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EDITORIALE > Articoli 31/03/2000 - NOSTRADAMUS BUG COL SENNO DI POI ... di Miran Pecenik
Ed eccoci qua: dopo aver delineato, un paio di mesi di mesi fa, la tanto decantata banca del 2000, ora ci troviamo "realmente" (corpo e mente) nell'anno 2000. Certamente ci siamo entrati delusi! Delusi, perché tutti attendevano che succedesse chissà che cosa, dai moniti antichi di Nostradamus a quelli più recenti di Gates & Co. Ebbene, non è successo niente proprio niente, o quasi. La grande ruota londinese rimasta ferma, i satelliti spia sfuggiti al controllo e gli inconvenienti nei tribunali italiani non fanno notizia, a molti fanno solo sorridere citando l'ormai liso confronto tra "bug" e "bluff". Ma era veramente un "bluff"? Non ci siamo accorti di aver speso 3.000.000.000.000.000 (in lettere si legge meglio : tre milioni di miliardi) di lire per una bolla di sapone ? Solo la seconda guerra mondiale è costata di più, il costo per l'intervento in Vietnam era di gran lunga inferiore. Ma se per questi due tragici eventi l'investimento era fatto con obiettivi distruttivi, secondo me il Millenium Bug va considerato invece come un'opportunità, un investimento produttivo i cui benefici stanno appena iniziando. Le banche erano pronte da tempo all'evento, anche se nessuna, per scaramanzia, ha minimizzato i possibili inconvenienti. Erano ancora troppi i PC acquistati negli anni '80 che funzionavano ancora come dei terminali dei vari calcolatori e che avrebbero potuto "saltare" alla data errata del primo gennaio (o del primo aprile) del 1980, con conseguenze imprevedibili. Se poteva sembrare facile controllare se un PC era "Y2K compliant" (compatibile con l'anno 2000), molto più difficile era mettere alla prova un'intera struttura, fatta di mainframe, servers, reti interconnesse, concentratori intelligenti di terminali ed una miriade di accessori informatici con qualche microchip integrato. In questo campo l'antidoto era semplice: bastava sostituire le apparecchiature che potevano presentare dei problemi con delle nuove ed tutto era risolto. Più difficile è stato il discorso del software. Alla fine degli anni settanta lavoravo in banca come programmatore e uno dei primi programmi che ho imparato è stato quello della conversione della data dal formato giorno-mese-anno (p.es. 29/12/99) in giorni da inizio secolo (p.es. 36523). Il calcolo era molto semplice, il risultato era un numero di cinque cifre (perciò poteva essere valorizzato fino a centomila) che faceva presagire una validità di questa formula quasi fino all'anno 2200. E invece, intorno al 1990, durante la stipula di un mutuo decennale, il meccanismo si inceppò. Il mutuo d'incanto era diventato una specie di investimento con delle rate che la banca doveva pagare al mutuatario ! E con che interessi ... !! Il cliente ci chiese addirittura se poteva stipularne ancora uno! La modifica da apportare fu minima: se l'anno da prendere in considerazione (si usava sempre l'anno a due cifre) era minore di 50, si aggiungevano i giorni di un secolo (36.525) e diventava automaticamente un anno del ventunesimo secolo. Sicuramente nelle banche che gestivano rapporti a scadenze con termini più lunghi, questo problema è venuto alla luce già molto tempo prima. Siccome non esiste una banca che abbia un software unico ed integrato al 100%, tutti questi problemi si ripartivano su diversi fornitori e/o programmi, in modo da dover mettere in preventivo degli interventi mirati sulle routine (pezzi standard di vari programmi) interessate. In ogni centro elaborazione dati che si rispetti i sospesi si contavano ormai a centinaia e l'abilità del responsabile dei sistemi informativi portava a prendere due piccioni con una fava in modo da inglobare molte migliorie negli interventi per il Millenium Bug (a proposito, perché Millenium ? In un anno di due cifre il problema è il cambio del secolo, non del millennio !!) Una decina di anni fa, in un corso manageriale generico sulla gestione dei sistemi informativi, mi avevano detto che il ciclo di vita dell'hardware era di quattro anni, mentre quello del software si aggirava sul decennio. Ebbene, se il problema del bug era già noto almeno dal 1990, si può supporre che la maggioranza dei software di quegli anni sia stata già sostituita. Nei primi anni '90 anche i dati del PUMA2 (Procedura Matrice Unificata Aziendale, versione 2), da consegnare alla Banca d'Italia, conteneva già il dato dell'anno a quattro cifre, per cui si era dovuto già intervenire su determinati programmi. Anche l'Associazione Bancaria Italiana (ABI) seguiva da tempo le banche con consigli, convegni e manuali su come evitare il problema del baco. Addirittura le banche corrispondenti (per lo più banche estere) mandavano dei questionari da compilare, nei quali elencavano le azioni che avevano già intrapreso e chiedevano delucidazioni su quali intendevamo adottare noi. Negli ultimi cinque anni si è assistito al proliferare di aziende di software che rispondevano alla richiesta di