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EDITORIALE > Resoconto convegno
Lecce, 23 luglio 2002, Palazzo dei Celestini
"L'informatica nella Pubblica Amministrazione: dal software libero al voto
elettronico"
di Manual
M. Buccarella
Curatore della rubrica "Commercio Elettronico e Trading Online" della community
giuridica virtuale "Netjus" (www.netjus.org), socio ordinario "Aigi" (Associazione
Italiana Giuristi d'Impresa), giornalista pubblicista, Federazione dei Verdi
- Lecce
Il Seminario ha avuto inizio con la presentazione ed introduzione dei
relatori da parte di Gianni Sergi, consigliere
dei Verdi alla Provincia di Lecce, il quale ha illustrato il piano di
formazione e di alfabetizzazione informatica dei pubblici dipendenti,
mettendo altresì in risalto la necessità di procedere alla realizzazione,
in tempi brevi, di una Rete unitaria della Pubblica Amministrazione, in
grado di risolvere i problemi collegati alle lunghe attese determinate
dalla burocrazia. Tale rete, a parere di Sergi, potrebbe costituire un
volano per il Mezzogiorno d'Italia, ancora assai arretrato da un punto
di vista socio-economico ed anche informatico.
Il primo intervento ("E-governement:ovvero le Amministrazioni ed i cittadini")
è stato di Loredana Capone, assessore alla
Provincia di Lecce ai Servizi Informatici, che ha illustrato sinteticamente
il piano di e-governement dell'ente provinciale salentino, che dovrebbe
sensibilmente avvicinare i cittadini alle Amministrazioni, riducendo i
tempi di attesa e rendendo meno formali i rapporti per l'accesso e la
fruizione dei principali documenti amministrativi e dei certificati che
vengono solitamente richiesti dai cittadini alle Pubbliche Amministrazioni,
soprattutto in tema di servizi anagrafici e demografici. E tutto questo
grazie ai collegamenti remoti garantiti dalla rete Internet. La Capone
ha sottolineato, inoltre, come il sito della Provincia di Lecce (www.provincia.le.it)
sia stato recentemente premiato come il settimo miglior sito istituzionale.
L'assessore si è inoltre soffermato sulla differenza tra comunicazione
istituzionale e comunicazione politica, rilevando come spesso, ancora,
i siti delle Amministrazioni locali svolgano un'attività di vetrina e
di propaganda politica in favore delle Amministrazioni in carica piuttosto
che fornire servizi ed informazioni utili e trasparenti ai cittadini.
L'assessore ha parlato anche del Progetto "RISO" (Rete jonico-salentina
per l'Occupazione), con il quale si intendono sfruttare le nuove tecnologie
informatiche per realizzare servizi innovativi rivolti alle imprese ed
ai cittadini. A tale scopo verranno investiti 7,5 M di euro. La Provincia
di Lecce compare quale capofila del progetto.
Manuel M. Buccarella, curatore della rubrica
"Commercio Elettronico e Trading Online" della community giuridica virtuale
"Netjus" (www.netjus.org), Federazione
dei Verdi di Lecce, nella sua relazione ("E-poll:
una soluzione elettronica per la democrazia"), ha messo in luce lo
stato dell'arte del voto elettronico in Italia ed all'estero. Il voto
elettronico non è stato, al momento, oggetto di previsione normativa in
nessun paese al mondo; pertanto lo stesso è in fase di sperimentazione.
Dalla prima esperienza in Arizona nel marzo del 2000 all'ultima alle elezioni
amministrative di Campobasso del maggio del 2002, Buccarella si è soffermato
sulle opportunità come anche sui punti deboli del voto elettronico. In
particolare,il voto digitale semplice, quale sperimentato a Campobasso,
fornirebbe maggiori garanzie sia in tema di privacy che in tema di sicurezza
informatica, rispetto al voto online, che svolgendosi all'interno di una
rete non del tutto sicura ed aperta come Internet, non assicura idonee
garanzie circa la libertà e segretezza della manifestazione di voto. A
Campobasso, in particolare, l'elettore, munito di carta elettorale elettronica,
contenente i principali dati sensibili, ha espresso il voto facendosi
identificare da apposito computer collegato con rete Intranet alla postazione
elettronica del presidente del seggio. L'esperimento di Campobasso rientra
nel "Progetto E-poll" dell'Unione Europea. Secondo tale progetto, le operazioni
di voto si aprono con presentazione da parte dell'elettore di smart card
contenente dati biometrici; la smart card viene fatta passare in un lettore
biometrico, in grado di riconoscere con certezza l'identità dell'elettore,
assicurandosi altresì che la persona che va a votare corrisponda effettivamente
alla persona che si presenti con la smart card. Tale lettore è in dotazione
al pc della cabina elettrorale. Le informazioni (soprattutto biometriche)
contenute nella card non vengono diffuse all'esterno. Dopo il riconoscimento,
il sistema genera una firma digitale anonima accoppiata con la creazione
dinamica delle schede di voto relative alle consultazioni che l'elettore
ha diritto a partecipare e per le quali ha espresso la volontà di partecipare.
