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31/08/2000 - BANCHE.IT
C'è ancora spazio per le banche italiane in Internet?
Quali sono le nuove opportunità non ancora sfruttate ?
di Miran Pecenik

Dopo il primo approccio delle banche italiane in rete, contraddistinto dallo slogan "devo esserci anch'io perché ci sono gli altri" e dopo la non facile standardizzazione verso le commodities quali l'home banking, il trading on line e l'e-commerce, stiamo per entrare in una terza fase strategica relativa alle visioni che ogni banca ha del proprio futuro.

Internet non è più vista come un giocattolo (tre d'anni fa fece scalpore la notizia che una banca stava per investire un miliardo in un progetto Web), ma è finalmente considerato un pilastro necessario per qualsiasi discorso di sviluppo futuro. Che poi ci girino intorno telefonini Wap o strani aggeggi UMTS, oppure la Web television o un call center web-based, non ha importanza, il nucleo è e rimane una piattaforma Internet.

Il modo di presentarsi è cambiato notevolmente: dalla grigia pagina testuale del '95 siamo passati ad una pagina più o meno accattivante, molte banche hanno addirittura rivisto i loro loghi (dieci anni fa nessuno si sarebbe sognato di proporre una cosa del genere), altre banche hanno creato (o stanno creando) delle vere e proprie banche virtuali, con nomi più o meno fantasiosi (certamente nuovi per il settore) e con strutture indipendenti. Gli annunci a raffica di quotazioni in Borsa di queste banche immateriali sono diventati ormai una consuetudine, quasi una moda da seguire.

Ma basterà mettere una "e" (o una "i") davanti al nome per decretare il successo di queste nuove iniziative? Basteranno gli investimenti di mille, duemila o seimila miliardi per avviarle e tenerle in piedi ? Oltre ai pragmatici business plan, ci saranno gli spazi per attuarli, con i tanto auspicati ritorni esponenziali ?

Lo scenario che si prospetta per i prossimi due-tre anni è abbastanza complicato e difficile da prevedere. L'aumento costante del popolo della rete e la crescente multimedialità consigliano un approccio multicanale e molte banche (e anche molti fornitori software) si stanno già attrezzando. Non basta però mettere a disposizione l'elenco delle agenzie tramite il PC, il cellulare, la televisione, il call center, nelle agendine o nel navigatore di cui presto saranno dotate le automobili. L'avvicinamento del cliente alla banca dipende anche dalla capacità che la banca ha di risolvere i suoi problemi, senza per questo costringerlo a comprare questo o quel prodotto.

Si parla di portali come della manna caduta dal cielo che aiuterà ad incollare clienti e non davanti alle proprie pagine. Non è tutto oro ciò che luccica. I servizi disinteressati e/o la propria conoscenza messa a disposizione di tutti saranno nel futuro uno dei componenti chiave per la fidelizzazione del cliente. Secondo me anche il portale è diventato una commodity, una cosa che prima o poi tutte le banche dovranno avere, ma non sarà di vitale importanza come oggi si vuol far credere. Servirà certamente per capire gli interessi ed i bisogni del visitatore, certe volte si sconterà anche con i dettami della legge sulla privacy, ma non ce ne accorgeremo. L'importante sarà avere sulla "propria" home page personalizzabile che la banca ci fornirà, tutte quelle informazioni che ci servono, siano esse di natura bancaria (il nostro portafoglio con il grafico degli ultimi mesi o l'estratto conto per categoria di spesa raffrontato con il budget) che di altra natura (comparazioni on line di diversi fornitori per un prodotto che ci interessa oppure la lista delle aziende che cercano personale con un certo tipo di qualifica, ecc.).

Poi c'è il nodo irrisolto dell'e-commerce. Poche banche ci hanno veramente creduto, tanto che si è creato anche in Italia lo spazio per altri operatori in questo business. Da un paio di anni le previsioni di successo vengono man mano spostate di qualche anno in avanti, anche se obiettivamente si è potuto constatare un certo aumento di queste transazioni. Lo standard SET non è decollato, gli stessi manager che l'hanno creato oggi ci dicono di non pensare che la carta di credito sia l'unico strumento di pagamento via Internet. Infatti hanno ragione! Da anni esistono sperimentazioni di valute (o presunte tali) virtuali, di carte prepagate e di baratti virtuali. Un ragazzo qualunque, da casa propria, può guadagnare soldi virtuali compilando questionari, cliccando sui banner o navigando in Internet sponsorizzato. Senza accorgercene, siamo davanti ad un nuovo tipo di messaggio: si potrebbe definirlo "marketing per disoccupati". In questo business, oggi, le banche (e non solo quelle italiane) sono completamente assenti.

Bisogna però sottolineare il fatto che gli approcci descritti in precedenza, possono far paura in quanto non sono ben identificati nelle attuali leggi che regolano il commercio e spesso alcune interpretazioni di esperti vengono poi ribaltate dai giudici. Dovremo attendere ancora qualche anno per ottenere delle cyber-leggi planetarie che tengano conto delle molteplici applicazioni dello strumento Internet.

Comunque il mondo finanziario sta cambiando in fretta e per molti bancari questo è un vero dramma. Ci si trova davanti al quesito se conviene convertire un buon bancario in tecnocrate o viceversa. Effettivamente quello che serve oggi alle banche è un mix di queste due figure da inserire in tutte le agenzie per un colloquio alla pari con la clientela evoluta, presente ormai su tutto il territorio nazionale. Oltre al bisogno di flessibilità tecnologica delle reti interne, dell'ampliamento della banda trasmissiva e di nuove applicazioni (che siano uguali per il cliente e per il suo responsabile in banca) c'è bisogno anche di una costante crescita dal punto di vista culturale delle persone che sono a contatto diretto con i clienti. Chi vuole investire nel Nuovo Mercato o, peggio, nel Nasdaq, deve poter avere dei consigli un pò più articolati del semplice "sono dei titoli di Internet" e basta.

Se in questa minestra tecnologica aggiungiamo anche le numerose fusioni, le partnership internazionali, quelle tecnologiche, le previsioni di successo di questa o quella tecnologia e l'arrivo effettivo dell'Euro, questo articolo potrà sembrare una previsione di Nostradamus. In verità la realtà non è poi così ingarbugliata, basta prendere in considerazione, come diceva Kissinger, un problema alla volta e tentare di risolverlo definitivamente, in prospettiva e molto, molto in fretta: il tempo di Internet corre quattro volte più veloce di quello reale !




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