aggiornamenti sempre più urgenti con nuovi rilasci di applicazioni compatibili con l'anno 2000 o con programmi totalmente nuovi, in un'ottica tecnologica innovativa (p.es. usando la tecnica della programmazione ad oggetti) e/o con approcci del tutto nuovi (integrazioni spinte, datawarehouse o addirittura Web-based, in architettura Internet). Il lavoro da consegnare era talmente vasto che le aziende hanno dovuto assumere nuovo personale, giovane e nella maggior parte dei casi da dover formare completamente. Piccole aziende, dalle dimensioni quasi familiari, sono cresciute a dismisura, grazie a qualche commessa del genere (e non solo dal mondo bancario, ma anche dall'industria). Il galoppante successo dell'architettura Internet ha fatto sì che molte di esse hanno completamente riscritto le loro procedure giungendo a soluzioni quasi estreme (p.es. avere l'intera banca su un PC portatile, collegato in tempo reale attraverso un cellulare !). Da queste considerazioni si può facilmente supporre che la maggior parte dell'enorme spesa per il bug non è stata per la sostituzione dei PC con processore 486 con i Pentium, ma è andata piuttosto in una crescita non solo numerica, ma anche culturale, del personale informatico sia bancario che di aziende di software fornitrici. Persino i "vecchi" programmatori padroni del linguaggio COBOL hanno dovuto aggiornarsi, imparando tecniche di programmazione nuove. Detto ciò, riunirei Internet ed il Millenium bug in una cosa unica: il più grande affare informatico della storia. La paura di catastrofi cibernetiche e di una inarrestabile arretratezza nei confronti della concorrenza (diventata ormai globale) sono state le leve che hanno fatto firmare ai consigli di amministrazione (non solo bancari) spese che mai avrebbero approvato. Le ripercussioni positive di questi investimenti sono già tangibili: nuovi posti di lavoro, maggior circolazione del denaro, fino all'arrivo in borsa di grosse società informatiche. E adesso? C'è il pericolo che tutto si sgonfi? Passato il 2000, tutto tornerà come prima? Personalmente credo proprio di no. Dopo ogni terremoto che si "rispetti", ci sono delle scosse di assestamento. Il Millenium bug non è ancora finito. Potrebbe avere ancora dei piccoli colpi di coda verso inizio marzo (il 29/02/2000 è un'eccezione alle regole di determinazione degli anni bisestili), ma potremo definitivamente abbassare la guardia solo dopo la fase annuale del 2000, nel gennaio del prossimo anno. Già in questa fase saranno "ripescati" i progetti relativi all'Euro e alla scomparsa della lira, cosa che avverrà con tre mesi di anticipo sul previsto, il 31 marzo del 2002. Non tutto è stato ancora fatto e messo in produzione. Non è da escludere che presto si inizierà a parlare di un probabile "Euro bug" ... Per quanto riguarda invece Internet, la rivoluzione è appena incominciata. Sono convinto che la maggior parte dei nuovi assunti, anche a tempo determinato, per il Millenium bug, verranno presto dirottati su progetti basati sul Web. Grazie al baco hanno avuta l'opportunità di imparare mestieri nuovi, mestieri che oggi sono tra i più ricercati in Europa. Un recente studio ha evidenziato che nel nostro continente vi sono ben mezzo milione di posti di lavoro tecnologici vacanti. Questo vuol dire che il lavoro ci sarebbe, ma manca il know-how. Le stime per l'Italia si aggirano sui 40 mila posti di lavoro a disposizione! Molti si lamentano come la crescente automatizzazione ed informatizzazione hanno portato al taglio di molti posti di lavoro. E' vero solo parzialmente. Siamo sulla cresta dell'onda di una rivoluzione che avrà benefici solo per chi saprà adattarsi, chi imparerà le nuove regole della net-economy ed i nuovi mestieri che ha portato con sé. Per quanto riguarda le banche, i prossimi obiettivi saranno certamente progetti di integrazione tra il mainframe e il Web (home e corporate banking avanzato, trading on line completo, commercio elettronico in tutte le sue forme, ecc.), ma anche progetti avanzati dei pagamenti via rete, un campo dove le nostre banche sono molto indietro e dove rischiano di lasciare sul campo anche quello che è rimasto dopo le ultime disintermediazioni finanziarie. I nuovi scenari dei prossimi due-tre anni sono già ben delineati: allargamento progressivo ed inarrestabile della velocità di banda su tutti i tipi di collegamenti con conseguente uso di spezzoni audio e video nella vita quotidiana, l'ingresso della tecnologia Internet nelle mura domestiche e nelle automobili e uso di intelligenza artificiale a fini commerciali e di marketing. Solo investendo continuamente in queste tecnologie con partner tecnologicamente validi, le banche possono sperare di mantenere una fetta di mercato sul quale operare. Le banche più proiettate verso il futuro stanno già guardando verso settori nuovi dove poter espandere la loro tecnologia avanzata. Finisco con una domanda che non mi stancherò mai di porre: anche nel 2000, la banca deve fare solo la banca ?
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