Questa firma digitale garantisce la inviolabilità del voto. Il cittadino
esprime il proprio voto in un'area protetta della stazione di voto. Il
voto viene depositato in una urna virtuale dove verrà "spogliato" solo
quando saranno state chiuse le operazioni di voto. Il sistema di votazione
elettronica consente un risparmio per le casse dello Stato (stimato in
media circa 500 milioni di Euro a competizione elettorale), maggiore celerità
e trasparenza nelle operazioni di voto e nella trasmissione delle informazioni
finali al Ministero dell'Interno.
Andrea Lisi, avvocato, vicepresidente di
"Scint" (Centro Studi per l'Internazionalizzazione - www.scint.it),
nell'intervento "E-procurement, firma digitale e protocollo informatico:
le nuove scommesse per la P.A. on line" ha evidenziato come le linee guida
del Governo per lo sviluppo della società dell'informazione recentemente
adottate in seno al Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie (Giugno
2002) confermino l'assoluta priorità riservata alle strategie di informatizzazione
della Pubblica Amministrazione all'interno delle politiche governative.
L'informatica, infatti, non viene più identificata quale semplice strumento
tecnologico di lavoro, ma piuttosto quale volano per la totale ristrutturazione
dell'Amministrazione Pubblica sia nei rapporti locale-centrale sia nei
rapporti con il cittadino e le imprese. La condivisione informatizzata
sia delle procedure sia di tutte le informazioni che riguardano il servizio
pubblico consentirà, a livello interno, una sempre minore discrezionalità
e soggettività dell'azione amministrativa e a livello esterno, una maggiore
trasparenza e conoscenza dei procedimenti amministrativi da parte degli
"utenti/cittadini". In estrema sintesi, l'innovazione della P.A. dovrà
comportare da una parte una totale riorganizzazione interna di tutto l'apparato
procedimentale amministrativo e dall'altra un nuovo approccio del servizio
al cittadino, svolto completamente on line. Lisi ha sottolineato nel proprio
intervento come gli ambiziosi obiettivi dell'azione di governo trovino
ostacolo nella scarsa cultura informatica dei pubblici dipendenti e degli
amministratori, riscontrabile anche con riferimento alla possibile adozione
di sistemi informatici e di software non proprietari, come proposto nel
proprio disegno di legge dal senatore dei Verdi Fiorello
Cortiana. Fornire un servizio on line, ha sottolineato l'avv. Lisi,
concludere contratti di fornitura telematicamente, procedere alla digitalizzazione
dei documenti amministrativi, avviare procedure amministrative semplificate
e standardizzate, utilizzare un protocollo informatico comporta un necessario
ripensamento normativo rispetto a tutte le certezze dogmatiche sedimentate
e stratificate negli anni e basate sulla certezza del "cartaceo". Tutto
ciò diverrebbe più semplice con il definitivo varo della firma digitale,
che garantisce l'equivalenza del documento informatico sottoscritto con
firma digitale alla scrittura privata autenticata da notaio. Firma digitale
che diventa necessaria per quegli atti per la cui giuridica esistenza
ed efficacia la legge richiede la forma scritta.
Davide Diurisi, consulente aziendale, titolare
dello STUDIO ASSOCIATO D&L, segretario di SCiNT (Centro Studi per l'Internazionalizzazione
- www.scint.it), nell'intervento "L'informatizzazione
della P.A. in favore del processo di crescita del territorio e per lo
sviluppo delle attività produttive" ha rilevato come la Pubblica Amministrazione,
tranne rari casi, non sia in grado di fornire servizi efficienti ai cittadini
ed alle imprese tramite il supporto informatico. Diurisi, in particolare,
ha sottolineato come le Amministrazioni Locali del Sud non possano assolutamente
perdere la sfida dell'innovazione tecnologica, che consentirebbe al Mezzogiorno
d'Italia di alleviare le difficoltà connesse alla propria marginalità
geografica ed alla lontananza dai principali centri istituzionali e di
traffici economici e commerciali. Concordando con l'assessore Capone,
il consulente ha rimarcato come compito di un sito web istituzionale sia
quello di rendere comunicazione istituzionale, a vantaggio dei cittadini
e delle imprese, piuttosto che comunicazione politica. In tal senso il
sito di un'Amministrazione dovrebbe ispirarsi a quello di un'azienda evoluta.
