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EDITORIALE > Articoli
30/09/2000 - I PAGAMENTI INNOVATIVI
di Miran
Pecenik
Le banche sono da sempre state le principali intermediatrici di denaro,
a cominciare dal baratto medioevale fino ai pagamenti elettronici di oggi.
La funzione principale era quella di raccogliere il denaro dalla clientela
(depositi) ad un certo tasso di interesse e prestarla a chi ne aveva bisogno
(prestiti) ad un tasso maggiore, previa costituzione di determinate garanzie.
Il guadagno così ricavato generava l'utile con il quale si coprivano le
spese sostenute.
Con il passare del tempo la differenza tra i due tassi (chiamata anche
forbice) si è andata sempre più restringendo, costringendo la banca a
puntare su altri tipi di ricavi, come le commissioni, il rimborso spese,
le spese di istruzione pratica, ecc. ecc. Da qualche tempo le commissioni
che danno più soddisfazione alle banche sono quelle generate dal trading
on line, in special modo quelle dei cosiddetti "day trader", ovvero degli
investitori che comprano e vendono azioni in giornata. Oggi sono più di
cento le banche che offrono il servizio di trading on line e la concorrenza
comincia a farsi sentire con il progressivo abbattimento delle commissioni
per poter mantenere la propria clientela e acquisirne di nuova. Certi
articoli sui giornali finanziari hanno già ipotizzato la fine dell'era
del guadagno facile con il trading on line, sia da parte della clientela
che dalla parte delle banche.
Quali potrebbero essere i futuri "paradisi" finanziari per le banche,
non solo italiane ?
Certamente uno di questi potrebbe essere il trasferimento di diversi tipi
di denaro tra diversi soggetti. Fino a qua niente di nuovo, tutte le banche
stanno già eseguendo pagamenti in diversi modi e con diverse procedure,
dalla rete interbancaria fino ai pagamenti via Swift. La novità potrebbe
essere rappresentata dall'intermediazione (ed eventuale compensazione)
su diversi tipi di pagamenti, molti dei quali virtuali, che oggi usano
dei circuiti proprietari, al di fuori del sistema bancario. Un'integrazione
interessante sarebbe anche quella di gestire totalmente la tesoreria delle
aziende che vendono tramite la rete. Un ulteriore passo sarebbe quello
di coniare moneta virtuale propria !!
Dette così sembrano delle utopie, bloccate da leggi e regolamenti di banche
centrali, se non addirittura vietate dalle norme statutarie delle banche
stesse. Contro questi ostacoli ci sono i fatti "realmente accaduti" e
vere e proprie disintermediazioni finanziarie, in atto ormai da anni sia
nel mondo virtuale come in quello reale.
Chi di voi si ricorda ancora dei miniassegni
emessi da diverse banche alla fine degli anni '70 ? Moltissime banche,
per sopperire alla mancanza di moneta sonante reale, emettevano dei piccoli
assegni, con importi che andavano dalle cinquanta fino alle 500 lire.
A posteriori possiamo definirlo il primo tentativo (nell'era ante-Internet)
di coniare del proprio denaro virtuale. Gli assegni erano al portatore
e molti non sono mai tornati nelle casse che li avevano emessi. Una parte
consistente sono andati a rimpinguare le raccolte numismatiche, altri,
per dimenticanza, sono andati distrutti nelle lavatrici casalinghe. Nessuno
degli utilizzatori di questo sistema di pagamento si è mai lamentato della
presunta incostituzionalità o di qualche altro elemento negativo. Il bisogno
c'era e l'offerta è stata adeguata.
Qualche anno dopo sono nate le carte prepagate, inizialmente come carte
telefoniche, ma presto si sono espanse anche ad altri servizi, fino a
diventare delle vere e proprie fidelity card. Il concetto era vecchio,
rispolverato dai punti fedeltà usati già molti anni addietro per ricevere
al termine della raccolta dei regali a scelta. Tante volte si era disposti
anche a pagare di più, per comperare il prodotto che alla fine ci dava
un "regalo" …..
Con l'avvento di Internet, molte di queste funzionalità sono in qualche
modo migrate sulla rete. Uno dei primi circuiti di danaro virtuale è stato
il Digicash, che prevedeva la partecipazione bancaria nella transazione
finanziaria. Al circuito hanno aderito anche grosse banche come la Deutsche
Bank, alcune banche scandinave o la Bank of Austria (da notare che alcuni
di questi paesi fanno parte della CEE, con tutte le implicazioni del caso).
Col passare degli anni Digicash non ha però avuto il successo preventivato.
Oggi si chiama E-cash, ma anche il restyling non ha dato i frutti sperati.
