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31/05/2000 - I DOMINI E IL WEB COPYRIGHT
di Miran Pecenik







Dai primi inizi di Internet (in Italia dal 1993-94) era già possibile acquistare un proprio dominio (per l'Italia il suffisso è ".it"), anche se i costi non erano proprio concorrenziali. All'epoca si doveva pagare più di un milione e mezzo per avere il diritto di usarlo sul proprio server. A quel tempo le banche consideravano Internet niente di più che uno strumento ludico e pochissime lo includevano nel budget. Per cui era d'uso mettere alcune pagine istituzionali presso il proprio provider, che metteva a disposizione della banca una directory. Addirittura la posta elettronica conteneva il nome del provider, proprio per il fatto che nessuna ci credeva in Internet. Per i domini .com poi neanche si parlava : .com voleva dire Usa e basta.

Ogni cosa nuova deve avere il proprio tempo per digerirla e anche per Internet è stato così. Gli utenti aumentavano dai primi 400mila al milione, fino ad arrivare oggi (secondo certe stime molto ottimistiche) a circa nove milioni. Quanti poi saranno gli utilizzatori unici di Internet, nessuno lo sa con precisione. Personalmente posso dire che nei nove milioni di utilizzatori, il sottoscritto è certamente contato per almeno 7 volte. Oltre al numero crescente degli utilizzatori anche il business iniziava a fiorire, dai primi servizi di newsletter finanziarie, a qualche concorso, fino ai primi home banking. Ad un certo punto tutti si sono sentiti preoccupati per il fatto che questi navigatori potrebbero scegliere altre banche proprio per i servizi informatici che iniziavano ad offrire. Oggi tutti gli inseguitori sono considerati "inseguitori veloci". Bisogna imparare in pochi mesi quello che i pionieri hanno imparato in anni, bisogna far ritornare i clienti che hanno scelto altre banche, bisogna iniziare a muoversi in modo coordinato tra i vari uffici ed uscire con novità almeno mensili, per poter affrontare con una discreta possibilità di successo le nuove sfide globali. Per adesso ancora poche banche pensano all'espansione in altri paesi, mentre alcune banche estere, in un modo o nell'altro, hanno già intaccato il nostro mercato.

Se prima non ci pensava nessuno, da un anno è in corso una vera e propria razzia di domini Internet per affermare il proprio marchio, per facilitare il visitatore (cliente e non) a trovare la propria banca il più velocemente possibile. Nella mia ricerca settimanale di nuove banche italiane in Internet, inizialmente era molto difficile, dovevo seguire più liste di diversi provider o addirittura degli elenchi lunghissimi sui motori di ricerca. Oggi basta andare a vedere le liste dei domini registrati al NIC (l'authority che registra i domini .it). Alcuni soggetti, anche privati, hanno iniziato a registrare certi domini a nome di varie banche. Se provate a digitare uno di questi vi troverete davanti a videate che vi offrono l'acquisto del dominio interessato (vedi tabella n.3).

Attualmente non c'è nessuna normativa applicabile ai domini. Certi giudici adeguano la normativa sui marchi, ma non sempre ci riescono. Tanto per fare qualche nome, il gruppo Armani si trova davanti ad un timbrificio omonimo che ha creduto prima nel mezzo Internet, un'azienda di informatica bancaria sta comperando decine di marchi di banche di credito cooperative (per conto delle banche stesse), mentre Niky Grauso sta comprando qualcosa come 500mila domini Internet in tutto il mondo, Italia compresa, per far partire un nuovo progetto "user-friendly" di commercio elettronico. Anche se molti politici e uomini d'affari (se non altro perché ha comprato anche il loro "nomecognome.it") stanno dando delle interviste infuocate, promettendo che lo fermeranno, lo stesso stanno facendo anche molte banche e finanziarie italiane. Tra l'altro la Banca IMI possiede i domini bernabe.it e fbernabe.it …

Nella tabella n.1 si può notare come molti istituti di credito stanno mettendo il loro "copyright virtuale" sui domini che li stanno interessando. Molti altri si sono comprati anche domini internazionali, dai .com e .net fino agli appettibili .nu e .tv (relativi ai domini dei paesi esotici di Niue e Tuvalu). Negli ultimi mesi va molto di moda riservare per usi futuri anche i marchi che le banche offrono come prodotti, siano soltanto i conti correnti o il pacchetto di home banking o il servizio di trading on line. A questa regola non fanno eccezione neanche le cosiddette banche virtuali, emanazioni di banche "reali" italiane (vedi tabella n.2). Nel frattempo il costo dei si è talmente assottigliato che la voce "dominio" può essere inserita nell'economato, tra timbri e carta A4.

