monumenti
ai caduti" in tutte le capitali del mondo. La materia prima potrebbero
essere proprio dei pezzi "originali" delle torri crollate. L'iniziativa
potrebbe avere ancora più successo se il monumento fosse collocato
nelle piazze principali oppure davanti allo stadio. Però tutto
questo sono solo delle fantasticherie che intristiscono ancor di più
una situazione già di per sè tragica.
A riportarmi tra le cose terrene è stato ancora una volta lo strumento
di Internet che da anni reputo il più utile: la posta elettronica.
Qualche giorno dopo l'attacco, uno studente universitario mi scrisse per
la prima volta chiedendomi (indipendentemente dai fatti tragici) quale
fosse il futuro per il trading online. Ecco il riassunto della domanda
e della risposta:
... le scrivo perchè ho letto i suo editoriali su
Portalino.it e vorrei porle la seguente domanda:
Secondo Lei, il trading online (nato e sviluppatosi praticamente col boom
della borsa durante il 2000) ha resistito al crollo dei mercati finanziari?
Il suo futuro sarà così splendente come poteva sembrare l'anno scorso?
Gli investitori hanno ancora fiducia in questo nuovo modo di investire?
Grazie mille
Molte volte sento dire che istituzioni o aziende grosse cestinano simili
mail, in quanto fanno solo perdere tempo. Quando lo lessi, invece mi fermai
e incomincai ad elaborare tutti i dettagli della situazione: i business
plan delle banche riguardo ai guadagni sul trading, le previsioni d''istinto"
di affermate voci del settore che predicono una ripresa fiorente ed altri
risvolti positivi della faccenda. Subito dopo, però, misi sull'altra
parte della bilancia la fame nel mondo, la povertà, l'economia
dei popoli in sviluppo, l'abisso tecnologico esistente (il cosiddetto
digital divide) e tutte le cose per le quali oggi tutti non siamo uguali
a questo mondo.
Ed ecco la risposta istintiva:
Trading online non vuol dire solo investire nel
Nuovo Mercato Mercato o nel Nasdaq. Questa era la vera novita' del 2000:
tutti i titoli tecnologici andavano alle stelle e non si poteva sbagliare.
Acquistare oggi per vendere tra qualche giorno ed intascare l'utile.
Con la nuova situazione creatasi penso che il modo di gestire i propri
risparmi (o investimenti) online andra' rinforzandosi, anche se, col tempo,
si andra' ad una diversificazione degli strumenti usati. Oggi non possiamo
prevedere quali saranno, ma possiamo supporre che potrebbero essere piu'
"no-logo" e meno "business-oriented" di quello che sono oggi. A mio parere
vedo cose piu' vicine alla natura umana che non alla natura del proprio
portafoglio, come risparmio etico, prestiti alle nazioni in sviluppo e
tante alte cose similari. Con la situazione bellicosa creatasi credo che
questo sia l'unico modo per creare dei valori universali anche nel campo
finanziario.
Qualche giorno dopo ne feci parola con degli amici e ci mettemmo a discutere
per più di un'ora. Sembra che il ragionamento non faccia una grinza,
anzi, forse pian piano troveremo il modo di generare ricchezza dalle nostre
parti, facendo pero' in modo di generarne di più dove questa oggi
manca completamente.
Per fare un'esempio, avete mai visto le vecchie azioni usate per costruire
ferrovie, fabbriche di automobili o altre cose innovative per quei tempi
(parlo del periodo a cavallo tra il 1800 ed il 1900). Venivano create
delle società per azioni in Belgio o in Francia per finanziare
la costruzione di stabilimenti o infrastrutture nell'Europa dell'Est,
nella Russia degli Zar, in Africa e persino in Cina.
Perchè non riprovarci con un pò più di umanità
? Quando una Fondazione regala una autoambulanza superacessoriata per
mandare al macero la vecchia, nessuno ha mai pensato di revisionare la
vecchia (bastano un paio di milioni) e mandarla a chi i feriti li porta
ancora in spalla ? Mi rendo conto che mancano education (leggasi patente),
pezzi di ricambio, carburante, strade asfaltate e tutte le strutture basilari,
però penso che siamo tutti concordi nel fatto che buttando via
le cose obsolete non contribuiamo a diminuire l'abisso del tenore di vita.
Un'ultima considerazione: nel sud-est asiatico prospera una banca che
si chiama "Grameen Bank", conosciuta come la banca dei poveri.
Mentre noi misuriamo i crediti ai raggi X, loro danno dei piccoli prestiti
a persone che non hanno assolutamente niente, senza nessuna garanzia reale.
Il fatto anomalo è che la stragrande maggioranza dei prestiti vengono
interamente restituiti, con un fattore rischio quasi nullo.
In Italia abbiamo la Banca Etica che usa una priorità di investimenti
unica nel nostro sistema bancario. Pochi mesi fa ci furono dei segnali
da parte di grosse banche a non finanziare più il mercato delle
armi. Sono dei piccoli spostamenti che possono dire molto nell'impostazione
di un nuovo ordine finanziario, legato alla trasparenza e alla utilità
degli investimenti.
Non è mai troppo tardi per pensarci .....
miran@pecenik.com

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