Altri circuiti virtuali come ad esempio First Virtual o Cybercash hanno
avuto si un bacino di utenti maggiore, ma si sono poi fermati, raggiungendo
solo alcune nicchie di mercato o alcuni paesi. Ci sono state anche varie
sperimentazioni di fatture o assegni virtuali emessi con tutta la segretezza
e la sicurezza possibile. Il tutto si è arenato per la mancanza di una
schiera di utenti abbastanza vasta da giustificare gli investimenti sostenuti.
Da qualche anno si sta affermando un nuovo tipo di marketing che valorizza
il tempo speso dall'utente per la visione del messaggio pubblicitario.
In questo contesto sono nate iniziative che regalano dei buoni (sotto
diverse forme, da "miglia" fino ai "fagiolini rossi") che possono essere
poi spesi in servizi, software, viaggi o altri tipi di promozioni. Esistono
più modi per poter incassare questi buoni, dalla visione (e ricerca) di
pagine particolari, all'affiliamento di nuove persone al circuito, fino
alla compilazione di questionari mirati sulle abitudini di spesa del singolo
individuo. Una delle più affermate agenzie di banner mondiali già da tempo
propone ai propri iscritti dei banner personalizzati, relativi ai prodotti
e agli argomenti preferiti. In questo caso l'utente deve profilarsi, dando
delle informazioni più precise possibili, in cambio, per ogni banner visualizzato,
riceve un compenso in denaro. Nell'ultimo anno anche la connessione Internet
comincia ad essere sponsorizzata, abbattendo così i famigerati scatti
telefonici anche del 100%. Siamo ad un passo dall'essere pagati in modo
conveniente per navigare sui siti altrui !
Parallelamente, sui circuiti dei cellulari, stanno proliferando come funghi
i siti che pagano l'utente che è disposto a ricevere un congruo numeri
di messaggi pubblicitari sul proprio telefonino. Con molto stupore ho
provato a fare il calcolo quanto potrebbe ricevere un utente che si abboni
(gratuitamente) a tutti i circuiti e che riesca a convincere almeno due
persone ad iscriversi come suo affiliato. Sui quasi dieci siti che oggi
offrono questo servizio, il poveretto potrebbe ricevere dai cento ai duecento
messaggi al giorno con un guadagno giornaliero che sfiorerebbe le 60-70
mila lire, esenti da tasse !! Il tutto potrebbe anche essere compensato
con la ricarica telefonica.
La prima domanda che viene spontanea è: "Chi paga tutto questo?". Il costo
viene assorbito dalle aziende che mettono on line le loro proposte commerciali
in forma di banner o di messaggio di testo o di altri tipi di pubblicità.
Paradossalmente questo tipo di transazioni finanziarie potrebbero essere
definite come "marketing per disoccupati". Dureranno? Avranno un loro
ritorno? Si implementeranno ancora con altri canali che presto saranno
disponibili? O siamo già all'apice del grafico?
Le risposte a queste domande le avremo nei prossimi mesi, una cosa certa
è che le banche sono quasi completamente fuori da tutti questi circuiti.
Con la possibilità di intermediare denaro ed altri tipi di valori, propria
di tutte le banche, sarebbe un peccato che si facessero scappare questa
ghiotta opportunità. Fino ad oggi nessuna banca si è ancora interessata
seriamente a questi veri e propri "lavori virtuali", sembra che tutte
siano in attesa che succeda qualcosa. Parafrasando un famoso libro si
potrebbe dire: "... e le banche stanno a guardare …"
Se la vendita su Internet sembra più un discorso di business to consumer
(B2C), le funzionalità appena elencate rientrano in una nuova categoria,
poco analizzata, che non esiterei a definire il "consumer to business"
(C2B). Ovvero, l'utente finale che diventa imprenditore; che usa la rete
non solo per navigare, ma bensì per guadagnare attraverso una caterva
di business. Alla fine si potrebbe ritrovare con 25mila miglia, 12mila
fagiolini rossi, 3mila coniglietti marrone, cinque carte prepagate e qualche
centinaio di dollari e di yen. Vorrei vedere la faccia del cassiere che
riceve una così variegata distinta di versamento !!
Con un patrimonio simile, frutto di un mese di "lavoro", dovrebbe essere
possibile acquistare una vasta palette di servizi e/o di prodotti, messi
a disposizione anche da aziende che non sanno cos'è un coniglietto marrone.
Il problema è che nessuna azienda sarebbe in grado di accollarsi una quindicina
di diversi tipi di membership attive nei diversi circuiti di pagamento
emergenti. Per una banca potrebbe essere diverso: offrire alle aziende
(non solo propri clienti!) un servizio completo di gestione degli incassi
(dal contrassegno alla carta di credito, dal prestito al consumo al pagamento
con assegni, fino a tutti i sistemi elettronici e/o virtuali di pagamento)
giustificherebbe i costi sostenuti per la preparazione dell'architettura
richiesta. Automaticamente sarebbero disponibili anche dei nuovi servizi
di "cambiovalute" per i privati.
Peccato che nessuno ci abbia ancora pensato …….
miran@pecenik.com
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