Nella progressiva semplificazione sull'acquisto dei domini, purtroppo in Italia siamo rimasti uguali come cinque anni fa. L'unica cosa nuova è che non bisogna più avere la partita Iva per acquistare un dominio. Bisogna però sempre mandare un fax (cosa assolutamente inutile per i domini internazionali) e, nel caso di gestione autonoma del dominio (l'opzione che costa di meno), averlo già installato presso qualche provider. Da poco tempo abbiamo anche una società che può registrare i domini internazionali, anche se il costo non è poi tanto inferiore. Ultimamente ho provato a farlo, ma per due volte non sono riuscito a completare la transazione. Peccato. E' uno dei tanti casi italiani, dove il numero elevato di contatti, non previsti a priori, porta a disfunzioni che incidono poi sul business dell'azienda.

Avere un dominio non basta comunque ad imporre un proprio marchio: bisogna appoggiarsi ad uno studio che registra i marchi (generalmente sono gli stessi che registrano anche i brevetti). Ci sono varie categorie che si possono scegliere per il proprio marchio, generalmente le banche scelgono la categoria bancario-finanziaria e quella dei mezzi di comunicazione che comprende anche Internet. Una volta eseguita, da parte dello studio, una prima verifica sull'inesistenza di marchi simili, il marchio viene trasmesso alle competenti Autorità (Ministero dell'Industria - Ufficio Italiano Brevetti e Marchi), dal quale si riceve, in tempi non proprio brevi (da 24 a 36 mesi) un certificato. Nei primi sei mesi si ha anche la priorità di registrazione del marchio in altri paesi. Con procedure abbastanza semplici si può optare per il marchio Internazionale (48 stati aderenti all'Accordo di Madrid sui marchi internazionali) e/o per il marchio Comunitario e/o, con procedure singole, per gli stati non inclusi nei precedenti, quali p.es. gli Usa ed il Giappone.

Facciamo un caso pratico: registriamo un nuovo servizio bancario che decidiamo di chiamare "Bancar", un conto corrente per gli automobilisti. Per prima cosa controlliamo se esiste qualcosa del genere in Internet. Facciamo un giro su due o tre motori di ricerca internazionali e poi siamo quasi a posto. Quindi verifichiamo che siano disponibili i domini bancar.it, bancar.com, bancar.org e bancar.net . In più, in previsione di una versione del prodotto per la futura televisione digitale internettiana, controlliamo anche bancar.tv . Dopo la registrazione effettiva dei domini, con il nostro studio di fiducia per i marchi, registriamo il nome "Bancar" nelle categorie che comprendono i nostri concorrenti, ovvero le banche ed i mezzi di comunicazione. O subito o entro alcuni mesi, anche dopo il lancio del prodotto, estendiamo il marchio ai paesi comunitari, agli Usa ed al Giappone. Appena a questo punto possiamo dire di aver tutelato il nostro marchio in modo professionale. In caso di copiature siamo a posto da tutti i punti di vista.

L'altra faccia della medaglia è che chi inizia a pensarci oggi, troverà certamente i domini occupati, se non altro quelli internazionali. Si troverà anche davanti ad una fitta schiera di marchi e brevetti col nome, semplice, che aveva scelto. Purtroppo anche in Internet vale il detto di chi "tardi arriva, male alloggia".








Tabella n. 1 - Domini bancari secondari, registrati nei primi due mesi del 2000

Banca Popolare del Trentino 6inbanca.it, borsanet.it, contonet.it, gestioninet.it, iperbanca.it, iperborsa.it, lineclub.it, linecommerce.it, selfbanca.it, selfborsa.it, superbanca.it, superborsa.it, trentobanca.it
Findomestic Banca cartaaura.it, cartamargherita.it, diecidieci,it, ecredit.it, findo.it, findomesticonline.it, findonline.it, osservatoriofindom.it, unodue.it
Banca del Garda creditodelgarda.it, gardabank.it, gardacredit.it, gardacredito.it
Banca Popolare di Bergamo fintrolley.it, lineattiva.it, portanuova.it
Banca IMI bernabe.it, fbernabe.it
Banca di Legnano bidielleweb.it, i-bank.it
Banca Euromobiliare bancaeuro.it
Banca Fideuram fideurambank.it
Banca dell'Umbria 1462 banca24ore.it
Banca di Trento e Bolzano btbonline.it
Banca Antonveneta bybank.it
Banca delle Marche bymarche.it
Bayerische Hypo und Vereinsbank AG fundsweb.it
Veneto Banca vbancaffari.it
Unicredit Banca Mobiliare corporatelab.it


Tabella n. 2 - Domini di banche virtuali

Banca Popolare di Brescia finecobanca.it
Banca Popolare Commercio e Industria onbanca.it
Banca Popolare di Vicenza bancaidea.it
Credito Valtellinese bancaperta.it
Banca di Roma bancamanager.it


Tabella n. 3 - Domini bancari registrati per rivenderli


www.bancabrignone.com
www.bancadelsalento.com
www.bancamarche.com
www.bancaroma.net
www.bancasella.com
www.bipop.com

Banca on line
Credito Cooperativo 05/2000