Francesco Buffa, magistrato, docente di Informatica
Giuridica presso l'Università degli Studi di Lecce, intervenendo sul tema
"Dall'atto al bit", ha rilevato come sia in corso una trasformazione della
Pubblica Amministrazione, grazie alle novità legislative a più riprese
introdotte, nel senso di una graduale digitalizzazione delle modalità
di accesso alle informazioni ed ancor prima di creazione dei documenti
amministrativi. Buffa, rimarcando come molto dipenda non solo dalle leggi,
ma anche dalla cultura di cittadini ed amministratori, ha concordato in
più punti con quanto sostenuto dall'avv. Lisi, confermando che si rende
necessaria una più completa ed organica riforma normativa che consenta,
con il definitivo varo della firma digitale, alla Pubblica Amministrazione
di poter operare online. Allo stato, infatti, è possibile solo richiedere,
ad esempio dal sito di un Comune, alcuni documenti o certificati,che spesso
l'amministrazione renderà al domicilio, non potendo rilasciare in forma
digitale quei documenti per i quali la legge richieda, a pena di nullità,
particolari forme (quella scritta o addirittura l'atto pubblico). Buffa
ha fatto correttamente notare come possano rendersi online quegli atti
a forma libera, per i quali la legge non richiede alcun vincolo di tipo
formale. Il nuovo quadro sulle firme elettroniche, introdotto da una Direttiva
Ue e recepito dall'ordinamento italiano con il decreto legislativo del
23 gennaio 2002 n. 10 con le sue modifiche all'art. 10 del Dpr 445/2000
sembra aver amplificato i problemi invece di risolverli. In ogni caso,
sino a quando l'utilizzo della firma digitale (o elettronica "leggera"
o "avanzata") non diventerà diffuso e, quindi, sino a quando non emergeranno
le prime problematiche "pratiche" relative al suo uso, si continuerà a
discutere astrattamente.
Fiorello Cortiana, senatore dei Verdi, primo
firmatario del Ddl n.1188 del 2002 "Norme in materia di pluralismo informatico,
sulla adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilita'
dei documenti informatici della Pubblica Amministrazione", illustrando
le motivazioni che hanno portato alla proposta di legge, ha evidenziato
come sia urgente procedere ad una rapida informatizzazione della Pubblica
Amministrazione ed all'introduzione di sistemi e software non proprietari,
a codice sorgente aperto, come il software libero e quello Open Source,
in contrapposizione ed in sostituzione di quelli proprietari (Microsoft
in primis), come tra l'altro previsto dall'art.6 del Ddl. Il software
Open Source ha il vantaggio di essere sicuro (sia perché è praticamente
immune da 'virus', sia perché non ci sono 'segreti informatici' per l'utente),
economico in quanto viene spesso distribuito gratuitamente, e stabile
(come per esempio Linux, il 'software libero' più conosciuto). In base
al DDL presentato su iniziativa dei Verdi, la Pubblica Amministrazione
dovrebbe prediligere il software libero poiché non contiene segreti e
consente l'analisi totale dei programmi rappresentando una garanzia per
il cittadino riguardo al trattamento dei dati personali. Inoltre "il 'software
libero' consente la modificabilità del programma per adattarlo alle proprie
necessità. Questo consentirebbe alle amministrazione di personalizzare
i programmi secondo le proprie esigenze e di correggere rapidamente gli
errori. L'attenzione verso il software libero è crescente in tutto l'ambito
comunitario. In particolare il problema della preferenza da parte delle
pubbliche amministrazioni per esso è già stato affrontato in diversi paesi:
in Francia esiste un'agenzia che ha fra i suoi compiti di incoraggiare
le amministrazioni al ricorso ai programmi liberi, mentre la Gran Bretagna
prevede l'introduzione obbligatoria di software libero nel settore pubblico.
A livello di istituzioni comunitarie, lo sviluppo di software sicuro con
codice liberamente accessibile costituisce un ruolo centrale nell'iniziativa
di e-government della Commissione Europea. Anche in Italia Firenze, Lodi,
la provincia di Pescara hanno approvato delle mozioni per l'adozione del
software libero. Il Comune di Milano, inoltre, si sta attrezzando in tale
direzione.
Il seminario ha avuto come presidente Mauro Pascariello,
presidente provinciale dellea Federazione dei Verdi di Lecce.
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